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Negli scorsi giorni il Consiglio di Stato ha confermato la riapertura delle scuole dell’obbligo pubbliche e private dall’11 maggio 2020 mentre il Consiglio federale la riapertura di tutte le attività economiche, compresi bar e ristoranti. Quella del Governo è una decisione in linea con le disposizioni federali, sebbene il resto della Confederazione non abbia fronteggiato le stesse criticità del Ticino, una delle regioni più colpite d’Europa.

La riapertura delle attività e delle scuole, non potrebbe essere altrimenti, prevede il rispetto di norme igieniche e di distanziamento sociale, attenendosi alle indicazioni specifiche sanitarie dell’Ufficio del medico cantonale e dell’Ufficio federale della sanità pubblica. La decisione ha, come prevedibile, scatenato un putiferio mediatico, con le rassicurazioni da parte del Governo sull’incolumità degli studenti. È sotto gli occhi di tutti come le opinioni e gli studi scientifici svolti finora mostrano posizioni spesso discordanti e la comunità medico-scientifica non sa ancora dare risposte univoche sull’infettività dei bambini nonché, più in generale, sulla conoscenza di questo virus.

Dopo settimane di chiusura pressoché totale delle attività, come detto il Consiglio federale e il Governo ticinese hanno allentato le misure in modo repentino, addirittura anticipando la ripresa di servizi che in base alla road map della Task force federale avrebbero dovuto attendere ancora alcune settimane. Pur dando fiducia alle autorità, alcune domande risultano doverose, soprattutto in considerazione del principio di prudenza che, alla luce di una situazione così incerta, sarebbe preferibile tenere ben presente. Per inquadrare la vulnerabilità delle opinioni, occorre forse ricordare il recente passato, ad esempio quando da Bellinzona si spiegava a mezzo stampa a tutti i ticinesi come fosse più facile incontrare miss mondo al carnevale che un contagiato di Coronavirus. Di miss mondo nessuna traccia, per il resto sappiamo come è andata a finire. Quindi qualche interrogativo sulla strategia scelta e sull’efficacia delle misure di prevenzione sembra lecito, visto che in Ticino è addirittura già stato diagnosticato il primo caso di sindrome di Kawasaki, pericolosa malattia che colpisce i bambini.

Per questo motivo, a nome del Gruppo popolare democratico, si chiede al Consiglio di Stato:

  1. Quali soluzioni di insegnamento sono state previste per gli allievi considerati a rischio o per quei ragazzi che vivono con persone per le quali contrarre il virus potrebbe rappresentare un pericolo?
  2. Per quale ragione si aprono negozi, scuole e ristoranti, ma poi non si ritiene opportuno e possibile organizzare degli esami di maturità, neppure quelli orali?
  3. È stato considerato il possibile impatto dell’infettività dei bambini positivi sui genitori e gli altri membri del nucleo famigliare? (Ricordiamo che questi ultimi non potranno mantenere le distanze in casa né utilizzare giorno e notte le mascherine).
  4. Vi sono stati Comuni che hanno presentato serie difficoltà nell’applicare tutte le disposizioni cantonali? E se sì, il Governo per questi casi può fornire alle famiglie la garanzia di una sicurezza dal profilo sanitario e di un’equità di trattamento nei confronti degli altri allievi ticinesi?
  5. Quali elementi scientifici hanno a disposizione le autorità per garantire che le scuole non saranno focolai di Covid-19 con il rischio, inoltre, di favorire l’aumento dei casi della sindrome di Kawasaki?
  6. Le disposizioni sanitarie scolastiche e le valutazioni fatte prevedono anche misure – indirizzate anche alle famiglie – volte a riconoscere in tempo i sintomi della sindrome di Kawasaki?
  7. Nel caso in cui si dovesse constatare un contagio presso una sede scolastica, sia da parte di un allievo che di un docente, quali saranno le immediate misure sanitarie e di comunicazione alle famiglie previste?
  8. Il Governo è pronto ad assumersi la responsabilità dell’eventuale nuovo aumento dei contagi in particolare da parte dei bambini, ma anche dei docenti e dei loro genitori?

Per il Gruppo PPD+GG

Nadia Ghisolfi