Le nostre imprese sono state vittime di oneri straordinari durante la pandemia di coronavirus e drastici licenziamenti e fallimenti incombono su diversi settori. L’UDC è sconcertata che, nonostante la crisi, la Commissione della scienza, dell’educazione e della cultura (CSEC-CN) non voglia sgravare i commerci e che la proposta di rinvio dell’art. 13° cpv 1 della legge federale sull’uguaglianza fra donna e uomo, entrato in vigore il 1° luglio 2020, non sia stata seguita.

In effetti, questa disposizione impone a tutte le imprese che impiegano 100 o più dipendenti, di effettuare a inizio anno un’analisi interna sulla parità salariale. Dato che la modifica di legge è entrata in vigore il 1° luglio 2020, si applicherà a tutte le aziende che impiegavano 100 o più dipendenti al 1° gennaio 2020.

Praticamente, tutte le aziende sono state colpite dall’arrivo della pandemia di coronavirus e alcune vedono addirittura a rischio la loro stessa esistenza. Dei settori come la ristorazione e il turismo sono, fra altre, colpite in maniera particolarmente grave.

Ci sono aziende che impiegavano poco più di 100 dipendenti a inizio 2020 e che sono scese al di sotto dei 100 nel corso dell’anno. Non l’hanno fatto apposta e proprio queste imprese hanno subito un forte impatto finanziario. In questo contesto, esigere un’analisi della parità salariale implicherà grandi spese e pesanti oneri alle aziende interessate. La proposta dell’UDC di richiedere al Consiglio federale un aggiornamento dell’entrata in vigore della legge non è stata ascoltata.

È proprio in questi tempi difficili che abbiamo bisogno di flessibilità e di sgravi amministrativi e non, come vuole la maggioranza della commissione, di un’ottusa applicazione della legge, chiudendo gli occhi sulle necessità delle nostre imprese.