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Medio Oriente in fiamme: attacco all’oleodotto saudita, terzo anniversario del 7 ottobre e scontri in Yemen

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Un’infrastruttura strategica nel mirino: l’oleodotto saudita colpito ancora

L’Arabia Saudita si trova nuovamente a fare i conti con un’interruzione del flusso petrolifero lungo l’oleodotto Est-Ovest, una delle arterie energetiche più importanti della regione. Domenica scorsa è stato sferrato un attacco contro la stazione di pompaggio situata nei pressi di Khurais, a est di Riad, causando danni ingenti e la sospensione immediata delle operazioni di trasporto.

La notizia è stata confermata all’agenzia France-Presse da una fonte interna al settore energetico saudita, che ha sottolineato come quella specifica stazione di pompaggio non fosse mai stata colpita in precedenza. Un elemento che segnala un’escalation nella portata e nella scelta degli obiettivi.

L’importanza strategica di questa infrastruttura è notevole: l’oleodotto permette al regno saudita di trasportare il proprio greggio dalle province orientali — dove si concentrano i principali giacimenti — fino al Mar Rosso, aggirando completamente lo Stretto di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più delicati e contesi al mondo. La sua messa fuori servizio rappresenta quindi non solo un danno economico, ma una vulnerabilità geopolitica di primo piano.

Non si tratta di un episodio isolato: l’oleodotto aveva già subito un’interruzione tra l’11 e il 22 settembre scorso. Il ripetersi degli attacchi suggerisce una campagna deliberata contro le capacità logistiche energetiche saudite.

Yemen: offensiva governativa a Bab el-Mandeb

Il quadro regionale si complica ulteriormente con le notizie provenienti dallo Yemen. Le forze fedeli al governo riconosciuto dalla comunità internazionale hanno avviato un’offensiva militare contro le posizioni degli Houthi nel distretto di Dhubab, zona che domina lo Stretto di Bab el-Mandeb, un altro snodo cruciale per il transito marittimo globale.

Secondo quanto riportato dall’agenzia Reuters, le Brigate dei Giganti — un movimento armato filogovernativo — hanno comunicato che i loro primi contingenti hanno raggiunto l’area strategica dello stretto. L’obiettivo dichiarato è la riconquista del territorio attualmente controllato dagli Houthi, che da mesi utilizzano questa posizione per minacciare il traffico marittimo nel Mar Rosso.

La combinazione tra l’attacco all’oleodotto saudita e le tensioni a Bab el-Mandeb delinea uno scenario di crescente instabilità lungo alcune delle rotte energetiche e commerciali più importanti del pianeta.

Israele commemora il 7 ottobre: tre anni dopo il massacro

Mentre il Medio Oriente brucia su più fronti, Israele si è fermato per ricordare il terzo anniversario del massacro del 7 ottobre 2023, con una cerimonia commemorativa di Stato sul Monte Herzl a Gerusalemme.

Il presidente israeliano Isaac Herzog ha preso la parola in un discorso intenso e carico di significato, sottolineando l’obbligo morale e istituzionale di indagare su quanto avvenuto quel giorno. Senza sconti e senza filtri politici, Herzog ha ribadito che il tempo trascorso non può e non deve attenuare la necessità di capire come sia stato possibile un fallimento di tale portata.

Il presidente ha anche lanciato un monito rivolto alla situazione politica interna del paese, invitando a prestare attenzione alle divisioni profonde che attraversano la società israeliana, soprattutto in un periodo caratterizzato da accese campagne elettorali. Un richiamo alla coesione nazionale in un momento di grande fragilità.

Anche il capo di Stato maggiore delle Forze di difesa israeliane, Eyal Zamir, ha preso parte alle commemorazioni con parole di forte impatto emotivo. Nel suo discorso ha ricordato le vittime civili uccise nelle proprie abitazioni, i giovani che non hanno fatto ritorno dopo una serata di festa, gli ostaggi morti in prigionia e i soldati caduti. Zamir ha ribadito con fermezza che condurre un’indagine completa e rigorosa sull’accaduto è un dovere irrinunciabile verso il popolo israeliano e verso le generazioni future.

Operazioni militari a Gaza: un comandante Hamas eliminato

Sul fronte operativo, le Forze di difesa israeliane hanno annunciato l’eliminazione di Ibrahim Mustafa Suleiman Abu Oweimer, comandante di un plotone delle forze d’élite Nukhba di Hamas, durante un’operazione condotta nel campo profughi di Nuseirat nel corso del fine settimana.

Secondo la nota ufficiale dell’esercito israeliano, il militante aveva partecipato all’attacco del 7 ottobre infiltrandosi in territorio israeliano. Nei mesi successivi aveva incrementato le operazioni contro le truppe israeliane e i civili, lavorando attivamente per ripristinare le capacità operative di Hamas in violazione sistematica delle intese sul cessate il fuoco.

Distinto da questo episodio è invece il caso dell’alto funzionario di Hamas Ali al-Amoudi, che secondo il movimento stesso sarebbe sopravvissuto a un attacco israeliano avvenuto sabato scorso a Gaza City. L’operazione, confermata da Israele, ha provocato la morte di cinque persone, tra cui — secondo fonti palestinesi — quattro donne. Il portavoce di Hamas Ghazi Hamad ha comunicato la notizia attraverso l’emittente Al Arabiya.

Un anniversario tra memoria e guerra ancora in corso

Il terzo anniversario del 7 ottobre cade in un contesto in cui il conflitto non accenna a placarsi. Le commemorazioni pubbliche convivono con le operazioni militari attive, le tensioni diplomatiche regionali e un Medio Oriente in cui ogni giorno porta nuove fratture.

  • L’oleodotto Est-Ovest saudita è stato colpito per la seconda volta in poche settimane
  • Le forze yemenite filogovernative spingono verso lo Stretto di Bab el-Mandeb
  • Israele commemora le vittime del 7 ottobre rivendicando il diritto e il dovere di fare chiarezza
  • A Gaza le operazioni militari continuano, con vittime su entrambi i fronti

Il quadro che emerge è quello di una regione in cui le crisi si sovrappongono e si alimentano a vicenda, rendendo ancora più complessa qualsiasi prospettiva di stabilizzazione duratura.

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