Il via ad un’interrogazione parlamentare al Consiglio di Stato del deputato PLR Matteo Quadranti quale sostiene che il trasporto aereo internazionale è responsabile del 10% delle emissioni totali di gas serra della Svizzera mentre nell’Unione europea (UE) tale quota ammonta al 3%. Undici paesi europei, tra cui Germania, Italia, Francia e Gran Bretagna, applicano già una (eco)tassa sui biglietti aerei. Il suo importo può variare da 3 a 160 euro a seconda del paese e della destinazione. Il numero di passeggeri è aumentato del 60% tra il 2000 e il 2017.

Una revisione della legge sul CO2 sarebbe necessaria per conformarsi all’Accordo di Parigi sul clima, ratificato dalla Svizzera nell’ottobre 2017 e da oltre 180 Stati. Questo accordo prevede, a lungo termine, di mantenere l’aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2°C rispetto ai livelli preindustriali e di continuare gli sforzi per limitare l’aumento a 1,5°C.L’introduzione in Svizzera di una tassa climatica sui biglietti aerei non ha convinto il Consiglio nazionale ed essa si trova ora in discussione nella Camera dei Cantoni. La camera bassa del Parlamento ha rifiutato di aggiungere questa misura alla legge sul CO2. Nella votazione finale ha respinto il progetto di legge nel suo insieme. Il Consiglio federale voleva ridurre le emissioni di gas a effetto serra al 60% in Svizzera e al 40% all’estero entro il 2030, quote che il Parlamento ha cancellato perché “il clima non ha confini”.Non solo le organizzazioni ambientaliste e i giovani che manifestano, ma anche la popolazione sembra piuttosto aperta all’introduzione di una tassa sui biglietti aerei. In un sondaggio pubblicato a fine 2018, quasi il 70% degli intervistati si è detto favorevole a una tassa speciale sui biglietti aerei compresa tra i 12 e i 50 franchi. Ciò premesso a titolo generale per rammentare l’entità del problema, ritenuto che la Svizzera ha sottoscritto degli accordi internazionali sul clima come altri Stati tra cui l’Italia e che questi andrebbero rispettati e fatti rispettare, benché vi siano votazioni contraddittorie a Berna sulla politica ambientale generale, e preso atto che il clima non ha confini né da una parte né dall’altra, si chiede al Consiglio di Stato:

1. Se sa quantificare quanto inciderà sulla salute dei ticinesi, la chiusura dell’aeroporto di Linate per i prossimi mesi con relativo spostamento di tutti i voli all’aeroporto di Malpensa notoriamente più prossimo a noi? Quale sarà l’aumento di inquinamento da attendersi?

2. Il Governo ticinese nell’ambito magari degli incontri con i rappresentanti della Regione Lombardia ha avuto modo di ottenere informazioni e rassicurazioni sul rispetto della tempistica dei lavori a Linate che è stato chiuso venerdì 26 luglio per la durata si dice di 3 mesi?

3. Se siano immaginabili tramite i contatti transfrontalieri, o via Berna e Roma, delle vie legali per reclamare, tutelare o risarcire il Ticino per l’aggravio della salute dei ticinesi?4. È dato sapere quali siano i passi concreti che sta facendo l’Italia e in particolare le Regioni Lombardia e Piemonte per tutelare il clima a causa del settore dell’aviazione?”