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Ex insegnante di Giubiasco a processo per abusi sessuali su alunne minorenni: accuse gravi e inchiesta disciplinare aperta

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Un caso che scuote la scuola ticinese: ex docente di Giubiasco a giudizio

La magistratura ticinese ha preso una decisione netta: un ex insegnante 37enne della Scuola media di Giubiasco dovrà rispondere davanti a un tribunale di una serie di reati a sfondo sessuale commessi ai danni di ragazze che non avevano ancora compiuto i 16 anni. Il rinvio a giudizio è stato disposto dalla procuratrice pubblica Valentina Tuoni, titolare dell’inchiesta penale che ha portato all’arresto dell’uomo nella primavera scorsa.

La vicenda, emersa con forza nei giorni scorsi, solleva interrogativi profondi non soltanto sul comportamento del singolo imputato, ma anche sul funzionamento dei meccanismi di controllo e segnalazione all’interno delle istituzioni scolastiche cantonali.

I fatti contestati: dalle cene con alcol ai rapporti sessuali

Stando a quanto ricostruito dagli inquirenti, i comportamenti al centro dell’atto d’accusa si sarebbero protratti per diversi mesi: dall’autunno del 2024 fino a marzo 2025, quando l’uomo è stato fermato e posto in detenzione preventiva. Un arco temporale relativamente contenuto, ma con un numero elevato di episodi contestati.

Le vittime individuate dalla procura sono due giovani. Al momento dell’arresto, una di esse frequentava ancora le lezioni dell’imputato, mentre l’altra aveva già concluso il ciclo delle scuole medie. Secondo quanto emerso, su una delle due ragazze si sarebbe concentrata la maggior parte delle condotte incriminate.

Tra le accuse più gravi figura la violenza carnale nella forma aggravata, prevista dall’articolo 190 del Codice penale svizzero, contestata in riferimento all’esercizio di pressioni psicologiche sulle vittime. Un elemento che, nella lettura della procuratrice, qualifica i fatti come particolarmente seri sul piano giuridico.

È stata inoltre contestata la somministrazione di sostanze pericolose: in questo caso si tratterebbe di bevande alcoliche, in particolare vino e champagne, offerte alle ragazze nel corso di alcune cene private. Un dettaglio che contribuisce a delineare un quadro di avvicinamento sistematico e di potenziale manipolazione delle minori.

La posizione dell’imputato: parla di relazione sentimentale

L’ex insegnante non ha scelto la strada dell’ammissione. Assistito dall’avvocato Mathieu Harchaoui, contesta in modo sostanziale le accuse — o almeno la qualificazione giuridica attribuita ai fatti più gravi — e sostiene di aver intrattenuto una relazione sentimentale consensuale con la principale vittima.

Una versione che la procuratrice pubblica non condivide e che appare in netto contrasto con il quadro accusatorio costruito nel corso delle indagini. La magistrata ha peraltro richiesto la carcerazione di sicurezza dell’imputato fino all’apertura del processo, misura che lascia intendere la valutazione di un rischio concreto per la collettività.

L’inchiesta disciplinare del Cantone: cosa sapeva la scuola?

Parallelamente al procedimento penale, si è aperto un fronte di natura amministrativa di notevole rilevanza. Il Consiglio di Stato ticinese ha avviato un’inchiesta disciplinare interna per fare luce su eventuali responsabilità tra i dipendenti dell’amministrazione cantonale.

Al centro dell’accertamento vi è una domanda fondamentale: come sono state gestite nel tempo le segnalazioni che sarebbero pervenute alla direzione scolastica riguardo al comportamento del docente? Le informazioni circolate suggeriscono che nel corso degli anni fossero emersi elementi problematici relativi ai rapporti dell’insegnante con colleghe di lavoro, nonché situazioni ambigue verificatesi durante cene e uscite scolastiche.

Se queste segnalazioni fossero state sottovalutate o non adeguatamente trasmesse alle autorità competenti, si aprirebbe un tema delicato di responsabilità istituzionale. L’inchiesta disciplinare serve proprio a stabilire se vi siano stati errori procedurali o omissioni nella catena di comando che avrebbero potuto consentire alla situazione di protrarsi.

Un caso che interroga il sistema scolastico ticinese

La vicenda di Giubiasco pone sotto i riflettori la capacità delle istituzioni educative di riconoscere e gestire tempestivamente le situazioni di rischio. La relazione asimmetrica tra un docente e le proprie allieve, amplificata dalla minore età delle ragazze, costituisce un terreno particolarmente delicato, dove i segnali d’allarme — anche se sottili — non andrebbero mai ignorati.

  • La durata degli episodi contestati (diversi mesi) suggerisce che il presunto predatore abbia avuto tempo e modo di agire indisturbato.
  • La presenza di segnalazioni pregresse, se confermata, solleva interrogativi sul sistema di tutela degli studenti.
  • La richiesta di carcerazione preventiva indica una valutazione di pericolosità sociale da parte della magistratura.
  • L’apertura di un’inchiesta disciplinare parallela dimostra la consapevolezza del Cantone di dover fare i conti anche con eventuali falle interne.

Il processo dovrà ora stabilire la verità giudiziaria sui fatti. Nel frattempo, l’inchiesta disciplinare potrebbe rivelare quanto — e da quanto tempo — il sistema sapesse, o avrebbe potuto sapere. Due percorsi distinti, ma entrambi necessari per restituire fiducia a una comunità scolastica scossa.

Cosa succede ora

Con il rinvio a giudizio ufficializzato, il caso entra nella fase dibattimentale. L’imputato rimane in custodia cautelare in attesa che venga fissata la data dell’udienza. L’esito del processo determinerà se le accuse, nella loro formulazione più grave, reggeranno al vaglio del tribunale o se la difesa riuscirà a ottenere una riqualificazione dei reati contestati.

Resta sullo sfondo una domanda che la sola sentenza penale non può rispondere in modo completo: come si tutela davvero la sicurezza degli studenti all’interno delle scuole pubbliche ticinesi? È una riflessione che il Cantone, al di là dell’inchiesta disciplinare in corso, non potrà permettersi di rimandare.

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