Una squadra di cinque per conquistare il Governo cantonale
Al Centro Talete di Lamone, Avanti con Ticino&Lavoro ha tolto il velo sulla propria formazione per il Consiglio di Stato. I cinque candidati sono Amalia Mirante, Valentina Muehlemann, Giovanni Albertini, Evaristo Roncelli e Sergio Savoia. Il movimento ha scelto come filo conduttore della campagna un messaggio diretto e inequivocabile: «il coraggio di cambiare».
L’obiettivo dichiarato è quello di portare un vento nuovo nell’Esecutivo cantonale, rimescolando equilibri che il movimento considera cristallizzati e autoreferenziali. Non un semplice appuntamento elettorale, dunque, ma una sfida aperta all’intero sistema di governo ticinese.
Critica senza filtri all’Esecutivo cantonale
La granconsigliera Amalia Mirante ha aperto il confronto con toni netti, senza ricorrere a eufemismi diplomatici. Al centro della sua analisi c’è l’immobilismo dell’attuale Consiglio di Stato, accusato di aspettare che i problemi ordinari si trasformino in emergenze prima di intervenire — salvo poi levare lamentele senza proporre soluzioni concrete.
Un approccio che, secondo Mirante, ha permesso a «scandali e scandaletti» di accumularsi senza che l’Esecutivo prendesse una posizione chiara. Il caso più preoccupante, sul piano numerico, riguarda le finanze cantonali: le proiezioni attuali indicano un disavanzo che potrebbe raggiungere il mezzo miliardo di franchi entro tre anni. Una traiettoria che il movimento ritiene insostenibile e che impone, a suo dire, un cambio di rotta immediato.
«Manca una direzione», ha sottolineato Mirante. «Manca qualcuno che sappia dove vogliamo andare.» Un giudizio che si traduce in una lista di urgenze rimaste troppo a lungo senza risposta: costo della vita, retribuzioni, premi assicurativi, occupazione, sicurezza e sostenibilità del sistema di welfare.
Il nodo salariale: 1.300 franchi di divario ogni mese
Tra i temi cardine del programma del movimento spicca la questione salariale, che in Ticino assume contorni particolarmente critici. I dati citati durante l’evento parlano chiaro: le retribuzioni medie nel cantone sono inferiori di circa 1.300 franchi mensili rispetto alla media svizzera. Un gap strutturale che si scontra con un costo della vita allineato — e talvolta superiore — agli standard nazionali.
Il paradosso, sintetizzato con la formula «salari sempre più italiani, costi svizzeri», descrive una pressione crescente sulle famiglie ticinesi, strette tra buste paga inadeguate e spese fisse in aumento. A pesare in misura sempre maggiore sono anche i premi delle assicurazioni obbligatorie, che erodono progressivamente il potere d’acquisto delle economie domestiche.
Su questi fronti, il movimento propone un approccio più interventista e orientato ai risultati, distante dalla gestione attendista che attribuisce all’Esecutivo in carica.
Dal debutto del 2023 all’ambizione di governo
Appena due anni fa, alle elezioni cantonali del 2023, Avanti con Ticino&Lavoro era riuscita nell’impresa non scontata di conquistare tre seggi in Gran Consiglio alla propria prima partecipazione. Un risultato che aveva sorpreso molti osservatori e che aveva dimostrato la capacità del movimento di intercettare una domanda politica reale nella società ticinese.
Oggi l’asticella è molto più alta. L’obiettivo non è soltanto consolidare la presenza in parlamento — per la quale sono già state raccolte circa una cinquantina di candidature al Gran Consiglio durante il meeting — ma fare il salto verso il Consiglio di Stato, conquistando almeno un seggio nell’Esecutivo cantonale.
La lista definitiva dei candidati al Legislativo, che conterà novanta nomi, verrà resa pubblica nel corso del mese di novembre. Un appuntamento che il movimento considera strategico per costruire una coalizione parlamentare capace di incidere davvero sulle decisioni di governo.
Rompere la «collegialità di casta»
Al di là dei temi di programma, Avanti con Ticino&Lavoro pone anche una questione di metodo e cultura politica. Il movimento critica apertamente quella che definisce una collegialità declinata come omertà di casta: la tendenza, cioè, a chiudere le istituzioni in un perimetro autoreferenziale, lontano dai bisogni quotidiani dei cittadini.
La proposta alternativa è quella di un governo più trasparente, capace di aprirsi al confronto e di rendere conto delle proprie scelte in modo diretto. Un messaggio che si rivolge esplicitamente agli elettori ticinesi, invitati a considerare queste elezioni come un’opportunità concreta di discontinuità.
In un cantone che affronta sfide strutturali — dal mercato del lavoro alle finanze pubbliche, dalla sanità alla coesione sociale — la domanda che il movimento porta nelle urne è, in fondo, semplice: è possibile governare il Ticino in modo diverso? Avanti con Ticino&Lavoro scommette di sì, e lo fa con cinque candidati pronti a metterci la faccia.



