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La Società Navigazione Lago di Lugano licenzia tutti i marinai attivi sul Lago Maggiore a decorrere dal 1° gennaio 2021. Il Consorzio per la navigazione del Lago Maggiore non avrà quindi più dipendenti a Locarno. I verdi del Ticino ritengono la decisione un meschino ricatto. Su chi si vuole fare pressione?

Sono stati prorogati di due mesi (28 febbraio 2021) i termini per definire l’aggiornamento del Consorzio Italo Svizzero per la navigazione sul Lago Maggiore, voluta dalla politica federale, cantonale e dai comuni coinvolti nel 2018 per migliorare l’offerta della navigazione. Oltre ai rappresentanti delle due aziende del Consorzio (Società Navigazione Lago di Lugano che gestisce i trasporti sul bacino svizzero del Lago Maggiore e la Navigazione Lago Maggiore con sede in Italia ad Arona) partecipano ai lavori Cantone, Ufficio federale dei Trasporti e i loro omologhi italiani.

A detta del Sindacato SEV, le due aziende del Consorzio non riescono a collaborare in modo sereno, ma aver posticipato di due mesi i termini sembra mostrare la volontà di trovare una soluzione. Soluzione che sarebbe cara a tutti noi.

I Verdi del Ticino sono coscienti che si stia parlando di una realtà complessa, ma ritengono altresì che, se lo stile di condunzione della Società Navigazione Lago di Lugano sia quello che ha portato al licenziare senza pudore oggi i dipendenti attivi sul Lago Maggiore, due mesi prima della scadenza dei termini, umiliando da una parte i collaboratori e dall’altra, mettendo in imbarazzo i partner istituzionali, come fanno ad esserci le basi di fiducia per proseguire una collaborazione con l’imprenditore luganese? A mente dei verdi del Ticino, il primo segno di buona volontà è di reintegrare subito i collaboratori licenziati.

Questo licenziamento sembra una meschina manovra per aumentare la pressione negoziale, non certo verso i partner italiani che si trovano a negoziare con una controparte senza più impiegati. Ma allora su chi si vuole esercitare pressione?

Verso i collaboratori per poterli poi riassumere e pagare meno, calpestandone oltre alle rivendicazioni anche la dignità? O a trasferire sul Lago Maggiore i collaboratori oggi attivi a sul Lago di Lugano?

Oppure verso la Confederazone e il Cantone che hanno bisongo di un partner esecutivo per poter esercitare quanto stipulato nella convenzione? E l’obiettivo sarebbe ricavarne maggiori sussidi?

Oppure verso i Comuni del Lago Maggiore che dipendono dalla navigazione per l’offerta turistica? E l’obiettivo sarebbe ricevere maggiori sostegni?

Qualsiasi sia l’obiettivo della maldestra manovra, i Verdi del Ticino la ritengono offensiva verso i collaboratori, i partner coinvolti, i contribuenti, nonché verso il Cantone.

I Verdi del Ticino chiedono al Consiglio di Stato come intende affrontare le trattative per il futuro Consorzio senza essere in balia di meschini ricatti. Ci sono sul tavolo delle trattative altre opzioni? Quali sarebbero le conseguenze di un mancato accordo proprio dopo aver incrementato l’offerta di trasporto pubblico? Quali le conseguenze per le tratte di servizio pubblico?

Sembra addirittura si stia peggio rispetto alle realtà che pensavamo di migliorare grazie alla creazione del Consorzio del 2018. Forse varrebbe la pena chiedersi con umiltà se non si stesse meglio quando si lavorava direttamente con l’Italia e proseguire così le trattative senza pregiudizi, lasciando aperte tutte le possibilità.

I Verdi del Ticino esprimono la loro solidarietà ai dipendenti del Consorzio Lago Maggiore e invitano il Governo, i Comuni, i partner coinvolti, senza dimenticare l’Ufficio Federale dei Trasporti, a dare prova di serietà e trovare al più presto una soluzione sostenibile e dignitosa.

Verdi del Ticino