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Rimpasto in Consiglio di Stato ad aprile: chi prenderà le Finanze e chi il Territorio?

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Aprile si avvicina: il Consiglio di Stato ticinese è già in movimento

Il Consiglio di Stato ticinese ha recentemente messo mano a una situazione diventata insostenibile: il Dipartimento del territorio è tornato a Piero Marchesi — successore di Claudio Zali — mentre Norman Gobbi ha ripreso la guida di Polizia e Magistratura. Un riassetto che riporta le lancette indietro, quasi a voler cancellare gli errori del cosiddetto “arrocchino” e ripartire da basi più solide.

Ma questa stabilità ha i giorni contati. La presidente Marina Carobbio Guscetti ha confermato pubblicamente ciò che tutti sanno: Christian Vitta non si ricandiderà, e il nuovo Governo che uscirà dalle urne dovrà decidere come redistribuire i dipartimenti. Il rebus comincia ora.

Le Finanze: il vero nodo di tutta la partita

Tra le variabili in gioco, una emerge con forza trasversale: chiunque si parli, qualunque scenario si consideri, il discorso ritorna sempre allo stesso punto. Le Finanze cantonali rappresentano il dipartimento più delicato e decisivo della prossima legislatura.

Il motivo è chiaro: il Ticino si trova davanti a un disavanzo strutturale che richiederà scelte difficili e coraggio politico. Gabriele Gendotti, già consigliere di Stato PLR, è diretto: chi si farà avanti per guidare quel dipartimento dovrà assumersi una responsabilità non da poco. E dalla risposta a questa domanda dipenderà gran parte dell’assetto complessivo del futuro Governo.

Se le Finanze restassero in casa PLR — con la candidata Farinelli che ha già espresso interesse pubblico — lo spazio per un rimpasto più ampio si ridurrebbe sensibilmente. Se invece a rivendicarle fosse Piero Marchesi, si aprirebbero scenari a catena su quasi tutti gli altri dipartimenti.

Il Territorio: chi lo vuole davvero?

Parallelamente, il Dipartimento del territorio continua ad essere un oggetto del desiderio. Marchesi lo guida attualmente per ragioni contingenti, ma non è detto che lo voglia mantenere sul lungo periodo. Gobbi, dal canto suo, potrebbe rivendicarlo in virtù dell’anzianità, qualora si aprisse una “vacanza”.

Gendotti ricorda un principio consolidato: in assenza di posti liberi, chi guida un dipartimento ha il diritto di conservarlo. Ma si tratta di una consuetudine, non di una regola assoluta. La decisione finale spetta all’intero Consiglio di Stato, che bilancia anzianità, competenze e equilibri complessivi.

Su questo punto, l’ex consigliere di Stato socialista Pietro Martinelli non usa mezzi termini: a suo avviso, il Territorio non dovrebbe finire né alla Lega né all’UDC, partiti che — secondo lui — non sarebbero i più adatti ad affrontare le sfide ambientali e territoriali del Cantone.

De Rosa scioglierà le riserve: il Centro osserva e aspetta

Un’altra incognita di peso riguarda Raffaele De Rosa, il cui annuncio sulla ricandidatura è atteso entro fine ottobre. L’attesa prolungata alimenta interpretazioni e interrogativi sulla sua reale intenzione.

Paolo Beltraminelli, ex consigliere di Stato PPD, ritiene probabile che De Rosa voglia restare, ma segnala dinamiche interne al Centro che potrebbero influire. Il suo profilo — economista di formazione — lo avvicinerebbe idealmente alle Finanze o al Territorio. Se invece il Centro dovesse presentare un volto nuovo, tutto tornerebbe in discussione.

Beltraminelli lancia anche un avvertimento più generale: un ricambio troppo ampio in Consiglio di Stato, senza figure con esperienza, potrebbe compromettere la governabilità del Cantone.

Gli scenari possibili: un mosaico ancora da comporre

Diversi osservatori hanno provato a tracciare possibili configurazioni per il futuro Esecutivo. Ecco alcuni degli scenari più discussi:

  • Marchesi alle Finanze: coerente con la linea UDC sul contenimento della spesa pubblica; lascerebbe aperta la porta a Gobbi per il Territorio.
  • PLR al DECS: il ritorno dei liberali alla Scuola è un’ipotesi citata da più voci, anche in ragione dell’interesse dimostrato attraverso numerosi atti parlamentari.
  • Carobbio al DSS: la presidente del Consiglio di Stato potrebbe ambire al Dipartimento sanità e socialità, affine al suo percorso politico federale.
  • Centro al Dipartimento delle istituzioni: uno scenario evocato da Michele Foletti, che richiamerebbe la tradizione di Giorgio Pedrazzini.

Foletti, sindaco di Lugano e leghista di lungo corso, ricorda come i pronostici in questo campo cambino spesso. Cita il celebre caso del “veto liberale” contro l’assegnazione del DECS a Beltraminelli, che portò poi il dipartimento nelle mani del socialista Manuele Bertoli. La storia insegna prudenza.

Il peso dei partiti e il ruolo dell’autonomia istituzionale

Il presidente cantonale UDC Marco Chiesa invita a non sopravvalutare le pressioni esterne: le scelte sui dipartimenti spettano ai consiglieri di Stato, non ai partiti. A contare devono essere competenze e attitudini individuali, non le ambizioni delle segreterie. Un principio condivisibile, ma che nella realtà politica ticinese si scontra spesso con logiche di equilibrio e negoziazione.

Anche Foletti sottolinea come la forza di ogni partito in Gran Consiglio influenzi indirettamente queste scelte: i messaggi governativi devono trovare una maggioranza in Parlamento, e i rapporti di forza contano.

Conclusione: sei mesi di attesa prima del vero rebus

Il Ticino è entrato in una fase di transizione politica che durerà almeno fino alla primavera. Le elezioni cantonali determineranno i rapporti di forza, le candidature confermeranno o smentiranno le aspettative, e solo allora il puzzle dei dipartimenti potrà trovare la sua forma definitiva.

Una certezza, però, c’è già: come ricordano in molti, dalla prima seduta del nuovo Governo qualcuno uscirà scontento. Quasi sempre, i partiti.

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