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Conferenza OSCE a Lugano: il Gran Consiglio approva i 4 milioni per la sicurezza tra polemiche e divisioni politiche

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Il Gran Consiglio dice sì: oltre 4 milioni per la conferenza OSCE a Lugano

Il Parlamento cantonale ticinese ha dato il via libera allo stanziamento di 4,133,500 franchi destinati alla gestione della sicurezza della Conferenza ministeriale dell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa (OSCE), in programma a Lugano il 3 e 4 dicembre. Il voto si è concluso con 47 favorevoli, non senza un acceso dibattito tra chi ha sostenuto il credito e chi ne ha chiesto il rigetto.

L’evento porterà sul lago di Lugano i rappresentanti di alto livello dei 57 Stati membri dell’OSCE, trasformando la città in un palcoscenico diplomatico di primo piano. Un appuntamento che comporta responsabilità significative per il Cantone, in particolare sul fronte dell’ordine pubblico.

Un dispositivo di sicurezza imponente

La gestione della sicurezza sarà coordinata dalla Polizia cantonale ticinese, con il supporto delle polizie comunali e di agenti distaccati da altri Cantoni. I numeri sono rilevanti:

  • Circa 320 agenti cantonali impiegati per cinque giorni e altri 180 per quattro giorni;
  • 100 agenti di rinforzo da altri Cantoni per cinque giorni, più 250 per quattro giorni;
  • 100 agenti comunali per cinque giorni, affiancati da altri 200 per quattro giorni.

Il costo complessivo stimato per la sicurezza dell’evento supera i 6,1 milioni di franchi, tenendo conto anche delle prestazioni interne valutate in circa 2 milioni. La Confederazione si è impegnata a rimborsare l’80% dei costi riconosciuti, per un contributo stimato di circa 4,9 milioni. A Berna su richiesta del Governo cantonale saranno messi a disposizione fino a 2.000 militari per compiti di protezione, sorveglianza, ricognizione aerea e logistica.

Oltre al personale, il budget copre spese per vitto e alloggio, veicoli, materiale tecnico-informatico e il noleggio di un sistema antidrone. Sul fronte della viabilità, è prevista la chiusura completa della strada antistante il Padiglione Conza dall’1 al 4 dicembre, con chiusure intermittenti di alcune vie e tratti del lungolago. Lo spazio aereo nella regione di Lugano sarà invece limitato dal 30 novembre al 4 dicembre, con restrizioni in un raggio di 46 chilometri centrato sulla città.

Il rischio manifestazioni e l’incognita geopolitica

Il Governo cantonale ha riconosciuto apertamente che, alla luce dell’attuale clima internazionale, non si escludono manifestazioni o azioni dimostrative legate alle tensioni geopolitiche in corso. Il dispositivo potrebbe quindi subire modifiche nei prossimi mesi, in funzione dell’evoluzione del livello di minaccia. Un margine di incertezza che rende la pianificazione particolarmente complessa e che giustifica, secondo la maggioranza, la flessibilità del credito approvato.

La maggioranza: «Negare il credito renderebbe il Ticino inaffidabile»

La commissione gestione e finanze, nella sua componente di maggioranza, ha invitato il Gran Consiglio ad approvare il credito sottolineando un punto fondamentale: la decisione di ospitare la conferenza è già stata assunta dalla Confederazione. Il Parlamento ticinese non era chiamato a scegliere se tenere o meno l’evento, ma semplicemente a mettere il Cantone nelle condizioni di adempiere ai propri obblighi istituzionali.

Il relatore di maggioranza Fabrizio Sirica (PS) ha avvertito che bocciare il credito avrebbe esposto il Ticino a una figura imbarazzante, trasformandolo agli occhi della Confederazione e della comunità internazionale in un interlocutore poco affidabile.

La minoranza all’attacco: «Che Berna paghi tutto»

Non è mancata una voce critica forte. La minoranza della stessa commissione ha chiesto il rigetto del credito, richiamando due questioni principali: da un lato la situazione delle finanze cantonali, già sotto pressione; dall’altro il precedente della Conferenza sull’Ucraina del 2022, i cui benefici economici e di immagine sono stati giudicati difficilmente quantificabili.

Il relatore di minoranza Tiziano Galeazzi (UDC) non ha risparmiato toni coloriti, definendo l’evento una «passerella di moda» che non produce risultati concreti. Ha anche ricordato i disagi subiti dai commercianti durante eventi analoghi, rimasti senza risarcimento. La posizione dell’UDC, espressa anche attraverso un comunicato ufficiale del partito, è netta: se la Confederazione vuole offrire un palcoscenico internazionale al proprio ministro degli esteri, deve farsi carico integralmente di tutti i costi, compresi eventuali indennizzi per i commercianti penalizzati.

Gobbi: «Ricadute economiche reali, non è una conferenza di guerra»

Il consigliere di Stato Norman Gobbi ha difeso l’appuntamento diplomatico, precisando che si tratta di una riunione annuale nell’ambito dei «buoni uffici» svizzeri — una tradizione a cui la Confederazione non ha mai rinunciato — e non di un vertice sugli armamenti o sul conflitto in corso. Gobbi ha anche ribadito che le ricadute economiche ci saranno concretamente: pernottamenti, tasse di soggiorno e spese delle centinaia di agenti impiegati alimenteranno il tessuto locale. Ha inoltre precisato che parte dei costi — come gli stipendi della Polizia cantonale — esistono indipendentemente dall’evento.

Un’opportunità internazionale, ma con un prezzo politico

Per il Governo ticinese, ospitare la conferenza OSCE rappresenta un’occasione per far conoscere Lugano e il Ticino in ambito internazionale. Ma il voto di oggi ha mostrato che questa opportunità ha un prezzo politico preciso: quello di un Parlamento diviso, con una parte significativa che non intende accollarsi spese che ritiene di competenza federale. Il credito è passato, l’evento si farà. Resta aperto il dibattito su chi debba pagare davvero il conto.

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