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Allentando la chiusura dei commerci e della gastronomia, il Consiglio federale ha in larga misura risposto alle richieste dell’UDC. Per contro, la sua decisione di aprire le frontiere per far entrare la manodopera straniera, mentre ci sono decine di migliaia di disoccupati in Svizzera, è davvero irresponsabile.

Il Consiglio federale ha deciso di allentare, a partire dall’11 maggio, le condizioni d’entrata in Svizzera per i frontalieri. Un atteggiamento irresponsabile, agli occhi dell’UDC, tanto più che lo stesso Consiglio federale, con il pretesto di una seconda ondata di contagio, si mostra esitante quando si tratta di togliere le restrizioni gravanti sulle imprese svizzere. Questa lentezza costa ogni settimana dei miliardi di franchi all’economia del nostro paese. L’UDC esige perciò il mantenimento incondizionato dei controlli alle frontiere e chiede di permettere l’entrata unicamente alle persone che possono dimostrare di non essere portatrici del virus.

La decisione del Consiglio federale di accelerare il disbrigo delle domande di permesso di lavoro provenienti dall’UE e dall’AELS è altrettanto indifendibile. Essa interviene in una crisi economica nella quale più di un terzo dei salariati svizzeri è in disoccupazione parziale e mentre degli esperti prevedono una disoccupazione andante fino al 7%! In questa situazione, il buonsenso direbbe di assumere prioritariamente i disoccupati svizzeri, sicuramente non di far venire ancora più manodopera a buon mercato dall’UE.

NO ai contributi a fondo perso a ditte straniere

E permettendo l’apertura dei commerci e della gastronomia a partire dall’11 maggio a condizione che rispettino le norme d’igiene e di distanza, il Consiglio federale ha soddisfatto in larga misura le richieste dell’UDC. Questa scelta deve essere accolta con piacere, perché è urgente rilanciare le attività economiche per evitare dei danni supplementari.

L’UDC approva anche la decisione di accordare alle compagnie aeree Swiss, Edelweiss, Swissport e SR Technics dei crediti ponte rimborsabili e soggetti a interesse, e non dei fondi a fondo perso. Il governo ha ragione nel non legare questo aiuto alle esigenze climatiche. La crisi del coronavirus non è certamente il buon momento per soddisfare le rivendicazioni climatiche sopravvalutate della sinistra ecologista.

Il controllo dell’immigrazione è più urgente che mai

Infine, l’UDC constata con soddisfazione che il Consiglio federale ha deciso di fissare la votazione sull’iniziativa per la limitazione al 27 settembre 2020. Di fronte alla recessione mondiale scatenata dalla pandemia di coronavirus, la Svizzera ha più che mai bisogno di un controllo e di una moderazione dell’immigrazione. Anche in un periodo di buona congiuntura economica, la Svizzera ha subìto durante gli scorsi 13 anni un’immigrazione netta di un milione di persone, per la maggior parte provenienti dall’UE, che hanno trovato un lavoro o che si sono installati nel sistema sociale svizzero. Ma la disoccupazione sta aumentando enormemente in tutti i paesi vicini alla Svizzera, per cui un numero ancora maggiore di immigranti sta affrettandosi a raggiungere il nostro piccolo paese – e nessuno li può fermare a causa dell’accordo di libera circolazione delle persone. Durante questo tempo, decine di migliaia di salariati svizzeri stanno perdendo il loro posto di lavoro, la povertà aumenta e i costi sociali esplodono.