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Il Tribunale federale ridimensiona l’obbligo di segnalazione di possibili reati imposto agli operatori sanitari

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Negli scorsi giorni il Tribunale federale ha parzialmente accolto i ricorsi interposti da alcuni medici ticinesi contro la revisione della legge sanitaria che aveva tra l’altro precisato la portata dell’obbligo per gli operatori del settore di informare il Ministero pubblico qualora nell’esercizio della professione vengano a conoscenza di casi di malattia, lesione o decesso per causa sospetta di reato.

Previsto dalla legge sanitaria ticinese sin dal 1954, l’obbligo per gli operatori sanitari di segnalare alle autorità penali possibili reati contro l’integrità fisica contrappone due interessi importanti. Da una parte l’obbligo di mantenere il segreto professionale, ancorato nel codice penale e riconducibile ai diritti fondamentali del paziente, e dall’altra parte l’interesse pubblico a far emergere reati penali gravi.  

Nell’ambito della revisione della legge sanitaria adottata dal Gran Consiglio l’11 dicembre 2017, l’obbligo preesistente è stato ripreso in termini pressoché immutati. In aggiunta ai reati all’origine di malattie, lesioni o decessi, l’obbligo di segnalazione è inoltre stato esteso ad altri reati perseguibili d’ufficio, se perpetrati da un operatore sanitario. Gli stessi doveri sono poi stati imposti pure ai dirigenti di strutture o servizi sanitari. Queste modifiche sono state decise anche a seguito di alcuni casi giudiziari riguardanti operatori sanitari che avevano commesso reati su più anni alle dipendenze di diverse strutture.  

Le disposizioni in questione sono state impugnate al Tribunale federale da alcuni medici, adducendo che l’obbligo di dare informazioni all’autorità di perseguimento penale risultava eccessivamente ampio e svuotava così di contenuto il segreto professionale. Le sentenze intimate negli scorsi giorni hanno dato loro in gran parte ragione.  

In primo luogo, l’Alta Corte ha ritenuto che l’obbligo di segnalazione così come ripreso dalle norme precedentemente in vigore sia formulato in termini troppo generici ed indipendentemente dalla gravità dei reati e del pericolo per l’integrità del paziente. In questa forma potrebbe quindi indurre i pazienti bisognosi di cure a non rivolgersi al medico oppure a sottacergli informazioni importanti per stabilire una terapia adeguata. Il Tribunale federale ha quindi limitato l’obbligo di informare l’autorità penale all’annuncio di casi di decessi per cause non naturali, ad esclusione dei casi di lesione o malattia.  

I Giudici di Losanna hanno poi annullato la norma sul dovere di denunciare gli operatori sanitari anche in caso di altri reati perseguibili d’ufficio, ritenendola troppo generica e difficilmente praticabile. L’obbligo di segnalazione da parte delle direzioni amministrative e sanitarie per i reati perpetrati dai loro dipendenti è invece stato ritenuto ammissibile, nella misura in cui risulta a sua volta ristretto alla comunicazione dei soli decessi sospetti.  

Pure respinta è stata la richiesta di annullare la norma che ha codificato l’inopponibilità del segreto professionale all’autorità di vigilanza sanitaria qualora chieda informazioni per assolvere i suoi compiti ispettivi, in quanto tali compiti, che sono svolti nell’interesse dei pazienti, sarebbero di fatto altrimenti impediti. È infine parimenti stata tutelata la norma secondo cui non soggiacciono al segreto professionale le segnalazioni inerenti ai casi in cui vi sia fondato sospetto di prescrizione o dispensazione non adeguata di stupefacenti.  

Tenuto conto dei chiarimenti apportati da queste sentenze, le autorità cantonali dovranno valutare eventuali ulteriori adeguamenti del quadro giuridico, ad esempio la sostituzione dell’obbligo con la facoltà di segnalazione di determinati reati, nella ricerca di un nuovo equilibrio tra l’interesse, accresciuto, alla protezione del segreto medico e quello al perseguimento penale.

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