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Traffico in calo sul Mendrisiotto: il futuro della mobilità passa dal treno, non dall’autostrada

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Un segnale inatteso: il traffico sull’A2 inizia a scendere

Per la prima volta in oltre vent’anni, il traffico sull’autostrada A2 all’altezza di Mendrisio ha registrato una flessione. Secondo i dati pubblicati dall’Ufficio cantonale di statistica, tra il 2024 e il 2025 i transiti giornalieri sono scesi da circa 58.660 a 58.100, con un calo dello 0,9%. Una variazione numericamente contenuta, ma simbolicamente significativa dopo decenni di crescita ininterrotta.

Il dato ha aperto un dibattito tra amministratori locali, esperti di mobilità e rappresentanti delle associazioni del territorio. Tutti concordano su un punto: si tratta di un primo segnale positivo, ma non ancora di una svolta consolidata.

Trasporto pubblico ferroviario: il vero motore del cambiamento

Elia Brusadelli, presidente della Commissione regionale dei trasporti del Mendrisiotto e Basso Ceresio (CRTM), individua nel potenziamento della rete TILO una delle cause principali di questa inversione di tendenza. Grazie ai nuovi collegamenti ferroviari, l’autostrada comincia a essere parzialmente sgravata dal traffico pendolare.

Brusadelli guarda con ottimismo ai prossimi sviluppi, in particolare all’implementazione della linea Como-Lecco, che in una prima fase raggiungerà Chiasso e successivamente Mendrisio. Questo permetterebbe di creare tre direttrici ferroviarie regionali verso il Mendrisiotto — da Stabio, da Milano e da Lecco — offrendo ai lavoratori frontalieri un’alternativa concreta all’automobile.

Anche il sindaco di Mendrisio, Samuele Cavadini, accoglie il dato con cautela ma con favore. «Non possiamo dire che il problema sia risolto», avverte, sottolineando che il traffico di transito rimane consistente e che una diminuzione dello 0,9% non è ancora sufficiente per parlare di tendenza strutturale. Ciononostante, vede nel trasporto pubblico ferroviario — sia TILO che la lunga percorrenza — la strada maestra da percorrere.

Il PoLuMe ha ancora senso? Le posizioni a confronto

Il calo dei transiti riaccende inevitabilmente il dibattito sul PoLuMe, il progetto di potenziamento dell’autostrada tra Lugano e Mendrisio. Le posizioni degli interlocutori sono articolate, ma convergono su un punto: ampliare semplicemente la capacità autostradale non è la risposta giusta.

Bruno Storni, presidente dell’Associazione traffico e ambiente (ATA), è il più critico. A suo avviso, i numeri dimostrano che investire nel PoLuMe oggi non ha più senso. Porta a sostegno della sua tesi tre argomenti principali:

  • Nel 2024, il 65% della popolazione del Mendrisiotto ha respinto all’urna l’ampliamento delle autostrade, bocciando indirettamente anche il PoLuMe.
  • Il progetto non verrà votato a Berna prima del 2031, e i cantieri successivi potrebbero creare disagi per un decennio.
  • Il treno è ormai diventato competitivo grazie all’apertura della galleria di base del Ceneri, e la gestione del traffico regionale deve puntare sul trasporto pubblico.

Storni, tuttavia, non esclude del tutto il PoLuMe: lo ritiene opportuno solo a determinate condizioni. L’opera dovrebbe diventare l’occasione per ripensare in profondità il tracciato dell’A2, rimediando ai danni causati dalla sua costruzione negli anni Sessanta. In concreto, chiede un interramento più esteso oltre Melano, dove attualmente è previsto uno svincolo. «Il territorio ha diritto a una riscrittura profonda del tracciato», afferma.

Brusadelli condivide questa impostazione. La CRTM intende inquadrare il PoLuMe non come un semplice intervento di fluidificazione del traffico, ma come un progetto di territorio che includa l’interramento dell’autostrada nei tratti più sensibili. In tal senso, ricorda la risoluzione del Consiglio federale del 2022, che ha approvato il progetto generale del PoLuMe incaricando l’ARE di approfondire il prolungamento della galleria oltre Melano. La Commissione chiede che questa possibilità venga valutata seriamente. Sul lungo periodo, Brusadelli ipotizza persino la copertura del tratto A2 a Chiasso Basso, in prossimità del confine.

Mendrisio nodo ferroviario: ma servono più risorse

Centrale nel dibattito è anche il piano federale «Trasporti 45», attualmente in fase di consultazione. Tutti gli interlocutori lo ritengono insufficiente per le esigenze del Mendrisiotto.

La CRTM aveva sostenuto un pacchetto da 500 milioni di franchi proposto dal Dipartimento del territorio per l’adeguamento di diverse stazioni, inclusa quella di Mendrisio. Il progetto federale prevede invece appena 15 milioni di franchi di investimenti: una cifra considerata del tutto inadeguata a fronte della crescita attesa dei passeggeri TILO nei prossimi anni.

Mendrisio sta assumendo un ruolo sempre più centrale nel sistema ferroviario regionale, grazie alla convergenza della linea proveniente da Stabio e di quella da Milano via Chiasso. «La città sta diventando il fulcro del sistema», spiega Brusadelli, sottolineando come i dati confermino una crescita costante sia nel numero di corse che nella capienza.

Un’altra lacuna segnalata dalla CRTM riguarda il prolungamento a sud di AlpTransit: «Trasporti 45» non lo menziona, nonostante le potenziali ricadute positive sul territorio. La Commissione, insieme al Dipartimento del territorio, ha chiesto la realizzazione di uno studio sull’asse ferroviario nord-sud da Basilea a Chiasso, approfondendo in particolare l’alta velocità a sud di Lugano.

Più agevole dovrebbe invece essere l’approvazione parlamentare del pacchetto da 58 milioni di franchi previsto dal Programma d’agglomerato (PAM5), che include interventi concreti come il percorso ciclabile lungo la Breggia, la riqualifica di via Lavizzari e la velocizzazione del trasporto pubblico a Novazzano.

Una mobilità integrata: la sfida del Mendrisiotto

Ciò che emerge con chiarezza dal dibattito è la necessità di un approccio integrato alla mobilità nel Mendrisiotto. Non si tratta solo di scegliere tra autostrada e ferrovia, ma di costruire un sistema in cui le diverse modalità di trasporto si complementino in modo efficace.

Il calo — seppur minimo — del traffico sull’A2 rappresenta un punto di partenza. La direzione, per tutti gli interlocutori, è quella di un Mendrisiotto più connesso e meno dipendente dall’automobile, a patto che gli investimenti pubblici seguano con determinazione questa visione.

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