Un processo per violenza carnale che mette al centro il consenso
Si è aperto a Lugano, davanti alla Corte delle Assise criminali di Bellinzona riunita in sede straordinaria, il processo a carico di un giovane di 28 anni, domiciliato nel Locarnese e originario di Antigua e Barbuda. L’udienza si è svolta a porte chiuse, senza assessori giurati. L’accusa contestagli una lunga serie di episodi che si sarebbero verificati nel corso di una relazione sentimentale, culminati nella denuncia sporta dalla vittima nel novembre del 2025.
Le imputazioni: dalla violenza carnale alle armi
Il quadro accusatorio è articolato e comprende reati di natura molto diversa. I capi principali riguardano:
- Violenza carnale ripetuta, in parte tentata;
- Atti sessuali con persone incapaci di esprimere un consenso consapevole;
- Ingiuria e danneggiamento;
- Vie di fatto;
- Infrazioni alle norme federali su stupefacenti e armi.
Il procedimento è presieduto dal giudice Amos Pagnamenta, affiancato da Emilie Mordasini e Claudio Colombi. Il procuratore pubblico Zaccaria Akbas sostiene l’accusa, mentre la difesa è affidata all’avvocato Matteo Quadranti.
Una relazione di tre anni descritta come ‘tossica’
I due si conoscevano da circa sette anni, ma la storia sentimentale vera e propria era iniziata soltanto tre anni prima dei fatti. Lo stesso imputato ha definito il rapporto come aperto, instabile e segnato da gelosie reciproche. «Una relazione tossica», ha dichiarato in aula, riconoscendo tensioni continue e momenti di forte conflittualità.
Ha ammesso di aver alzato le mani sulla donna, ma ha negato con forza le accuse di stupro. «Non sono capace di un’azione simile», ha detto, precisando che tra i due volavano schiaffi ma che non avrebbe mai inferto pugni.
Il nodo centrale: cosa significa davvero ‘no’?
Il punto più delicato dell’intera udienza ha riguardato l’interpretazione dei rifiuti espressi dalla ragazza durante i rapporti sessuali. Il giudice Pagnamenta è tornato più volte su questo aspetto, chiedendo all’imputato di spiegare come distinguesse un diniego autentico da uno che lui stesso ha definito ‘giocoso’.
Secondo la sua versione, esistevano due categorie di ‘no’: uno netto, che lui rispettava, e un altro più ambiguo, dopo il quale — a suo dire — la donna avrebbe comunque acconsentito al rapporto. «Quando diceva no secco non facevamo niente», ha spiegato, aggiungendo che in altri casi un gesto affettuoso era sufficiente a cambiare la situazione.
La vittima, tuttavia, non ha mai condiviso questa lettura. Anzi, ha raccontato di essersi svegliata in alcune occasioni mentre l’uomo aveva già avviato un rapporto sessuale, e di averlo lasciato continuare senza tuttavia aver mai espresso un consenso preventivo.
Gli episodi contestati: da Losanna a Interlaken, passando per il Ticino
L’accusa descrive una serie di episodi specifici collocati in luoghi e momenti diversi.
Losanna, giugno 2024
L’imputato si era recato nel Canton Vaud per riconciliarsi con la ragazza dopo un litigio legato alla gelosia. Aveva portato dei fiori. Secondo lui, la serata si era conclusa consensualmente. Ma i messaggi che nello stesso periodo aveva inviato a un’amica raccontano una storia ben diversa, con espressioni esplicite e denigratorie che contraddicono la sua versione. La ragazza ha riferito di aver pianto e di aver cercato di fermarlo già dopo pochi secondi.
Interlaken, un anno dopo
Durante un festival, la vittima sostiene di aver subito un rapporto sessuale forzato, che avrebbe tentato inutilmente di interrompere. Anche in questo caso le versioni dei due protagonisti sono inconciliabili.
Violenze fisiche ad Arbedo e Orselina
L’accusa descrive inoltre due episodi in cui l’imputato avrebbe afferrato la ragazza per il collo, sollevandola da terra e stringendo fino a farle perdere i sensi. Il primo sarebbe avvenuto ad Arbedo nel novembre 2024, il secondo a Orselina nel febbraio 2025. Il 28enne ha negato entrambi gli episodi così come ricostruiti dall’accusa.
La notte della denuncia e l’ipotesi di incapacità di intendere
L’ultimo episodio contestato risale alla notte in cui la giovane ha poi deciso di sporgere denuncia. Secondo il procuratore Akbas, quella sera la donna si trovava in uno stato di alterazione evidente dovuto all’alcol, tanto da gridare e barcollare visibilmente, e non avrebbe potuto esprimere un consenso valido. L’imputato ha negato anche in questo caso di aver usato violenza, pur riconoscendo il clima complessivamente disfunzionale della relazione.
La perizia psichiatrica e le richieste della parte civile
Un aspetto rilevante del procedimento riguarda la perizia psichiatrica disposta nel corso dell’indagine. Gli esperti hanno proposto un trattamento ambulatoriale finalizzato a gestire le difficoltà dell’imputato nell’area della gelosia e della gestione della rabbia. Il 28enne si è detto disponibile a seguire tale percorso.
La parte civile, rappresentata dalla vittima, ha avanzato una richiesta di 20.000 franchi svizzeri a titolo di indennizzo per torto morale, come riconoscimento delle conseguenze psicologiche e personali derivanti dalla relazione.
Il processo è proseguito nel pomeriggio con la presentazione delle richieste di pena da parte del procuratore pubblico, verso una conclusione che dovrà stabilire la verità giudiziaria su vicende che restano, per ora, profondamente contrastanti nelle ricostruzioni delle due parti.



