Quando l’effetto Covid19 si sarà stabilizzato e qualche gruppo politico in Parlamento eventualmente avanzerà la proposta di istaurare una Commissione parlamentare d’inchiesta (CPI) per poter approfondire maggiormente il periodo della fase più acuta e meste di quest’anno, potrei schierarmi a favore e sostenerla. D’altronde anche a Berna si stanno ponendo diverse domande sulla gestione pandemica, mentre da noi stanno emergendo discussioni in merito alle case di riposo anche da parte di coloro che ci lavorano.

Le ragioni che elencherò di seguito, ma che sia chiaro sin dalle prime righe, che non sia un esercizio alibi e nemmeno una battuta di caccia ai pipistrelli. La mia intenzione favorevole non sarà di certo esclusivamente per un determinato e unico settore d’indagine. L’esercizio se lo si vuol fare bene dovrà piuttosto concentrarsi su tutti gli aspetti, tra cui non solo il settore sanitario ma anche quello organizzativo e di condotta in caso di crisi da parte del Governo, al sistema informativo (media) adottato e a quello riguardante gli approvvigionamenti del materiale di prima necessità medica.

In coerenza alle prime settimane di pandemia, (dal 21 febbraio) mi son sempre chiesto e scritto pubblicamente se l’intero sistema/apparato adottato fosse in equilibrio e confacente alla situazione straordinaria che nessuno di noi dal dopo guerra avesse mai vissuto. Sottolineo che queste mie riflessioni sono puramente personali e non coinvolgono il mio gruppo parlamentare o il mio partito. Detto questo, a mio giudizio questa possibilità di istaurare una CPI, avrà uno scopo più preparatorio per una (speriamo di no) ipotetica crisi futura.

Sappiamo che esiste un Piano Operativo Sanitario, Logistico e di Continuità del Cantone Ticino in caso di pandemia d’influenza, quest’ultimo però datato 14 dicembre 2007. Ho avuto la possibilità di poterlo leggere e mi ha convinto che solo un’analisi completa e dettagliata di tutte le fasi e di tutti i settori coinvolti con Covid19, possa aiutare concretamente a sviluppare un nuovo manuale aggiornato, documentato e pronto in caso di necessità.

Posso qui dire che il nostro Governo e coloro che hanno diretto la fase acuta, abbiano fatto un discreto-buon lavoro ma non basta, pur concedendo loro sicuramente il fattore ” battesimo del fuoco”, resta ancora molto da analizzare e migliorare.

Troppi sacrifici umani, sociali, sanitari ed economici purtroppo non permettono di semplicemente confezionare un nuovo documento nei prossimi mesi o anni in base a sole statistiche raccolte qua e là o disposizioni pervenute da Berna e poi applicate in Ticino.

Questo nuovo Piano Operativo Sanitario riguardante le pandemie, per essere all’avanguardia, necessita di documentazione comprovata con direttive prese a tutti i livelli, funzionalità operative di comando e di condotta, materiali necessari sensibili, ripensamento al settore sanitario inerente gli operatori in prima linea e la loro formazione, cooperazione pubblico e privato fino alle disponibilità logistiche ospedaliere. (posti letto e macchinari specifici materiale personale di primo intervento)

Una revisione, il futuro Piano Operativo, che coinvolgerà non solo funzionari pubblici ma dovrà essere allargato a più esperti di ogni settore (compresa la filiera alimentare) che si sono trovati confrontati con questa pandemia.

Però per avere tutte le informazioni qualcuno dovrà poter andare nel dettaglio, anche perché in causa vi sono anche le responsabilità politiche adottate.  Dovranno emergere nel dettaglio tutto quanto è stato fatto da gennaio 2020 (le prime notizie dalla Cina e i primi rapporti al Governo) fino al cessate il fuoco. Cosa meglio di un’indagine approfondita nei meandri di tutta la macchina messa in moto a febbraio? Da questo punto di vista parrebbe che una CPI possa aiutare a far emergere tutto quanto è stato fatto bene e meno bene. Specie nelle retrovie del Cantone Ticino politico, amministrativo e sanitario. Dopo tutto l’art 39 della legge sul Gran Consiglio permette la facoltà d’indagine e cita: “Allorché eventi di grande portata istituzionale nel Cantone richiedano uno speciale chiarimento (..)” I presupposti ci sarebbero.

Servono tutti i pareri interni ed esterni all’amministrazione cantonale. Molte volte abbiamo intuito opinioni e concetti differenti tra esperti.

Questa CPI potrà, a 360 gradi, raccogliere tante di quelle informazioni che andrebbero sicuramente ad arricchire l’esperienza di tutti e creare un piano operativo per il futuro, evitando di trovarci ancora una volta impreparati o di sottovalutare il pericolo, come in parte a febbraio è capitato sia da noi che nella Berna federale.

Quindi a queste condizioni e con queste finalità preventive e didattiche che servirebbero per il futuro, voterei SI per una Commissione parlamentare d’inchiesta in aula se proposta.

Altre nazioni si stanno organizzando in questo modo, cercando di capire laddove hanno sbagliato o sottovalutato la gravità della situazione e ovviamente aggiornare i loro piani d’intervento futuri.

Tizano Galeazzi
Deputato UDC in Gran Consiglio