Quante volte mi sono sentito dire: devi essere duro con le persone; non dare loro tregua, altrimenti non ti rispetteranno. Ogni tanto se ci penso mi faccio due risate… Un’azienda che non fa emozionare i dipendenti, rischia di perdere il 45% del proprio rendimento! Ma ritorniamo al rispetto e al perché lo si confonde molto spesso con l’ipocrisia.

Ecco due domande con le quali possiamo capirne il perché.

Il buono è fesso? Il cattivo è rispettato? La penso diversamente …

Farsi rispettare secondo il mio punto vista significa comprendersi l’un l’altro senza ricorrere all’uso di etichette. La correttezza verso il personale e l’essere giusto con tutti in egual modo, ci rendono credibile agli occhi di tutti. Io credo fortemente nell’importanza dell’essere apprezzati per la persona che siamo e non per la carica professionale che ricopriamo. Tutt’altro è l’ipocrisia, ovvero nascondere la propria vera persona e fingersi un’altra, credendo, così, di farsi rispettare. Questo è un errore da non commettere, anche perché si rischia di non essere corretto con tutti, di creare favoritismi, preferenze e di conseguenza, sul lungo termine, di perdere la maggior parte del gruppo, ma soprattutto di perdere autorevolezza.

La libertà di una persona si manifesta dal momento in cui essa riesce a esprimersi senza inganno o menzogne. Questo ci permette di essere agli occhi di tutti una persona “Vera”, da rispettare. Una delle componenti fondamentali nella gestione e conduzione di un team di persone è per me la gestione delle emozioni. Le persone vivono di emozioni, di profumi, di suoni risonanti e dissonanti, e quindi le emozioni sono la parte costitutiva della nostra motivazione sul piano personale e professionale. Ecco perché cerco sempre di avere il giusto contatto con i collaboratori, provando a carpire le loro sensazioni, le loro emozioni.

Tutto questo lo metto in pratica costantemente durante tutto l’arco della giornata.La mattina è il momento migliore, perché nel dare il buongiorno io curo tre aspetti :

1. gli occhi, che parlano più della bocca;

2. il tono della voce; 

3. i primi gesti.

Perché lo faccio? Reputo fondamentale capire lo stato d’animo del personale, perché a volte bastano pochi minuti per ridare luce emozionale e attivare la giusta motivazione. Un leader emotivo deve essere disponibile al dialogo, deve essere disponibile verso i fabbisogni personali delle persone, ma soprattutto deve comprendere e accettare che non sempre una persona può rendere al 100%. Una delle leve motivazionali che utilizzo è quella di comunicare l’andamento lavorativo e tutti i cambiamenti che ci sono in corso, sia per il carico di lavoro sia per eventuali spostamenti del personale, motivandone le ragioni. La gratitudine è un altro strumento fondamentale per la motivazione del personale. Se fisso degli obiettivi e questi vengono raggiunti, non posso non riconoscerlo agli occhi dei collaboratori e delle collaboratrici. Questi momenti duranti 2-3 minuti, il giusto tempo necessario a guardarsi negli occhi e a complimentarmi con loro del lavoro eseguito! Questo lo reputo importante per aver una costante motivazione personale e di gruppo, ma soprattutto per mantenere un miglioramento costante.

Un altro aspetto molto importante è creare un ambiente di tranquillità e serenità. Evitare di creare il clima di “sorveglianti speciali”, ma proporre un sistema di fiducia. Questo permette di lavorare senza pressioni e senza paura di sbagliare. Il leader cerca l’errore e non il colpevole: questa è la mia filosofia. Gli errori devono essere delle opportunità per crescere e migliorare i processi aziendali, e non fini a se stessi per colpevolizzare chi ha sbagliato. Io non sono leader perché sono il più bravo, il più efficiente e neppure il più competente, ma semplicemente perché cerco di tirar fuori il massimo da ogni collaboratore. Ovviamente ci sono molti altri aspetti nella gestione del personale, ma sicuramente la parte emotiva delle persone va rispettata.

“Il dipendente ha una testa, un cuore ed una pancia, ed il buon Manager lo sa”. “Il riconoscimento è una delle leve motivazionali chiave per il raggiungimento di qualsiasi tipo di performance”.

Daniel Goleman ci insegna che :

“Le emozioni vanno armonizzate con il pensiero. Quanto più un individuo sarà in grado di armonizzare o integrare la sua parte emotiva con quella razionale tanto più sarà in grado di trovare un maggior equilibrio con se stesso e col gli altri”.

Vincenzo Lo Faro