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Rapporto del Consiglio federale sulle attività svolte dalla Svizzera nel settore della politica migratoria estera 2021

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Anche nel 2021 la politica migratoria estera svizzera è stata contraddistinta dalla pandemia di COVID-19. Ciononostante è stato possibile conseguire progressi a diversi livelli, ad esempio nell’ambito della cooperazione bilaterale, del rimpatrio di richiedenti l’asilo respinti e del programma svizzero di reinsediamento. È quanto emerge dal rapporto annuale sulla politica migratoria estera della Svizzera, adottato dal Consiglio federale il 6 aprile 2022.

Il 2021 è stato caratterizzato in particolare dal rovesciamento di regime da parte dei talebani in Afghanistan, anche se non si sono verificati importanti movimenti migratori. Oltre alla pronta evacuazione e ammissione di circa 400 persone direttamente minacciate provenienti dall’Afghanistan, in primo piano vi è dunque stato il potenziamento sostanziale dell’impegno umanitario nel Paese e negli Stati limitrofi Pakistan e Iran. A tal fine la Svizzera ha sostenuto gli sforzi coordinati dell’Unione europea (UE) e delle Nazioni Unite.

Dopo una contrazione nell’anno precedente, il numero delle domande d’asilo presentate in Svizzera ha raggiunto il livello prepandemico. Il principale Paese di provenienza è stato l’Afghanistan, con 3000 domande, anche se la maggior di questi richiedenti l’asilo aveva già lasciato la patria prima del rovesciamento di regime. Al contempo, malgrado le persistenti restrizioni dovute alla pandemia, nel 2021 i rimpatri di persone del settore dell’asilo e degli stranieri sono aumentati di circa il 20 per cento rispetto all’anno precedente.

Nel febbraio 2021 il Dipartimento federale di giustizia e polizia (DFGP), il Dipartimento federale degli affari esteri (DFAE) e il Dipartimento federale dell’economia, della formazione e della ricerca (DEFR) hanno sottoscritto un accordo di collaborazione per il periodo 2021 – 2024. Il DEFR vi partecipa per la prima volta. L’accordo ha lo scopo di mettere maggiormente a frutto le sinergie tra la politica in materia di migrazione, la politica estera e la cooperazione internazionale allo sviluppo.

La politica migratoria estera svizzera in Europa

Per quanto riguarda il contesto europeo, il rapporto si concentra sullo sblocco del secondo contributo svizzero a una selezione di progetti di sviluppo dell’UE, sulla strumentalizzazione politica dei migranti, in particolare presso i confini della Bielorussia, e in generale sugli sviluppi nel settore Schengen e Dublino. Nel 2021 la Svizzera ha partecipato attivamente al gruppo di lavoro per l’esame delle accuse di «push back» mosse nei confronti di Frontex e al contempo si è adoperata in seno al consiglio d’amministrazione dell’Agenzia a favore di un rafforzamento della tutela dei diritti fondamentali in tutti gli interventi. Ha inoltre promosso una riforma del settore dell’asilo e della migrazione europeo con l’obiettivo di creare un sistema migratorio resiliente. La necessità di una tale riforma è emersa in particolare anche nel quadro della crisi insorta ai confini della Bielorussia.

Cooperazione internazionale in materia di migrazione

Al di fuori dell’Europa è stato possibile, malgrado le difficili condizioni dovute alla pandemia di COVID-19, potenziare la cooperazione bilaterale in materia di migrazione, ad esempio mediante un accordo tra la Svizzera e il Gambia. Nel Corno d’Africa il nostro Paese si è adoperato a favore del rafforzamento della coesione sociale e dell’integrazione dei rifugiati. Sono inoltre state potenziate le misure di soccorso d’emergenza nel quadro del conflitto in Etiopia, in particolare nella regione del Tigray. Dopo le difficoltà operative durante il primo anno di pandemia, il programma svizzero di reinsediamento è stato ottimizzato e le procedure di selezione hanno potuto proseguire grazie alle interviste video. Missioni di selezione hanno avuto luogo in Libano, Egitto e Turchia. Dati gli sviluppi in Afghanistan, in occasione dell’ammissione dalla Turchia nel quadro del programma di reinsediamento (1050 persone nel 2021) sono stati considerati maggiormente i rifugiati afghani, tra cui principalmente le donne e i bambini.

A livello multilaterale è stato possibile rafforzare la collaborazione con importanti partner e organizzazioni internazionali. Insieme all’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati (ACNUR) la Svizzera ha ad esempio assunto la direzione del High-Level Officials Meeting (HLOM), tenutosi il 14 e 15 dicembre 2021 a Ginevra.

Le sfide per il 2022

Con la guerra in Ucraina, dal febbraio 2022 la situazione migratoria in Europa si è modificata radicalmente. La priorità è garantire la protezione delle persone in fuga dall’Ucraina. In questo ambito la Svizzera si coordina strettamente con l’UE. A ciò si aggiungono le sfide e le conseguenze della pandemia di COVID-19 nonché la migrazione e le migrazioni forzate dai numerosi focolai di crisi e di conflitto nel Vicino e Medio Oriente e nel continente africano. L’eventuale aumento delle domande d’asilo dipenderà, oltre che da diversi fattori politici, anche fortemente dalla situazione umanitaria nei Paesi e nelle regioni in questione. La concessione dello statuto di protezione collettiva S alle persone in fuga dall’Ucraina dovrà anche servire a mantenere al minimo il sovraccarico delle strutture dell’asilo al fine di poter gestire un eventuale aumento delle domande.

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