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Conclusa la consultazione sul controprogetto indiretto all’iniziativa sulla trasparenza da essa elaborato, la Commissione delle istituzioni politiche (CIP) del Consiglio degli Stati ha deciso di sottoporlo alla propria Camera in vista del suo trattamento nella sessione invernale.

Dal 7 maggio al 28 agosto 2019, la Commissione ha svolto una consultazione sulle modifiche da essa elaborate concernenti la legge federale sui diritti politici (19.400 Iv. Pa. Più trasparenza nel finanziamento della politica). Il progetto ha suscitato reazioni diverse: 26 partecipanti si sono espressi generalmente in modo positivo, mentre 18 partecipanti si sono espressi contro il progetto. Sono pervenute osservazioni positive da 14 Cantoni, 5 partiti (PBD, PEV, Verdi, PVL e PS) e da altri 7 partecipanti. 10 Cantoni, 3 partiti (PPD, PLR e UDC) e altri 5 partecipanti hanno invece espresso opinioni negative. I pareri contengono proposte sui singoli punti del progetto, la maggior parte delle quali vanno in direzioni diverse: ad esempio, circa la metà dei partecipanti alla consultazione ritiene che i limiti stabiliti per l’indicazione delle relazioni d’interesse sia corretto, mentre l’altra metà li considera troppo elevati. In questo contesto, la Commissione si è limitata ad apportare alcune precisazioni al progetto e le ha adottate con 8 voti contro 2 e 2 astensioni all’attenzione del Consiglio. Secondo il progetto, i partiti politici rappresentati in seno all’Assemblea federale dovranno dichiarare una volta all’anno le loro entrate nonché le liberalità superiori a 25 000 franchi per donatore e per anno. Inoltre, contributi dello stesso importo devono essere resi noti anche per le campagne elettorali e di voto, nonché per la raccolta di firme per iniziative popolari e referendum. Chiunque conduca simili campagne o raccolga firme e spenda più di 250 000 franchi sottostà all’obbligo di dichiarazione. Una minoranza della Commissione è favorevole a limiti più bassi, come richiesto anche da numerosi partecipanti alla consultazione. Nel quadro della consultazione sono stati espressi pareri diversi anche circa l’obbligo di trasparenza a posteriori per i membri del Consiglio degli Stati. La Commissione ha infine deciso con 6 voti contro 4 e 1 astensione di non prevedere un simile obbligo per i membri del Consiglio degli Stati. Malgrado il fatto che il divieto delle donazioni dall’estero sia stato controverso durante la procedura di consultazione, la Commissione lo ha lasciato nel progetto, includendo così anche la richiesta formulata in un’iniziativa parlamentare del consigliere agli Stati Jean-René Fournier (18.423 Iv. Pa. Nessuna ingerenza straniera nella politica svizzera!). Una minoranza della Commissione è contraria al progetto, poiché ritiene che questo contribuirà poco alla trasparenza e comporterà invece grandi difficoltà di attuazione. La Commissione ritiene che tali norme di trasparenza siano utili a livello legislativo, ma si oppone a sovraccaricare la Costituzione con regole dettagliate in tale ambito. Con 8 voti contro 4, essa raccomanda quindi la reiezione dell’iniziativa popolare «Per più trasparenza nel finanziamento della politica (Iniziativa sulla trasparenza)» (18.070) presentata il 10 ottobre 2017. Il rapporto sui risultati della consultazione Cambio formato nonché il rapporto sul progetto di legge Cambio formato all’attenzione del Consiglio sono da subito consultabili.

ANCHE LA COMMISSIONE DEL CONSIGLIO DEGLI STATI CONTRO L’INIZIATIVA PER LA LIMITAZIONE

Dopo che il Consiglio nazionale si era pronunciato contro l’iniziativa popolare «Per un’immigrazione moderata (Iniziativa per la limitazione)» (19.026) nell’ultima sessione autunnale con 123 voti contro 63 e 3 astensioni, anche la Commissione del Consiglio degli Stati si è espressa a favore di una raccomandazione di voto negativo con 11 voti contro 2. La Commissione è convinta che la libera circolazione delle persone consenta ai datori di lavoro di assumere professionisti in modo rapido, flessibile e senza oneri amministrativi nell’area UE/AELS. La Commissione rileva inoltre che negli ultimi anni l’immigrazione dall’UE è diminuita. Reputa inoltre importante promuovere il potenziale di manodopera disponibile nel Paese, soprattutto tra i lavoratori più anziani. Accettando l’abolizione degli Accordi bilaterali I, l’iniziativa mette in discussione l’approccio bilaterale con l’UE nel suo complesso. Una minoranza della Commissione è del parere che la Svizzera dovrebbe regolare l’immigrazione in modo indipendente. Già prima della conclusione dell’Accordo sulla libera circolazione delle persone con l’UE, i datori di lavoro svizzeri avevano potuto assumere all’estero gli specialisti necessari.

LO STATUTO DI PERSONE BISOGNOSE DI PROTEZIONE DEVE ESSERE ADEGUATO

Con 6 voti contro 3 e 1 astensione la Commissione ha adottato all’attenzione dell’Assemblea federale il suo progetto sull’adeguamento dello statuto di persone bisognose di protezione, sottoposto a consultazione nella prima metà del 2019 (16.403 s Parità di trattamento in materia di ricongiungimento familiare per le persone bisognose di protezione e le persone ammesse provvisoriamente). Come per le persone ammesse provvisoriamente, alle persone bisognose di protezione va imposto nella legge sull’asilo un periodo d’attesa di tre anni per il ricongiungimento familiare. Inoltre, per queste ultime devono valere gli stessi requisiti di integrazione e di alloggio applicabili alle persone ammesse provvisoriamente. La proposta di modifica della legge è volta a migliorare le premesse per garantire la protezione provvisoria ai profughi di guerra che nell’immediato non hanno prospettive di poter tornare a casa, senza tuttavia oberare il sistema svizzero in materia di asilo con numerose procedure di asilo individuali.
Una minoranza della Commissione respinge il progetto perché ritiene inutile regolamentare uno statuto che non è mai stato applicato prima.
Il progetto di legge della CIP con il rapporto esplicativo nonché il rapporto sui risultati della procedura di consultazione saranno pubblicati verosimilmente il 29 ottobre 2019.

INIZIO DELLE DELIBERAZIONI SULLA LEGGE SULLA PROTEZIONE DEI DATI

La Commissione ha avviato le deliberazioni sulla revisione totale della legge sulla protezione dei dati (LPD; 17.059) e ha deciso all’unanimità di entrare in materia. Poiché ritiene importante creare quanto prima la certezza giuridica per quanto riguarda l’equivalenza con la normativa UE, la Commissione considera la LPD come una priorità in questo trimestre e ha programmato un’ulteriore seduta a tal fine.
 
La Commissione si è riunita a Baden il 24 e il 25 ottobre 2019 sotto la presidenza della consigliera agli Stati Pascale Bruderer Wyss (S/AG).