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La crisi pandemica covid-19 ci ha posto e ci pone di fronte a quesiti fondamentali e ci interpella profondamente visto che in gioco vi è il bene primordiale della vita. Molti sono stati gli articoli e le riflessioni sul difficile equilibrio tra il richiamo alla responsabilità del singolo cittadino, valore basilare molto caro ai liberali radicali, per un comportamento virtuoso e la necessità di interventi costringenti dello Stato limitanti le libertà fondamentali.

Un virus molto democratico, quasi repubblicano, visto che risponde ai principi di uguaglianza, libertà e fratellanza; infatti colpisce tutti senza distinzione di censo, si sposta facilmente con grande libertà e provoca una grande solidarietà tra gli uomini con momenti di forte vicinanza almeno emotiva tra le persone. Caratteristiche poco in sintonia con la provenienza cinese, che come noto di repubblicano ha ben poco.

Come si pone il pensiero liberale radicale di fronte a contanti quesiti? Quali sono gli appigli utili nella ricerca delle migliori soluzioni e delle buone pratiche? In che modo i nostri valori liberali di base libertà, coesione e progresso trovano declinazione in questo momento difficile?

Senza la presunzione e la possibilità di essere esaustivo, propongo alcune riflessioni forzatamente sospese come il periodo attuale che non consente certezze.

Il nostro Stato e la democrazia liberale svizzera si focalizzano sulla responsabilità del cittadino in un rapporto con le istituzioni di cui lui stesso è parte visto il principio di milizia che ci contraddistingue. Nella cultura politica svizzera non ci può essere lo Stato inteso come parte terza, lo Stato siamo tutti noi e in questo senso ripeto l’adagio che mi è caro di JFK; “non pensare cosa può fare lo Stato per te ma quanto tu puoi fare per lui”.

Non mi dilungo in citazioni prolisse e dotte della dottrina liberale che ben sosterrebbero questo approccio e porterebbero facilmente acqua al mulino liberale radicale. Lascio il compito volentieri ad altri. 

Mi limito a ricordare una riflessione che oggi suona preveggente di Dahrendorf (Libertà attiva, 2003): “dobbiamo avanzare nell’ignoto, nell’incerto, nell’insicuro, impiegando la ragione di cui disponiamo per creare la libertà e la sicurezza”. 

Abbiamo ben apprezzato quanto sia stato prezioso avere istituzioni sane capaci nel corso degli anni di dare senso con scelte politiche rigorose e coerenti alla gestione parsimoniosa delle risorse pubbliche. Approccio che ci ha permesso di affrontare la crisi con finanze sane. La Confederazione in tempi rapidissimi ha liberato oltre 50 miliardi a favore della protezione dei cittadini, delle piccole medie imprese e dell’economia tutta. In Ticino in un mese si è messo a disposizione 1.5 miliardi. Gran parte delle risorse in prestiti rapidissimi, senza inutili lungaggini burocratiche, grazie a un partenariato pubblico privato tra Confederazione e piazza finanziaria. Un meccanismo che dimostra l’efficacia e l’efficienza delle istituzioni svizzere che fondano il proprio agire sulla cultura e i valori liberali. 

Uno Stato che grazie al suo ruolo sussidiario e modesto, diversamente da altri modelli cari alla sinistra, ha saputo e potuto intervenire con vigore nel momento del bisogno dando prova di sensibilità e solidarietà verso chi si trova in difficoltà. 

La crisi sanitaria avrà conseguenze importanti dal punto di vista economico e sociale considerando il blocco prolungato di molte attività economiche con il conseguente annunciato e probabile aumento della disoccupazione e della precarietà per alcuni cittadini. Tuttavia è bene sapere che il nostro sistema paese offre solidi strumenti di aiuto e di sostegno per chi si trova in difficoltà. Aiutiamo le nostre aziende a risalire la china e sosteniamo i lavoratori che subiranno le avversità economiche grazie alla disoccupazione e semmai all’assistenza ma soprattutto grazie a percorsi di riqualifica e riorientamento professionale. 

Siamo consapevoli dell’importanza di sostenere il ceto medio come ricordava Sergio Marchionne in questa colorita riflessione: “siamo di fronte al paradosso di un sistema dove il lavoratore e il consumatore sono la stessa persona: impoverendosi il primo, scompare il secondo. Qualche emiro che compra una Ferrari lo troverò sempre. Ma se il ceto medio finisce in miseria, chi mi comprerà le Panda?”

Infine dobbiamo però sapere che il ruolo dello Stato non può essere infinito e dobbiamo evitare che dalla crisi pandemica si passi a una profonda crisi finanziaria per l’ente pubblico che andrebbe a carico delle future generazioni.

Oggi non siamo nella situazione di poter già archiviare la Covid-19. Ognuno di noi è ancora chiamato ad agire con attenzione e la giusta prudenza nel rispetto delle raccomandazioni degli specialisti di virologia e in epidemiologia. 

L’approccio liberale radicale ci porta però ad agire di anticipo e a riflettere sulle prospettive e sulle modalità di rilancio del paese. La domanda chiave è da dove iniziare e con quali priorità.

L’ufficio presidenziale e il gruppo parlamentare hanno raccolto molte suggestioni e lavorato sui diversi temi raccogliendo numerose suggestioni e proposte. Ci siamo resi conto che la possibile chiave di lettura corrisponde ad un adeguamento e un aggiornamento alle nuove circostanze dell’impostazione del programma del partito approvate dal congresso nel 2017. Formazione e ricerca alla base e economia e lavoro alla sommità rimangono dei punti fermi irrinunciabili per la nostra azione politica. Elementi completati dalle colonne portanti dedicate alla sanità, alla mobilità di beni, di dati e persone, al ruolo dello Stato e al ripensamento delle sue prestazioni, agli investimenti nelle infrastrutture premiando l’innovazione nel rispetto di criteri di sostenibilità.

Chi si riconosce nei valori liberali radicali condivide un approccio basato su solidi valori che ci permetteranno di trovare la via d’uscita anche in tempi difficili come questi: libertà, coesione e progresso sono punti di riferimento irrinunciabili da riscoprire e rinnovare nella convinzione che insieme ce la faremo.

Bixio Caprara, presidente

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