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La Svizzera simula un grande terremoto in Romandia insieme ai partner europei: prima esercitazione UCPM sul suolo elvetico

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Una prima assoluta per la protezione civile svizzera

Per la prima volta nella sua storia, la Svizzera partecipa a una grande esercitazione multinazionale nell’ambito del meccanismo europeo di protezione civile (UCPM – Union Civil Protection Mechanism). Lo scenario è quello di un violento terremoto che colpisce la Romandia, la parte francofona del Paese. Un test che non è soltanto simbolico: l’obiettivo è verificare concretamente quanto le squadre di soccorso di nazionalità diverse siano in grado di lavorare fianco a fianco in modo efficace e coordinato.

Lo scenario: EU MODEX Switzerland 2026

L’esercitazione porta il nome di EU MODEX Switzerland 2026 e si svolge in tre sedi principali: il comune di Epeisses nel Cantone di Ginevra, la città di Ginevra stessa e l’aerodromo militare di Payerne, nel Canton Vaud. In tutto sono mobilitate circa 500 persone, di cui la metà provenienti da diversi Paesi dell’Unione Europea e dall’Armenia.

Lo scenario ipotizzato è quello di un sisma di forte intensità che provoca danni gravissimi su larga scala, rendendo insufficienti le risorse nazionali disponibili. A quel punto, secondo le regole del meccanismo UCPM, la Svizzera può formalmente richiedere l’intervento di squadre straniere. È esattamente ciò che viene simulato in questi giorni.

Sul campo: macerie, tecnologia e cani da ricerca

Ad Epeisses la simulazione è stata condotta in condizioni quanto più realistiche possibile. Alcune comparse sono state letteralmente posizionate sotto cumuli di macerie, per permettere ai soccorritori di esercitarsi nelle operazioni di ricerca e salvataggio. Le fasi operative hanno seguito una sequenza precisa:

  • Ricognizione iniziale con strumenti tecnologici avanzati e unità cinofile
  • Ventilazione delle macerie per individuare ed eliminare eventuale presenza di gas o sostanze tossiche
  • Messa in sicurezza del sito prima dell’ingresso delle squadre di salvataggio
  • Coordinamento tra unità provenienti da Paesi diversi con protocolli condivisi

Un aspetto considerato cruciale è quello della comunicazione inter-operativa. Come ha sottolineato il portavoce dell’Ufficio federale della protezione della popolazione (UFPP), Philippe Boeglin, ciò che conta è verificare l’interoperabilità tra le squadre. Non si tratta solo di coordinare i movimenti fisici: bisogna che tutti i soccorritori parlino lo stesso linguaggio tecnico, condividano le stesse procedure, usino gli stessi riferimenti operativi. Ogni secondo perso in una catastrofe reale può avere conseguenze irreversibili.

Parlare «la stessa lingua» per salvare vite

Il comandante della protezione civile del Canton Vaud, François Fleuti, ha insistito proprio su questo punto: in un’emergenza di scala internazionale, la standardizzazione delle procedure non è un dettaglio burocratico, ma una questione di vita o di morte. Quando squadre abituate a lavorare con sistemi diversi si trovano improvvisamente a operare sullo stesso sito, ogni incomprensione operativa può trasformarsi in un ritardo fatale.

Per questo motivo, l’esercitazione prevede anche tutta la catena logistica e amministrativa: dalla gestione dell’attraversamento del confine da parte delle squadre straniere, alla loro distribuzione nelle aree di intervento, fino al coordinamento del rientro. La Svizzera assume in questo contesto il ruolo di Paese richiedente e coordinatore, gestendo l’intero flusso operativo con il coinvolgimento di diversi uffici federali, dei Cantoni interessati, della protezione civile e dell’esercito.

Il precedente di Crans-Montana: quando l’UCPM fu attivato davvero

Questa esercitazione non nasce in un vuoto di esperienza. Già in passato la Svizzera ha avuto modo di testare sul campo il funzionamento del meccanismo europeo di protezione civile in una situazione reale. Nel gennaio scorso, un devastante incendio a Crans-Montana, nel Canton Vallese, aveva causato 41 vittime e 115 feriti. In quella circostanza, Berna aveva attivato l’UCPM in tempi rapidi, ricevendo supporto da diversi Paesi europei che avevano contribuito a garantire assistenza medica e logistica ai pazienti.

Quella tragedia ha confermato l’importanza di avere canali di cooperazione internazionale già rodati e collaudati, pronti ad attivarsi senza perdite di tempo in caso di necessità. La lezione appresa è stata evidentemente recepita: l’esercitazione attuale serve anche a consolidare ciò che l’emergenza reale aveva messo alla prova.

Perché questa esercitazione è importante per il futuro

La Svizzera non è membro dell’Unione Europea, ma partecipa attivamente a numerosi programmi e meccanismi comunitari, tra cui proprio quello della protezione civile. La sua collocazione geografica nel cuore dell’Europa, insieme alla presenza di strutture internazionali di rilievo sul proprio territorio, la rende un attore fondamentale in qualsiasi scenario di gestione delle crisi a livello continentale.

Un terremoto di forte intensità in Romandia non è uno scenario puramente ipotetico: la Svizzera è attraversata da faglie sismiche attive, e la storia geologica della regione registra eventi significativi nel passato. Prepararsi in anticipo, con esercitazioni che coinvolgano più Paesi, è la strategia più efficace per ridurre i danni umani in caso di evento reale.

L’EU MODEX Switzerland 2026 rappresenta dunque un tassello concreto in questa direzione: non uno spettacolo mediatico, ma un banco di prova tecnico e organizzativo il cui valore si misurerà, si spera, soltanto in simulazioni future e mai in tragedie reali.

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