L’UDC Svizzera è allibita nel vedere il Consiglio federale accettare scientemente dei gravi inconvenienti politici, economici e sociali per la Svizzera, semplicemente per comprare l’adesione dei sindacati all’accordo-quadro e la loro opposizione all’iniziativa per la limitazione che sarà ben presto sottoposta al popolo. Le prestazioni transitorie non rispondono ad alcun bisogno sociale reale ed è dimostrato che nocciono alle persone che dovrebbero aiutare, ossia alle donne e agli uomini che hanno lavorato duramente per decenni, che hanno assicurato individualmente la loro previdenza-vecchiaia e che oggi vengono licenziati solo a causa della loro età. Questo progetto di rendita-ponte del Consiglio federale avrà l’effetto di spingere ancora più salariati anziani nelle istituzioni sociali, mentre che potrebbero e vorrebbero lavorare fino all’età di pensionamento.

Come il Consiglio federale rileva nel suo messaggio, questo progetto di prestazioni transitorie per disoccupati anziani si spiega con i persistenti problemi causati dalla libera circolazione delle persone. Il governo propone che i salariati anziani che hanno perso l’impiego abbiano diritto, se rispondono a determinate condizioni, a delle prestazioni transitorie fino all’età del pensionamento. Esso rinuncia a un’analisi documentata e dettagliata dei costi di questa operazione, limitandosi a ventilare l’importo approssimativo di 230 milioni di franchi. Questo è dunque l’ammontare di denaro dei contribuenti che costa nascondere un dato di fatto assolutamente inammissibile, ossia la difficoltà quasi insormontabile per i lavoratori anziani di reinserirsi nella vita professionale dopo aver perso il loro impiego. Oltre tutto, il messaggio del Consiglio federale è in totale contrasto con il progetto di aumentare nel contempo l’età di pensionamento delle donne a 65 anni. Se la quota di assistiti sociali fra i 60 e i 64 anni è aumentata del 47% fra il 2011 e il 2017, è in primo luogo a causa dell’immigrazione incontrollata che la Svizzera sta subendo. Orbene, questo pacchetto di misure d’ispirazione socialista va a beneficio soprattutto dei salariati stranieri che approfittano di generosi pre-pensionamenti rinunciando ad assicurare la loro previdenza-vecchiaia. 

Invece di attaccare il male alla radice, il Consiglio federale vuole combatterne i sintomi attingendo dai contribuenti. Un progetto dello stesso genere era stato lanciato in Germania e in Austria, ma entrambi i paesi hanno avuto l’intelligenza di rinunciarci constatandone la nocività. Da allora, il tasso di persone attive è passato in Germania dal 65,5 all’80% tra i 55 e i 60 anni, e dal 33 al 58% tra i 60 e i 65 anni. È intollerabile che la Svizzera imbocchi oggi il percorso inverso. 

L’UDC tiene anche a rilevare che il SECO ha esplicitamente messo in guardia, in occasione della consultazione interna, contro gli incentivi controproducenti provocati dalle prestazioni transitorie. Questo progetto ostacola proprio il reinserimento dei disoccupati anziani e scoraggia dal seguire un perfezionamento professionale. In realtà, questa lotta costosa e controproducente contro i sintomi non è altro che una campagna di voto condotta a colpi di centinaia di milioni di franchi dei contribuenti. Le prime vittime saranno i lavoratori anziani che,  più che mai, dovranno temere di non trovare più un lavoro dopo il loro licenziamento. 

Queste prestazioni transitorie ricompensano le imprese che rimpiazzano i loro impiegati anziani co giovani stranieri e che sono quindi corresponsabili dell’immigrazione esagerata che affligge il nostro piccolo paese. Questo progetto aggrava il problema che dovrebbe risolvere, spingendo i salariati anziani su un binario morto. UDC Svizzera respinge perciò con determinazione questo progetto.