Onorevole Presidente, onorevoli Consiglieri di Stato, colleghe e colleghi,

ha ragione la collega Filippini quando, nel Rapporto di minoranza, scrive che “per quanto riguarda la protezione dell’ambiente naturale in generale le misure non appaiono adeguate. In particolare, manca uno strumento giuridico per valutare e regolare la pressione antropica e orientare la raccolta dei funghi secondo un approccio sostenibile e rispettoso dell’ambiente” (p. 3).

Oppure quando afferma che “la raccolta deve svolgersi nel pieno rispetto della natura” (p. 4). O ancora, quando nella premessa introduttiva, registra come “la frequentazione dei nostri boschi (…) è particolarmente alta e non sempre il rispetto della natura è al primo posto tra i pensieri di chi è alla ricerca del sacro bottino”.

Sia la Mozione Marchesi – Galeazzi che entrambi i Rapporti toccano aspetti che sono forse marginali rispetto al nocciolo della proposta in votazione quest’oggi ma che meritano senza dubbio la nostra attenzione.

Penso – ad esempio – al traffico parassitario sulle strade di montagna nei fine settimana, all’inquinamento fonico generato dalle code di auto dirette verso le zone periferiche del nostro Cantone, ai parcheggi improvvisati che deturpano il paesaggio e mettono a rischio la sicurezza degli altri utenti della strada, allo sfruttamento intensivo e poco sostenibile delle superfici boschive, al littering, ai danni alla natura e agli ecosistemi che, nei casi più gravi, possono essere conseguenza dell’azione di micofili seriali o di altri fruitori irrispettosi del bosco.

Entrambi i Rapporti – come ha evidenziato il collega Galeazzi – concordano sul fatto che in Ticino – anche in questo settore – servono maggiori controlli. E maggiore educazione al rispetto dell’ambiente e del bosco in particolare.

A proposito di educazione ambientale, libri come “I segreti del bosco – 300 domande e risposte sulla vita degli alberiu e delle foreste” di Philippe Dormont e Nikola Zaric – pubblicato in italiano con la prefazione del Capo della Sezione Forestale Roland David – andrebbero distribuiti a tutte le sedi scolastiche e adottati come testi di riferimento nelle scuole dell’obbligo.

Alla domanda 124: “Ci sono meno funghi di una volta?”, la risposta è illuminante: “(…) La raccolta potrebbe essere una delle ragioni, anche se non sembra essere quella principale: tra le cause si citano anche la scomparsa di alcuni biotopi, l’inquinamento, l’urbanizzazione, i drenaggi, le monocolture” (p. 82). Dei raccoglitori stranieri non v’è però traccia.

Sempre per quanto riguarda l’educazione al rispetto dell’ambiente, a livello comunale, come Verdi abbiamo già proposto di valutare esperienze didattiche alternative quali l’aula nel bosco e abbiamo sostenuto e promosso l’adesione ad iniziative come il Clean-Up Day.

Tuttavia, se è vero che come Verdi siamo d’accordo sulla diagnosi della Mozione Marchesi – Galeazzi, non concordiamo però sulla cura proposta. Dopo l’excursus storico del collega Lepori, vorrei anchio tornare indietro, ma di 500 anni. Personalmente, la patente per i fungiatt stranieri e le parole usate nel Rapporto di minoranza per definire i funghi (“sacro bottino” e “tesoro”) mi hanno fatto ricordare una vicenda antica, che coinvolse gli antenati di alcuni dei presenti e con la quale vorrei concludere questo breve intervento.

Mi riferisco al contenzioso tra gli avidi Canonici del Capitolo di San Vittore a Balerna – concittadini del Sindaco e collega Luca Pagani – ed i villaggi della Valle di Muggio (Caneggio in particolare) – rappresentati oggi dal Sindaco di Breggia Sebastiano Gaffuri – circa la decima sulle castagne ed il vino, che, all’epoca, erano considerati componenti essenziali dell’alimentazione soprattutto dei ceti più poveri della popolazione.

Proprio come nel caso della patente per i fungiatt, anche la diatriba su vino e castagne si protrasse per anni e produsse una mole enorme di documenti, centinaia di lettere, ancora oggi conservate presso l’Archivio di Stato di Como.

Nella seconda metà del ‘500, di fronte alle lungaggini della giustizia civile rappresentata dal landfogto locale, che probabilmente non voleva inimicarsi nessuno, l’arciprete Antonio Clerici chiese la mediazione niente meno che di papa Gregorio XIII in persona, il bolognese Ugo Boncompagni, quello del calendario gregoriano, tanto per intenderci.

Il 5 settembre 1573, papa Gregorio scrisse alle parti:

“(…) sotto il nostro bene placito e quello della sede apostolica, (le parti, n.d.r.) vennero a concordia: e cioè che la comunità (di Caneggio, n.d.r.) sia tenuta in perpetuo a versare le previste decime sul grano, sulle verdure e sugli altri frutti… e che il Capitolo di Balerna sia tenuto e debba, lui stesso e i suoi successori, liberare il comune della decima del vino e delle castagne”.

Poche righe illuminanti per ricordare a tutti che ciò che la natura ci offre gratuitamente dovrebbe essere trattato come un bene e non come una merce.

Ecco, dalle castagne ai funghi il passo è breve. In estrema sintesi, in entrambi i casi si tratta di una disputa infinita sull’applicabilità di un balzello dal retrogusto vagamente medievale.

Pertanto, pur condividendo alcune criticità sollevate nella Mozione e riprese nel Rapporto di minoranza e senza scomodare l’attuale pontefice, porto l’adesione del mio gruppo alle conclusioni del Rapporto di maggioranza.

Andrea Stephani, Per il gruppo dei Verdi

Lugano, 22 giugno 2020