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La fibrosi polmonare potrebbe essere riacutizzata con il vaccino

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La malattia si chiama tecnicamente fibrosi polmonare idiopatica ed è identificata dalla sigla IPF. Si tratta di una patologia rara che colpisce prevalentemente le persone intorno a 65 anni. I polmoni dei pazienti affetti da questo gravissimo disturbo si riempiono di un tessuto di tipo fibroso, lasciando letteralmente senza fiato fino ad arrivare all’insufficienza respiratoria. Sono stati sperimentati e approvati alcuni farmaci che rallentano la progressione ma fino a pochi anni fa l’unica contromisura era il trapianto.

Il Gemelli di Roma ha recentemente pubblicato uno studio su “American Journal of Respiratory and Critical Care Medicine” che mette in relazione il vaccino anti-Covid con il riacutizzarsi di questa pericolosa malattia. Nello specifico è stato stabilito un nesso temporale tra l’avvenuta somministrazione del vaccino e specifici episodi gravi. Alcuni soggetti in osservazione con la fibrosi polmonare hanno mostrato segni di riacutizzazione nei 3-5 giorni successivi all’inoculazione. Gli esperti, prima di lanciare allarmi e prendendo la notizia con le dovute precauzioni scientifiche, invitano caldamente a tenere controllata la circostanza. Non ci sono, al momento, indicazioni che impongono di sconsigliare la vaccinazione, che invece rimane raccomandata anche per gli individui fragili, proprio dopo un’analisi approfondita del bilanciamento tra rischi e benefici.

Il Dottor Luca Richeldi,a capo del reparto di Pneumologia del policlinico, nonché ordinario all’Università Cattolica a Roma, ha spiegato nel dettaglio la situazione. L’aggravamento delle condizioni cliniche dei pazienti con fibrosi si presenta per motivazioni infettive o per effetto della trombo-embolia. La mortalità è molto elevata e raggiunge quote dell’80%, con un peggioramento assai rapido che porta al decesso nel giro di poche settimane. Le terapie con corticosteroidi a dosi elevate non si sono rivelate efficaci, perciò è stato necessario avvisare tutti i pazienti, suggerendo di rivolgersi subito al medico curante e al pronto soccorso in caso di problematiche di questa natura.

Su un campione di 10 pazienti 4 presentavano un chiaro rapporto temporale con l’avvenuta vaccinazione con mRNA anti-Covid (3-5 giorni). Da questa considerazione statistica derivano le legittime preoccupazioni degli esperti, in attesa di fare maggiore chiarezza sul principio di causa-effetto.

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