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Intelligenza artificiale e Svizzera: gli svizzeri vogliono regole vere, non promesse vuote

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Ginevra 2027: la posta in gioco per la Svizzera sull’IA

Mancano ancora due anni al summit internazionale sull’intelligenza artificiale che si terrà a Ginevra nel 2027, ma la società svizzera ha già le idee ben chiare su cosa si aspetta da quell’appuntamento. Un sondaggio rappresentativo — commissionato dall’AI Summit Alliance e condotto da Early Studies insieme all’istituto gfs.bern tra il 2 e il 14 settembre scorsi — ha interpellato mille adulti nelle tre regioni linguistiche del Paese. Il messaggio è netto: da Ginevra devono uscire impegni concreti e vincolanti, non semplici dichiarazioni di principio.

Sicurezza prima di tutto: un consenso trasversale

Il dato che colpisce di più è la chiarezza con cui gli intervistati si esprimono sul bilanciamento tra sviluppo tecnologico e tutela dei rischi. Alla domanda su cosa dovesse avere la precedenza a livello globale nello sviluppo dell’IA, l’84% ha scelto la sicurezza, contro un esiguo 14% che ha optato per l’innovazione. Il 39% ha precisato di voler anteporre la sicurezza «sempre», senza eccezioni.

Questa posizione non vacilla nemmeno di fronte alle conseguenze economiche. Il 65% degli intervistati accetterebbe un rallentamento nello sviluppo dell’intelligenza artificiale pur di non sacrificare la tutela della sicurezza, anche sapendo che ciò potrebbe tradursi in opportunità mancate per le imprese svizzere.

No allo sviluppo senza controllo

La bocciatura dello sviluppo tecnologico privo di supervisione è altrettanto decisa. L’81% si oppone all’idea di lasciare alle aziende carta bianca per sviluppare sistemi di IA il più velocemente possibile, con controlli minimi. La metà del campione si è espressa in modo netto e categorico in questa direzione.

Sul fronte dei poteri pubblici, l’85% ritiene opportuno che il Consiglio federale possa intervenire qualora lo sviluppo dell’IA rappresentasse un pericolo concreto. E il controllo umano sui sistemi più avanzati è considerato irrinunciabile dalla quasi totalità degli intervistati: il 97% vuole che l’IA rimanga sotto supervisione umana.

Gli autori dello studio tengono comunque a precisare che non si tratta di una posizione anti-tecnologica. Il 71% vorrebbe che la Confederazione sostenesse attivamente le proprie aziende del settore sui mercati internazionali. Anche tra chi si aspetta dall’IA grandi progressi in campo scientifico e medico, la sicurezza mantiene la priorità nell’83% dei casi.

Il ruolo della Svizzera: grandi aspettative, poca fiducia

Un secondo messaggio forte emerge riguardo alla posizione internazionale della Svizzera. Il 77% degli intervistati vorrebbe che il Paese giocasse un ruolo guida nella definizione di standard globali condivisi, e il 94% considera prioritaria la promozione di norme internazionali vincolanti per i sistemi di IA più potenti.

Eppure, le aspettative concrete sono molto più contenute dei desideri. Soltanto il 3% ritiene che la Svizzera disponga già oggi di una reale influenza sulla governance globale dell’IA, e solo il 13% ritiene probabile che la acquisisca in futuro. Il 68% non ci crede. Il rapporto descrive questa situazione come un «forte mandato popolare» a cui si contrappone «una fiducia molto limitata» nella capacità del Paese di tradurlo in peso politico reale.

Cosa rende un vertice un successo — o un fallimento

Le attese per il summit ginevrino sono alte e ben definite. Circa due terzi degli intervistati attribuiscono un’«importanza cruciale» a tre obiettivi specifici:

  • Definire quadri internazionali per la sicurezza dell’IA
  • Concordare misure concrete contro i rischi più gravi
  • Rafforzare gli standard per i sistemi più potenti

Solo l’11% considera altrettanto cruciale la promozione dell’innovazione e della crescita economica. L’immagine della Svizzera è direttamente in gioco: per il 91% degli intervistati, un vertice che producesse impegni di sicurezza vincolanti per le grandi aziende dell’IA migliorerebbe la reputazione del Paese. All’opposto, una semplice dichiarazione d’intenti senza vincoli peggiorerebbe l’immagine della Svizzera secondo il 57%, mentre un vertice privo di qualsiasi accordo concreto la danneggerebbe secondo il 73%.

Generazioni e regioni: somiglianze e differenze

Le differenze più marcate tra le fasce d’età riguardano l’esperienza quotidiana con l’IA. L’83% dei giovani tra 18 e 39 anni ha già osservato persone che si affidano all’IA per compiti che prima svolgevano autonomamente, contro il 57% degli over 65. Sul piano politico, la tendenza si inverte parzialmente: il 63% dei giovani considera la sicurezza una priorità assoluta rispetto all’innovazione, contro l’84% degli anziani. L’orientamento di fondo, tuttavia, rimane coerente in tutte le generazioni.

Anche tra le regioni linguistiche si registrano sfumature. I romandi mostrano un rapporto più diretto con le trasformazioni lavorative legate all’IA: l’81% ha già osservato o si aspetta a breve un aumento di produttività grazie alla tecnologia, contro il 43% degli svizzero-tedeschi. Sul ruolo internazionale della Svizzera, i francofoni si esprimono con maggiore convinzione (91% favorevoli), rispetto al 71% degli svizzero-tedeschi.

Il punto di vista della Svizzera italiana

Il campione degli italofoni conta 43 persone, un numero troppo ridotto per conclusioni statisticamente solide (il margine d’errore supera i 10 punti percentuali). Alcune tendenze meritano però di essere registrate. Anche nella Svizzera italiana la sicurezza prevale sull’innovazione (79%), ma solo il 21% opta per la versione più categorica «sempre prima», rispetto al 39% nazionale. Gli italofoni appaiono inoltre più aperti a esiti meno ambiziosi per il vertice: il 58% vedrebbe positivamente anche una dichiarazione non vincolante, contro il 29% della media nazionale. Molto netto, invece, il dato sul lavoro: l’86% degli intervistati a sud delle Alpi osserva già — o si aspetta presto — un aumento di produttività legato all’uso dell’IA in ambito professionale.

Un mandato chiaro, una sfida aperta

Il sondaggio restituisce l’immagine di una società che non ha paura dell’intelligenza artificiale, ma che vuole governarla con regole serie. Gli svizzeri chiedono che Ginevra 2027 non si riduca a un evento di facciata: vogliono accordi che impegnino davvero i grandi attori del settore. La distanza tra questo mandato popolare e la capacità reale della Svizzera di incidere sulla scena internazionale resta la vera sfida da affrontare nei mesi che precedono il vertice.

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