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Editoriale redatto da giornalisti iscritti al Registro FIG e accreditati presso il Consiglio di Stato del Canton Ticino.

La consultazione sulla nuova Legge delle scuole dell’obbligo. Si parte, come in passato, con il piede sbagliato?

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Interpellanza 2423

Lo scorso 28 settembre il DECS ha annunciato l’apertura di una “consultazione”, “estesa a tutti gli ordini scolastici” sulla nuova “Legge delle scuole dell’obbligo”. Il messaggio relativo alla legge, come ricorda il comunicato dello stesso dipartimento, è stato approvato lo scorso 29 marzo 2023. L’intento della nuova legge sarebbe quello di “dotare il Canton Ticino di un solo testo legislativo per l’intera formazione obbligatoria, unendo così le attuali due leggi riferite alle scuole dell’infanzia, elementari e medie. Il nuovo testo sistematizza gli attuali in vigore intervenendo sulla struttura, inserendo
accorpamenti e riformulazioni, conferendo così alla formazione obbligatoria un’unitarietà de jure che nei fatti è già realtà. Non ultimo, vengono integrati nella nuova legge i principi definiti nel quadro del progetto di ridiscussione delle competenze Cantone-Comuni ‘Ticino 2020’”.
L’obiettivo dell’apertura di questa “consultazione” sarebbe quello, sempre secondo il comunicato del DECS richiamato, di “ampliare il dialogo e l’ascolto”, oltre a “concretizzare] l’invito della Commissione formazione e cultura (CFC) del Gran Consiglio che ha chiesto una consultazione dei principali attrici
e attori delle scuole comunali, della scuola media e delle scuole del post-obbligo”.
Il DECS ricorda poi che questa consultazione “avverrà tramite quattro modalità diverse: un questionario online, workshop, incontri in presenza, consultazione mirata”.
Fin qui gli elementi forniti dal comunicato dipartimentale che ha quindi avviato questa consultazione.
Da qui sorgono i primi interrogativi.
Il primo, sicuramente, è quello legato ai tempi. La consultazione durerà in tutto un mese: difatti, si può leggere nella presa di posizione del DECS, essa “è aperta fino al 31 ottobre 2023”. Di fronte a una legge che vuole unificare altre leggi, vecchie di molti anni, con accorpamenti e riformulazioni, con
l’integrazione di nuovi aspetti importanti e delicati (vedi ridiscussione competenze Cantone-Comuni) i tempi ci sembrano decisamente limitati e per questo insufficienti. A meno che non si voglia considerare, come purtroppo è stato fatto in passato, la consultazione come un atto formale privo di
conseguenze, appare necessario offrire a chi la scuola “la fa” l’occasione di analisi e prese di posizione fondate, frutto di una riflessione che non può esaurirsi in pochi giorni. In particolare, maggiore tempo a disposizione è assolutamente necessario per permettere che gli organismi collegiali delle scuole possano discutere e prendere posizione. Ricordiamo che i Collegi dei docenti sono considerati dalla Legge della scuola, al pari delle direzioni scolastiche, degli organi di conduzione (art. 25, cpv. 2)!
Vi è poi una seconda questione, ancora più decisiva. Quella aperta dal DECS è una consultazione assai particolare; infatti una consultazione avviene sulla base di un primo progetto di legge che, anche sulla base dei risultati della consultazione, il Governo poi approverà per poi sottoporre al Gran Consiglio una proposta definitiva sulla cui base lavorare.
Nel caso in questione il Consiglio di Stato ha già approvato il messaggio (no 8269 del 29 marzo 2023) che si trova ora davanti al Gran Consiglio. In questo contesto la “consultazione” assume aspetti particolari, dovendosi di fatto limitare (anche per il brevissimo spazio a disposizione) a qualche
suggerimento di dettaglio. E se così non fosse, qualora la “consultazione” rimettesse in discussione aspetti importanti della proposta, è difficile immaginare il ritiro del messaggio da parte del Governo.
Alla luce di queste considerazioni ci pare di poter affermare che la consultazione indetta, di fatto assuma un aspetto più formale che sostanziale
Alla luce di queste considerazioni, chiediamo al Consiglio di Stato:

  1. Non ritiene necessario, onde garantire che quella promossa sia una reale consultazione e non solo un esercizio formale, ritirare il messaggio e sottoporlo alla consultazione come progetto di messaggio?
  2. Non ritiene necessario, onde garantire una vera consultazione e visto che il messaggio non presenta un carattere di urgenza, avviare – sulla base di quanto indicato al punto 1 – una consultazione che dia il tempo necessario al mondo della scuola (a cominciare dai docenti) per pronunciarsi con cognizione di causa e in modo approfondito?
  3. Nel comunicato del DECS si indicano, tra le diverse modalità previste per la consultazione, “workshop e incontri in presenza”. A tutt’oggi, a conoscenza del Governo, quante di queste modalità sono state messe in atto e dove?

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