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Caso Pronzini: i sette municipali di Bellinzona portano la battaglia fino al Tribunale federale di Losanna

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Una raccomandata spedita verso Losanna segna l’ennesimo capitolo di una vicenda giudiziaria che tiene banco nella politica ticinese da diversi anni. I sette membri del Municipio di Bellinzona in carica durante la scorsa legislatura hanno scelto di non fermarsi alla sentenza della Corte di appello e di revisione penale di Locarno e di portare il caso Pronzini davanti al Tribunale federale.

Chi sono i ricorrenti e chi li difende

A promuovere il ricorso, assistiti dall’avvocato Andrea Bersani, sono figure di primo piano della politica bellinzonese:

  • Mario Branda, sindaco di Bellinzona
  • Simone Gianini, già vicesindaco e oggi consigliere nazionale
  • Fabio Käppeli
  • Renato Bison
  • Henrik Bang
  • Giorgio Soldini, non rieletto alle elezioni comunali del 2024
  • Mauro Minotti

Si tratta dell’intero Esecutivo della capitale cantonale nella composizione in vigore tra il 2021 e il 2024, ovvero il periodo al centro della controversia. La loro decisione di rivolgersi ai giudici di Mon Repos testimonia quanto la posta in gioco, almeno sul piano della reputazione personale e istituzionale, sia percepita come rilevante.

Cosa è successo: la frase che ha scatenato tutto

L’origine del contendere risale al settembre 2021, quando il Consiglio comunale di Bellinzona era riunito per discutere di uno dei temi più delicati di quel periodo: i decessi avvenuti durante la prima ondata di COVID-19 presso la casa per anziani di Sementina, struttura di proprietà del Comune.

In quella sede, Matteo Pronzini, consigliere comunale e deputato del Movimento per il socialismo (MPS), prese la parola per commentare una scelta compiuta dal Municipio: quella di presentare ricorso — prima all’Autorità indipendente di ricorso in materia radiotelevisiva (AIRR) e successivamente al Tribunale federale stesso — contro due servizi giornalistici trasmessi dalla RSI sulla vicenda della casa anziani durante la pandemia.

Le parole pronunciate da Pronzini in aula vennero interpretate dai sette municipali come lesive del loro onore. Da qui la denuncia penale, l’avvio del procedimento e un percorso giudiziario che si è rivelato tutt’altro che rapido.

Le sentenze finora: proscioglimento in doppio grado

Il caso ha già attraversato due gradi di giudizio, entrambi con lo stesso esito per Pronzini: il proscioglimento.

La Pretura penale aveva escluso sia il reato di ingiuria che quello di diffamazione. La Corte di appello e di revisione penale di Locarno, con sentenza pronunciata il 7 settembre, ha confermato questa impostazione: secondo la massima istanza giudiziaria ticinese, le dichiarazioni rese da Pronzini in sede consiliare non hanno leso l’onore dei membri dell’Esecutivo bellinzonese.

Una doppia assoluzione che, nelle intenzioni dei ricorrenti, non chiude però la partita. I sette ex municipali ritengono che vi siano ragioni giuridiche sufficienti per sottoporre la questione al vaglio del Tribunale federale, il massimo organo giurisdizionale della Confederazione elvetica.

Il nodo giuridico: onore, critica politica e libertà di espressione

Al cuore della disputa vi è una tensione classica nel diritto penale democratico: dove finisce la legittima critica politica e dove inizia la lesione dell’onore altrui? La questione è tanto più delicata quando chi parla è un eletto che si esprime nell’esercizio del mandato e chi ascolta sono altri rappresentanti istituzionali.

Nel caso specifico, Pronzini commentava una scelta procedurale del Municipio — quella di ricorrere contro i servizi della RSI — in un contesto di forte tensione pubblica legata alla gestione della pandemia. La valutazione dei giudici, in entrambi i gradi, è stata che quella critica rientrasse nei confini della libertà di espressione politica.

Sarà ora il Tribunale federale a stabilire se questa lettura è corretta o se, al contrario, vi siano elementi che meritano una diversa ponderazione. La decisione di Mon Repos, qualunque essa sia, avrà inevitabilmente un valore orientativo per casi analoghi che potrebbero presentarsi in futuro.

Uno sguardo al contesto: la RSI, il COVID e la casa di Sementina

Vale la pena ricordare che l’intera vicenda affonda le radici in uno degli episodi più dolorosi della pandemia in Ticino. La casa per anziani di Sementina fu colpita duramente durante la prima ondata di COVID-19, con un numero significativo di decessi che attirò l’attenzione dell’opinione pubblica e dei media.

La RSI produsse due servizi giornalistici sulla gestione di quella crisi. Il Municipio di Bellinzona, ritenendo quei servizi non corretti o lesivi, decise di impugnarli attraverso i canali previsti dalla legislazione radiotelevisiva. Fu proprio questa scelta — difensiva per l’Esecutivo, discutibile agli occhi di Pronzini — a diventare l’oggetto delle dichiarazioni che hanno dato origine al procedimento penale.

Cosa succederà ora

Con l’invio del ricorso al Tribunale federale, la palla passa ai giudici di Losanna. I tempi della giustizia federale non sono brevi, e difficilmente si avrà una risposta nell’immediato. Nel frattempo, Matteo Pronzini rimane prosciolto e continua a svolgere il suo ruolo politico, mentre alcuni dei suoi accusatori hanno cambiato ruolo istituzionale — come Simone Gianini, ora in Parlamento federale — o non sono stati rieletti.

Il caso Pronzini dimostra ancora una volta quanto il confine tra critica politica e offesa personale sia terreno scivoloso, capace di generare contenziosi lunghi e costosi. La parola definitiva, ora, spetta alla Svizzera istituzionale nella sua espressione più alta.

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