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La Confederazione annuncia ancora una volta un calo del numero delle domande d’asilo. Pura propaganda, perché è vero il contrario: benché il numero delle domande diminuisca, i costi stanno esplodendo. Inoltre, circa 125’000 persone nel settore dell’asilo soggiornano attualmente in Svizzera, ossia 2’500 più che nel 2018 e quasi l’equivalente degli abitanti della città di Berna. La maggior parte di essi vive a spese dei contribuenti.

Pubblicando le cifre annuncianti un calo del numero di domande d’asilo, la Confederazione cerca di far credere che questo problema si stia risolvendo da solo. Un puro esercizio-alibi, per l’UDC. Oltre 7’000 domande durante i primi sei mesi dell’anno, sono sempre una cifra troppo alta, tanto più che la maggior parte di queste persone non è costituita da rifugiati ai sensi della legge, ma di migranti economici in cerca di una vita più piacevole. Più di 7’000 domande sono troppe anche perché il Consiglio federale ha deciso nel 2015, sotto la guida dell’ex-ministra dell’asilo Simonetta Sommaruga, di partecipare pure ai cosiddetti programmi di reinstallazione, che consistono nel far venire in Svizzera, durante diversi anni, delle migliaia di presunti rifugiati direttamente per aereo.

I costi sono più che raddoppiati dal 2008
La problematica dell’asilo è lungi dall’essere risolta, perché si sta assistendo a un’esplosione dei costi, nonostante il calo del numero di domande. La sola Confederazione ha preventivato per l’anno in corso quasi 2 miliardi di franchi a questo titolo, ossia più del doppio che nel 2008, un anno dopo l’estromissione di Christoph Blocher dal Consiglio federale. Se si aggiungono i costi dell’asilo a livello di cantoni e comuni (aiuto sociale, cosiddetti programmi d’integrazione, spese per infrastrutture nel settore scolastico, eccetera) e l’aiuto allo sviluppo, si constata che l’industria dell’asilo carica i budget pubblici di oltre sei miliardi di franchi l’anno. 

Annunciando trionfalmente un calo del numero di domande, la Confederazione cerca anche di far dimenticare che più di 125’000 persone entrate via asilo vivono attualmente in Svizzera. 47’000 di queste sono al beneficio di un’ammissione detta provvisoria. Il loro numero è più che raddoppiato dall’entrata in funzione della consigliera federale Simonetta Sommaruga nel 2010. La grande maggioranza degli immigrati via asilo vive dell’aiuto sociale, dunque a spese dei contribuenti svizzeri. Secondo la statistica della Confederazione, il tasso d’attività lucrativa non è che del 37% fra le persone ammesse provvisoriamente e del 31% fra i rifugiati riconosciuti. Non bisogna tuttavia lasciarsi ingannare dal concetto di “tasso d’attività”, perché un gran numero di questi migranti dell’asilo che esercitano un’attività professionale – per esempio in un programma occupazionale finanziato dallo Stato – non riescono a provvedere ai propri bisogni e ancora meno a quelli della loro famiglia spesso numerosa. Essi dipenderanno per molti anni dall’aiuto sociale e percepiranno delle prestazioni complementari quando avranno raggiunto l’età di pensionamento. Questa evoluzione causerà nei prossimi anni enormi problemi finanziari a parecchi comuni.

Fermare l’ammissione e rinviare sistematicamente
Per tutte queste ragioni, l’UDC chiede ancora una volta un autentico calo delle cifre dell’asilo. La Svizzera deve finalmente rinviare in patria rigorosamente le persone ammesse provvisoriamente, non appena la situazione nel loro paese d’origine lo permette o se provengono da Stati terzi sicuri. Inoltre, la Svizzera deve immediatamente smettere di partecipare ai programmi di reinstallazione di migranti.