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Lido San Domenico di Lugano: quasi 4.000 firme contro la privatizzazione di uno spazio collettivo amato

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Lugano e i suoi spazi collettivi: un tema che mobilita i cittadini

Che il tema degli spazi aperti e accessibili a tutti stia toccando una corda sensibile nella cittadinanza luganese è ormai difficile da contestare. Lo dimostra il grande afflusso di persone registrato nel pomeriggio del recente evento pubblico “Più spazi”, svoltosi a partire dalle 15.30 nella zona di Castagnola. Un appuntamento dedicato al futuro dei luoghi di aggregazione collettiva in città, che ha visto una partecipazione ben superiore alle aspettative e che ha confermato come la questione sia tutt’altro che marginale nell’agenda civica locale.

Al centro della discussione, inevitabilmente, c’era lui: il Lido San Domenico, uno dei luoghi più identitari e frequentati di Lugano, oggi al cuore di una controversia che oppone la volontà del Municipio di coinvolgere soggetti privati nella sua gestione alla resistenza di una fetta significativa della popolazione.

La petizione che ha cambiato il tono del dibattito

Tutto è partito tre settimane fa con il lancio di una petizione popolare dal titolo inequivocabile: «Salviamo il Lido San Domenico: RISANARE SÌ, SNATURARE NO!». Nel giro di pochi giorni, il testo ha superato le quasi 4.000 firme, un risultato che ha sorpreso anche i suoi promotori e che racconta molto del legame che i lugnanesi hanno con questo luogo.

La petizione non si oppone in linea di principio a interventi di risanamento o ammodernamento della struttura — considerati anzi necessari — ma contesta il metodo e la direzione scelta dall’amministrazione comunale. Nel mirino dei firmatari c’è il mandato relativo al partenariato pubblico-privato deliberato dal Municipio, percepito come un rischio concreto per l’anima e la vocazione popolare del Lido.

La richiesta è diretta: che il Municipio faccia marcia indietro e annulli l’affidamento del mandato, aprendo eventualmente a soluzioni alternative che non mettano a repentaglio l’accessibilità e la caratterizzazione pubblica del sito.

Cosa temono i promotori: non solo i soldi, ma l’identità

Sarebbe riduttivo leggere questa mobilitazione come una semplice questione di fondi o di gestione economica. Chi ha promosso la petizione è chiaro su questo punto: la preoccupazione principale non riguarda il modello di finanziamento in sé, ma il rischio che una logica commerciale finisca per snaturare un luogo che ha costruito nel tempo una propria identità consolidata.

Il Lido San Domenico non è una struttura qualsiasi. È uno spazio che nel corso degli anni è diventato punto di riferimento per famiglie, sportivi, giovani e anziani, con una fruizione inclusiva e accessibile. Trasformarlo in qualcosa di più simile a un’offerta privata — con tutti i meccanismi di selezione economica che questo comporta — significa, secondo i promotori, perdere qualcosa di difficilmente recuperabile.

  • Rischio di esclusione delle fasce sociali meno abbienti
  • Possibile riduzione degli spazi a uso libero
  • Trasformazione dell’identità del luogo a vantaggio di logiche di profitto
  • Perdita di un presidio di socialità aperto a tutti

Il sostegno politico e la voce del Municipio

La petizione ha trovato appoggio anche in alcune forze politiche locali, ampliando il perimetro della contestazione oltre la semplice società civile. Questo ha inevitabilmente alzato la temperatura del confronto, portando la vicenda al centro dell’agenda politica cittadina.

Dal lato dell’amministrazione, a prendere pubblicamente la parola è stato Roberto Badaracco, capodicastero Cultura, Sport ed Eventi della Città di Lugano. Il suo commento alla raccolta firme non ha negato il valore del segnale lanciato dalla cittadinanza, anzi: ha riconosciuto che il risultato era, in un certo senso, prevedibile, data la forte affezione che i lugnanesi nutrono nei confronti del Lido.

«Il Lido San Domenico ha un’utenza molto affezionata e in generale è entrato nell’immaginario collettivo per le sue peculiarità», ha dichiarato Badaracco, aggiungendo che il numero di firme raccolte «testimonia e ribadisce quest’affezione della cittadinanza». Una lettura che, però, non sembra aver modificato la posizione ufficiale del Municipio rispetto al mandato già assegnato.

Un confronto aperto che Lugano non può ignorare

L’evento di Castagnola ha avuto il merito di portare questa discussione fuori dalle aule istituzionali e di restituirla alla dimensione del dibattito pubblico. Cittadini, attivisti, rappresentanti politici e semplici frequentatori del Lido si sono ritrovati in un contesto informale per ragionare insieme su cosa significa davvero uno spazio collettivo in una città come Lugano.

La domanda di fondo, in realtà, va oltre il caso specifico del Lido San Domenico. Riguarda il tipo di città che si vuole costruire: una realtà urbana dove i luoghi di aggregazione libera e gratuita vengono tutelati come beni comuni, oppure un contesto sempre più orientato verso la valorizzazione economica degli spazi, anche di quelli storicamente pubblici.

Con quasi 4.000 firme in poche settimane e un evento che ha registrato una partecipazione inaspettatamente ampia, è evidente che Lugano non è indifferente a questa scelta. Il dibattito è aperto, e le prossime settimane diranno se il Municipio deciderà di ascoltare questa voce o di andare avanti per la strada già tracciata.

Il futuro del Lido: tra risanamento e identità

Ciò che emerge con chiarezza da questa vicenda è che i lugnanesi non sono contrari al cambiamento o agli investimenti necessari per mantenere il Lido in buono stato. La distinzione che i firmatari della petizione chiedono di rispettare è quella tra risanare e snaturare: due operazioni che possono coesistere nella forma, ma che producono risultati radicalmente diversi nella sostanza. Una distinzione che, a quanto pare, vale la pena di difendere con forza.

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