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La riforma dell’imposta preventiva per una piazza imprenditoriale forte

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La Svizzera deve affrontare una concorrenza sempre più agguerrita in ambito fiscale. Grazie alla riforma dell’imposta preventiva, il nostro Paese rafforza l’attrattiva della sua piazza economica e mantiene intatta la sua competitività. Riportando in Svizzera le attività di finanziamento, la riforma permette di creare posti di lavoro e opportunità formative, come pure di generare entrate fiscali. Per questi motivi il Consiglio federale, che ha esposto le proprie argomentazioni alla conferenza stampa del 15 agosto 2022, raccomanda di accettare la modifica della legge federale sull’imposta preventiva. Il 25 settembre 2022 l’elettorato deciderà in merito al progetto di riforma.

Attualmente la Confederazione riscuote un’imposta preventiva del 35 per cento sui redditi di interessi derivanti da obbligazioni. Per non inibire la piazza economica della Svizzera, diverse imprese svizzere emettono le proprie obbligazioni all’estero. Questo comporta una perdita in termini di posti di lavoro e di entrate fiscali. D’altra parte la Confederazione, i Cantoni e i Comuni nonché diverse imprese di diritto pubblico, come gli ospedali, emettono i propri prestiti obbligazionari sul territorio nazionale e devono quindi sostenere costi di finanziamento più elevati. La riforma intende eliminare anche tale svantaggio.

La riforma prevede di esonerare dall’imposta preventiva le obbligazioni svizzere emesse dopo il 1° gennaio 2023, mentre gli interessi maturati sulle obbligazioni esistenti continueranno a essere assoggettati all’imposta. Un altro obiettivo della riforma riguarda l’abolizione della tassa di negoziazione riscossa sulle obbligazioni svizzere. Ciò rende più interessante l’acquisto di tali obbligazioni tramite negoziatori di titoli domiciliati in Svizzera. Contro questo progetto è stato lanciato un referendum. Secondo il comitato referendario, la riforma comporterà perdite fiscali ingenti e un aumento della criminalità fiscale.

Rafforzamento della piazza imprenditoriale svizzera

La riforma incentiva le imprese svizzere ad acquisire nuovamente maggiori fondi sul territorio nazionale. In tal modo non solo risulta rafforzato il mercato obbligazionario, ma vengono anche creati posti di lavoro e vengono sfruttate le competenze nel settore finanziario. Il progetto contribuisce a mantenere intatte la competitività e l’attrattiva della Svizzera agli occhi delle imprese, nonostante la riforma fiscale dell’OCSE e la conseguente introduzione di un’aliquota d’imposta minima.

Mantenimento della funzione di garanzia

La riforma consente essenzialmente di preservare la funzione di garanzia dell’imposta preventiva. Per quanto riguarda le persone fisiche domiciliate in Svizzera, gli interessi da averi di clienti continuano a essere assoggettati all’imposta preventiva. Per le persone giuridiche e gli investitori esteri, l’obbligo di tenere la contabilità o lo scambio automatico di informazioni assicurano che i redditi da interessi siano tassati in modo corretto.

Abolizione parziale ed equilibrata

Con la riforma l’imposta preventiva è abolita solo nei casi in cui risulta essere più dannosa che vantaggiosa. La riforma incide soltanto su una piccola parte delle entrate da essa derivanti. L’imposta continua a essere riscossa sui dividendi che costituiscono una parte cospicua delle entrate. L’imposta preventiva rimane quindi un’importante fonte di entrate.

Conseguenze finanziarie

Il Consiglio federale ritiene che molte imprese ricominceranno a procurarsi capitale in Svizzera non appena le misure entreranno in vigore. Gli impulsi generati dalla riforma favoriranno la creazione di valore e di posti di lavoro. Perciò, nella migliore delle ipotesi, la riforma potrebbe autofinanziarsi già nell’anno dell’entrata in vigore. Per i Cantoni e i Comuni la riforma dovrebbe generare in tempi brevi maggiori entrate.

Le minori entrate derivanti inizialmente dall’imposta preventiva e dalla tassa di negoziazione dovrebbero ammontare rispettivamente ad alcune decine di milioni di franchi. La diminuzione delle entrate graverà quasi esclusivamente le finanze della Confederazione. Negli anni successivi le minori entrate generate da questa imposta aumenteranno, poiché ci saranno sempre più obbligazioni in scadenza che verranno sostituite da obbligazioni esenti da imposta. A condizioni economiche costanti e tassi d’interesse bassi, sul lungo termine le minori entrate correlate alle misure quantificabili ammonterebbero dai 215 ai 275 milioni di franchi all’anno. Se il livello dei tassi d’interesse continuerà ad aumentare, aumenteranno anche le minori entrate dovute alla riforma. Al contempo, la riforma dovrebbe permettere allo Stato di conseguire anche maggiori risparmi.

Tuttavia, occorre relativizzare tali stime tenendo conto delle opportunità di crescita e delle ulteriori potenzialità in termini di gettito fiscale. Gli incentivi a emettere nuovamente un numero maggiore di obbligazioni dalla Svizzera avranno infatti un impatto già dall’anno di entrata in vigore della riforma.

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