Per i Verdi del Ticino l’eccessiva concorrenza fiscale priva i Cantoni e i Comuni delle risorse necessarie ai servizi destinati alla popolazione, anche in un’ottica ridistributiva della ricchezza volta a diminuire le disuguaglianze e mantenere la pace sociale. Pertanto è necessario indirizzare gli sgravi fiscali verso quelle imprese che si fanno carico della propria responsabilità sociale e ambientale.

I Verdi del Ticino hanno preso atto della proposta di riforma fiscale cantonale proposta dal Consiglio di Stato per ottemperare e rispondere alle nuove disposizioni contenute nella riforma fiscale e finanziamento dell’AVS (RFFA) accolte recentemente in votazione federale.

Innanzitutto è utile ricordare che se Confederazione e Cantoni si trovano ora a dover adattare le regole delle proprie imposizioni fiscali è perché a suo tempo gli stessi hanno deciso di praticare una politica fiscale aggressiva che si sottraeva ad un principio di giustizia e lealtà. Non è dunque un caso che dopo aver dovuto fare i conti con i beni ebraici e in seguito con i capitali stranieri attratti e conservati indebitamente nelle nostre banche, ora dobbiamo fare i conti anche con i vantaggi fiscali indebitamente assegnati a certe aziende estere. La storia insegna che siamo “condannati” alla lealtà e alla solidarietà, pena la tirannia del più forte.

I Verdi del Ticino ritengono che la riforma fiscale proposta dal Consiglio di Stato sia ancora troppo incentrata sulla politica dell’attrarre capitali e aziende dall’esterno attraverso un ulteriore incremento della concorrenza fiscale, esasperando così le tensioni “fratricide” tra nazioni, cantoni, comuni, persone giuridiche e persone fisiche. Pertanto i Verdi chiedono che la politica economica cantonale abbandoni il primato della concorrenza fiscale per riorientarsi soprattutto sulla capacità imprenditoriale locale, sulla qualità della formazione, della ricerca e dello sviluppo, sulla qualità dei servizi amministrativi sufficientemente leggeri (dove chiamiamo SUPSI, USI e Amministrazione cantonale ad uno sforzo di ricerca e sviluppo in tal senso), su uno sviluppo di una cultura della sostenibilità a 360 gradi e su una cultura di scambio leale, solidale e sostenibile di competenze e risorse.

I Verdi del Ticino ritengono inoltre che nella proposta di riforma gli sgravi fiscali concessi alle aziende a scapito dell’Ente pubblico (45 milioni annui fino al 2024 e 150 milioni annui dal 2025 in poi) non vengano vincolati ad alcuna garanzia di ricaduta qualitativa sul territorio. Per i Verdi gli sgravi fiscali assegnati alle aziende devono dunque essere vincolati a precisi criteri di sostenibilità ambientale e sociale, concedendo facilitazioni fiscali esclusivamente a quelle aziende che mostrano un’alta responsabilità sociale ed ecologica d’impresa (politica salariale e lavorativa dignitosa, investimenti sostenibili ed etici, ricerca e sviluppo di tecnologie verdi, bassa impronta ecologica, assunzione di personale residente) in modo da garantire un’effettiva ricaduta benefica dentro e fuori il territorio cantonale.

I Verdi del Ticino manifestano infine la loro profonda delusione per il fatto che queste sensibilità non siano state condivise da nessun Consigliere di Stato e criticano l’utilizzo ripetuto e ricattatorio degli sgravi fiscali combinati a misure sociali.

I Verdi del Ticino si riservano di esprimere ulteriori considerazioni sulla scorta delle discussioni che avverranno all’interno del partito, durante l’iter parlamentare e durante il dibattito nella società civile.