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Alla luce dei rischi globali il FMI approva la politica lungimirante della Svizzera

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Dal 23 marzo al 6 aprile 2022 una delegazione del Fondo monetario internazionale (FMI) ha condotto l’esame annuale della Svizzera, constatando che nel 2021 l’economia svizzera si è ampiamente ripresa dalla crisi pandemica. Anche per il 2022 prevede una crescita superiore alla media, quantificata al 2,2 per cento. Le incertezze sono tuttavia elevate e richiedono una politica lungimirante in grado di reagire adeguatamente ai rischi di carenza energetica, instabilità dei prezzi o nuove ondate di pandemia. Nel contempo, la politica deve affrontare le sfide demografiche e climatiche a lungo termine.

Il monitoraggio regolare della situazione economica e finanziaria dei suoi Stati membri nel quadro della cosiddetta «consultazione ai sensi dell’articolo IV» costituisce un elemento centrale dell’attività di vigilanza del FMI sulla politica economica. Nell’ambito dell’ultimo esame della Svizzera, il FMI trae conclusioni positive sulle misure adottate dalle autorità per prevenire danni economici duraturi a seguito della crisi causata dalla pandemia di COVID-19. La politica monetaria e l’importante sostegno da parte delle amministrazioni pubbliche hanno favorito la rapida ripresa economica. Secondo il FMI, la guerra in Ucraina potrebbe frenare l’attività economica. In questo contesto giocano un ruolo decisivo soprattutto fattori indiretti come i prezzi dell’energia, le interruzioni nelle catene di approvvigionamento e la crescita globale contenuta.

La Svizzera deve continuare a sfruttare il proprio margine di manovra finanziario, senza abbandonare il rigore richiesto dal freno all’indebitamento. Questo strumento è garante di finanze pubbliche sane e ha offerto la flessibilità necessaria ad affrontare la crisi causata dalla pandemia di COVID-19. Il FMI ritiene ponderata la proposta del Consiglio federale di ammortizzare le elevate uscite straordinarie su un arco di tempo di 12 anni, anziché 6, e menziona anche le numerose sfide e i rischi cui le finanze federali dovranno far fronte a medio termine e che richiedono una politica finanziaria prudente e una pianificazione strategica di medio periodo. Nel contesto della riforma dell’imposizione delle imprese auspicata dall’OCSE, il FMI raccomanda misure volte a rafforzare l’attrattiva della piazza economica svizzera, con il coinvolgimento tempestivo dei Cantoni.

Il tasso d’inflazione del 2,5 per cento previsto dal FMI per il 2022 riflette la pressione sui prezzi delle materie prime e dei prodotti energetici così come l’aumento dei prezzi delle importazioni. L’apprezzamento del franco contribuisce a frenare la spinta inflazionistica a livello nazionale. Anche la pressione al rialzo sui salari appare limitata. Cionostante, secondo il FMI il rischio di inflazione potrebbe aumentare. La Banca nazionale svizzera deve pertanto continuare a monitorare l’andamento dell’inflazione e sottoporre a verifica continua i propri strumenti le opzioni di cui dispone per normalizzare la politica monetaria.

Durante la crisi la dotazione di capitale delle banche si è rivelata adeguata. La forte crescita dei prezzi e dei crediti nel settore immobiliare ha esposto a maggiori rischi soprattutto le banche svizzere. Un rapido rialzo dei tassi d’interesse potrebbe generare una correzione dei prezzi in questo settore. Il FMI approva la riattivazione del cuscinetto anticiclico di capitale quale misura volta a rafforzare la resilienza delle banche, ma ritiene opportuno considerare ulteriori strumenti per ridurre i rischi finanziari sistemici sul mercato immobiliare.

Il monitoraggio delle grandi banche è efficace e viene ottimizzato su base continua. Il FMI ritiene necessario intervenire ulteriormente nell’ambito della governance e della gestione dei rischi. Accoglie positivamente la proposta del Consiglio federale di introdurre uno strumento che permetta di erogare liquidità supplementare nell’ambito di un risanamento («public liquidity backstop»).

Il FMI reputa le previste riforme dell’AVS e del secondo pilastro ulteriori priorità politiche. Queste permetteranno di garantire il finanziamento degli istituti di previdenza nel prossimo decennio, ma probabilmente non saranno sufficienti sul lungo termine. Nei rapporti con l’UE, il FMI vede un interesse a stabilizzare i rapporti bilaterali. Infine, apprezza gli sforzi compiuti dalla Svizzera nel raggiungimento dei propri obiettivi di riduzione delle emissioni di CO2 e nel garantire l’approvvigionamento energetico.

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