La riforma fiscale accettata ieri dal Gran Consiglio è una riforma che consente di preservare i posti di lavoro in Ticino ed è un segnale verso chi le imposte le paga, il ceto medio e le piccole e medie aziende, e in favore dell’autonomia comunale. Il Ticino propone un primo passo nella riforma fiscale con un intervento moderato in base a quanto deciso sul piano federale con il voto popolare dell’aprile del 2018. Questa proposta di riforma è fondamentale per il futuro del Cantone, perché garantirà maggiore competitività al tessuto economico senza mettere pressione eccessiva sulle finanze pubbliche. La prospettiva di un referendum su questo tema conferma l’irresponsabilità di un certo modo di fare politica in Ticino, soprattutto considerando che al pacchetto fiscale sono legati significativi investimenti nella formazione e nella socialità. Non fare niente o fare troppo poco, sarebbe estremamente negativo per il futuro del Cantone.

I contrari a questa riforma che permetterà al Ticino di allinearsi con la futura media intercantonale nella fiscalità delle aziende, hanno prevedibilmente rispolverato il consunto argomento del “regalo ai ricchi”. In realtà non si tratta di regalare niente a nessuno, quanto piuttosto di lasciare qualche franco in più nelle tasche di chi investe, crea posti di lavoro e punta sull’innovazione. Il PLRT ricorda il semplice ma fondamentale principio che la ricchezza prima di essere distribuita, deve essere creata. Dal 1° gennaio 2020 tutte le società saranno tassate in maniera ordinaria, la riforma risponde alle necessità di tutte le aziende sul territorio con misure necessarie, anche se da alcuni considerate minime, non va infatti dimenticato che anche alle aziende sono stati chiesti contributi per il risanamento delle finanze del Cantone. A quelle forze politiche che sbandierano scenari catastrofici per le casse pubbliche, va poi anche ribadito che in diversi Cantoni che hanno già adottato riforme fiscali simili, il gettito non è diminuito, ma è anzi cresciuto grazie ad un nuovo slancio competitivo.

Ma quale “regalo ai ricchi”!?

A chi parla di regalo ai ricchi, va ricordato che la riforma prevede una riduzione fiscale a favore anche delle persone fisiche, che si concretizzerà con una diminuzione del coefficiente d’imposta cantonale: al 97% dal 2020 e al 96% dal 2024. Uno sconto fiscale che sarà relativo in funzione della forte impostazione sociale delle aliquote fiscali ticinesi, ossia chi ha un basso salario paga poco e una percentuale bassa mentre con l’aumento del salario la percentuale da pagare al fisco cresce rapidamente. Fatto che non impedisce di garantire ulteriori investimenti nella scuola pubblica (17 milioni) e nella socialità (15 milioni), perché è con i compromessi che si fa avanzare il Paese, non con l’ostruzionismo a prescindere. Lasciare reddito e sostanza a chi produce e possiede non significa null’altro che rafforzare le fondamenta di una società che poggia su valori universali come la libertà e la proprietà.

Nuove misure per l’innovazione

Tra i punti più interessanti della riforma, anche le misure volte a favorire l’innovazione. Sfruttando il margine di manovra concesso dalla Confederazione, in Ticino alle aziende saranno concessi degli specifici incentivi fiscali a favore dell’innovazione, nello specifico il cosiddetto patent box – strumento molto apprezzato dalle imprese, nonché la deduzione maggiorata delle attività di ricerca e sviluppo. Sostenere ricerca e sviluppo è una scelta strategica fondamentale, intelligente e lungimirante per poter offrire ai cittadini posti di lavoro e prosperità.

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