I dati concernenti le misure d’assistenza sociale continueranno a essere considerati informazioni degne di particolare protezione. Lo ha deciso il Consiglio nazionale nel discutere la revisione totale della legge sulla protezione dei dati (LPD). Le discussioni continueranno domani.

La proposta era stata formulata dalla commissione preparatoria. “Potrebbe essere nell’interesse delle parti contrattuali, o anche del pubblico, sapere se una persona riceve prestazioni dell’aiuto sociale”, ha affermato la sua relatrice Valérie Piller Carrard (PS/FR).

La consigliera federale Karin Keller-Sutter non ha invece esitato a definire “problematica” tale proposta che, se accettata, comporterebbe un indebolimento della normativa vigente in materia di protezione dei dati. Se approvata avrebbe inoltre spinto la sinistra a bocciare il testo nel voto d’insieme, mettendo a rischio l’intera riforma (anche l’UDC è infatti contraria, ma per ragioni opposte).

Dal 1993 le informazioni sulle misure di assistenza sociale sono considerate come sensibili, ha ricordato la consigliera federale. Dal punto di vista della protezione dei dati la situazione non è però cambiata negli ultimi 25 anni, ha aggiunto la ministra di giustizia e polizia convincendo il plenum (con 126 voti contro 67).

Keller-Sutter non è invece riuscita a convincere il plenum nel dichiarare sensibili i dati e le opinioni sindacali. La maggioranza ha ritenuto tale precisazione superflua poiché ricade già nella protezione delle informazioni politiche.

Nel discutere di come i cittadini devono dare il proprio consenso per l’utilizzo dei dati, la camera ha deciso che l’accordo deve essere esplicito per i dati sensibili, ma non per le profilazioni (ossia la valutazione di determinate caratteristiche di una persona sulla base di dati trattati automaticamente).

In questo modo si indebolisce l’attuale livello di protezione dei dati, ha fatto notare Keller-Sutter sostenendo una proposta di compromesso di Balthasar Glättli (Verdi/ZH). Il consenso non sarebbe richiesto per ogni singola “profilazione”, ma per quelle con un elevato rischio per la persona coinvolta, in particolare quando ci sono dati provenienti da diversi fonti. In molti hanno ammesso che spetterà al Consiglio degli Stati rielaborare questo articolo di legge.

La Camera del popolo deve ancora esprimersi – lo farà come detto domani – su altri punti importanti della legge, come il modo d’elezione dell’Incaricato della protezione dei dati e della trasparenza (“Mister dati”). Questi in futuro dovrebbe essere nominato direttamente dall’Assemblea federale, in modo da garantire una maggiore indipendenza. Attualmente è previsto che questo compito spetti al Governo, con approvazione da parte delle Camere.

Stamattina, prima di iniziare la discussione di dettaglio, la camera è stata chiamata ad esprimersi su una proposta di rinvio al Consiglio federale formulata dall’UDC che voleva alleviare l’onere che pesa sulle imprese. Ridondando che il disegno di legge supera le 250 pagine, Jean-Luc Addor (UDC/VS) ha definito la nuova LPD “un mostro burocratico”.

Inizialmente anche la sinistra aveva depositato una proposta di rinvio (in commissione). Oltre alla compatibilità europea, lo schieramento rosso-verde chiedeva di non indebolire il livello di protezione dei dati rispetto alla legge in vigore. Tale proposta è poi stata ritirata, ciò non significa però che PS e Verdi approveranno il progetto al termine della discussione di dettaglio. “C’è poi anche il rischio di referendum”, ha ricordato Cédric Wermuth (PS/AG).

Per Plr e PPD la legge è invece necessaria e urgente. La legislazione attuale risale al 1992, ossia prima dell’apparizione di internet, ha ricordato la relatrice commissionale Valérie Piller Carrard (PS/FR). Introducendo standard elevati di protezione riconosciuti a livello internazionale si potrà mantenere e rafforzare la competitività della Svizzera, ha aggiunto la friburghese.