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Suor Mary Teresa Barron in Vaticano: Leone XIV accelera il cambiamento con un’altra nomina femminile ai vertici della Curia

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Una nuova nomina femminile scuote la Curia romana

Papa Leone XIV ha compiuto un altro passo significativo nel rinnovamento della governance vaticana: suor Mary Teresa Barron, religiosa irlandese originaria della contea di Donegal, è stata nominata segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione. Una scelta che non passa inosservata, tanto nel mondo progressista quanto in quello conservatore della Chiesa cattolica.

Barron, che compirà 58 anni il prossimo 7 novembre, ha alle spalle un curriculum di tutto rispetto. È superiora generale della Congregazione delle Suore di Nostra Signora degli Apostoli e ha guidato, dal 2023 al 2025, l’Unione internazionale delle Superiore generali (UISG). Non si tratta, dunque, di un volto nuovo nel panorama ecclesiastico internazionale.

Un doppio incarico dal 4 gennaio

La nomina al Dicastero per l’Evangelizzazione è solo una parte del nuovo ruolo che attende suor Barron. A partire dal 4 gennaio, assumerà anche la presidenza delle Pontificie Opere Missionarie, rimasta vacante dopo che l’arcivescovo Emilio Nappa — che la guidava fino all’anno scorso — è stato chiamato a ricoprire un altro incarico di peso: la guida del segretariato generale del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano.

Nel suo nuovo ruolo, la religiosa irlandese lavorerà a stretto contatto con il cardinale Luis Antonio Tagle, il porporato filippino che guida il Dicastero come pro-prefetto, e con l’arcivescovo nigeriano Fortunatus Nwachukwu, segretario dello stesso organismo.

Il Dicastero per l’Evangelizzazione: storia e struttura

Vale la pena ricordare che questo Dicastero, storicamente noto come Propaganda Fide, ha cambiato forma e nome con la Costituzione Praedicate Evangelium, promulgata da papa Francesco il 19 marzo 2022. Da quella data, ha incorporato l’ex Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, diventando un unico organismo suddiviso in due sezioni e posto direttamente sotto la guida del pontefice.

Suor Barron, peraltro, non è estranea all’ambiente vaticano: aveva già partecipato, per volontà di Bergoglio, al doppio sinodo sulla sinodalità del 2023 e del 2024, acquisendo così familiarità con le dinamiche interne della Santa Sede.

Il quadro più ampio: le donne in Vaticano sotto due pontificati

La nomina di suor Barron si inserisce in un percorso avviato da Francesco e ora proseguito con decisione da Leone XIV. Negli ultimi anni, la presenza femminile ai vertici della Curia è cresciuta in modo tangibile. Tra i nomi più significativi:

  • Suor Simona Brambilla, prefetta del Dicastero per gli Istituti di Vita consacrata e le Società di Vita apostolica;
  • Suor Raffaella Petrini, presidente del Governatorato dello Stato della Città del Vaticano;
  • Barbara Jatta, alla guida dei Musei Vaticani;
  • Suor Nathalie Becquart, sotto-segretaria della Segreteria generale del Sinodo;
  • Suor Helen Alford, presidente della Pontificia Accademia delle Scienze.

Con Leone XIV il ritmo è ulteriormente aumentato. La sua prima nomina dopo l’elezione, risalente al maggio dello scorso anno, riguardò proprio una donna: suor Tiziana Merletti, insediata come segretaria del Dicastero per la Vita consacrata. In seguito, il pontefice statunitense ha scelto suor Alessandra Smerilli per il Servizio dello Sviluppo umano integrale e Montserrat Alvarado per la Comunicazione. Quest’ultima rappresenta un caso storico: è la prima donna laica a guidare un Dicastero vaticano, una distinzione raggiunta a partire dal novembre scorso.

Le tensioni interne: conservatori e progressisti divisi

Come accade spesso in materia di riforme ecclesiali, le posizioni si polarizzano. Da un lato, una parte del clero conservatore guarda con diffidenza — o aperta ostilità — all’avanzata delle donne nei ruoli di vertice della Curia. Basta scorrere le pagine di alcune voci critiche del mondo cattolico tradizionalista per percepire l’intensità di questo dissenso, che non si è mai sopito nemmeno ai tempi di Bergoglio.

Dall’altro lato, i progressisti ritengono che i passi compiuti, pur apprezzabili, siano ancora insufficienti. La teologa Phyllis Zagano, docente alla Hofstra University di Hempstead (New York) e considerata una delle massime esperte mondiali della storia del diaconato femminile nel Cristianesimo, ha espresso questa posizione con chiarezza sulle colonne del National Catholic Reporter. Secondo la studiosa — già membro della Commissione pontificia per il diaconato delle donne istituita da Francesco nel 2016 — le nomine curiali rappresentano segnali positivi ma limitati: «la ringhiera dell’altare rimane un ostacolo» per l’accesso delle donne al ministero liturgico, ha scritto, sottolineando come il cambiamento culturale nelle diocesi di tutto il mondo avanzi a rilento.

Una riforma silenziosa ma sistematica

Al di là delle polemiche, quello che emerge con chiarezza è una strategia deliberata e coerente. Leone XIV non sta improvvisando: sta portando avanti, con metodo, un processo di inclusione femminile nelle strutture di governo vaticane che Francesco aveva avviato con cautela e che il suo successore sembra intenzionato ad accelerare.

La resistenza di una parte dell’episcopato e del cardinalato è reale, ma fin qui non ha rallentato il ritmo delle nomine. E suor Mary Teresa Barron, che dal 4 gennaio si ritroverà a gestire sia il ruolo di segretaria aggiunta del Dicastero per l’Evangelizzazione sia la presidenza delle Pontificie Opere Missionarie, è la dimostrazione più recente di questa tendenza.

Come spesso nella storia della Chiesa, il cambiamento non avviene attraverso dichiarazioni solenni, ma attraverso decisioni concrete — una nomina dopo l’altra.

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