Lago di Lugano, accesso pubblico alle rive: una battaglia ancora aperta a Melide
Non bastano buone intenzioni e piani di riqualifica per restituire ai cittadini le rive del lago. A Melide, piccolo comune affacciato sul Ceresio, la storia di alcune spiaggette pubbliche si è trasformata in un intreccio di questioni legali, proprietà frazionate e trattative fallite. Se qualche anno fa due aree erano state recuperate e messe a disposizione della comunità, altrettante rimangono oggi in un limbo, in attesa di una soluzione che si preannuncia lunga e tutt’altro che economica.
Il prato dell’ex Villa Branca: da un accordo informale a una causa in Tribunale
La prima area in questione è il prato affacciato sul lago di fronte all’ex Villa Branca, oggi diventata un complesso residenziale. La vicenda ha radici lontane: nel 2005 era stato raggiunto un accordo verbale tra il Comune e i promotori dell’edificio, che prevedeva la cessione gratuita del terreno all’ente pubblico. Un’intesa però mai tradotta in atti formali e registrata ufficialmente.
Nel frattempo la situazione si è complicata notevolmente. Oggi quel terreno non fa più capo a un unico soggetto, ma è ripartito tra una quarantina di condomini, ciascuno con la propria quota di comproprietà. Perché la cessione potesse avvenire in forma volontaria, sarebbe stata necessaria l’unanimità dei firmatari, inclusa la relativa domanda di costruzione. Un obiettivo che si è rivelato irraggiungibile.
Come ha spiegato il sindaco Emiliano Delmenico, il tentativo di mediazione con i proprietari non ha prodotto alcun risultato concreto: due condomini si sono opposti, rendendo impossibile il percorso consensuale. A questo punto il Comune ha avviato la procedura di esproprio, l’unica via rimasta percorribile. Che il terreno finirà nelle mani del Municipio sembra pressoché certo — il fondo non ha indici edificatori e il suo utilizzo pubblico è già previsto — ma a stabilire il prezzo sarà un giudice.
I costi: fino a mezzo milione di franchi
Per procedere, il Municipio ha predisposto un messaggio con cui chiede al Consiglio comunale l’autorizzazione a stare in lite. Un passaggio formale ma indispensabile, visto che l’operazione potrebbe comportare oneri significativi per le casse comunali. La perizia commissionata nelle scorse settimane ha stimato il valore del terreno tra i 420.000 e i 460.000 franchi, ma non è tutto: a questa cifra si dovranno sommare i fondi necessari per la bonifica dell’area, incluso il consolidamento del muro a lago, che secondo Delmenico sta cedendo. Nella peggiore delle ipotesi, il costo complessivo dell’operazione potrebbe avvicinarsi a mezzo milione di franchi.
La spiaggetta di Villa Maria: accordo possibile, ma a condizioni che il Comune rifiuta
La seconda area riguarda la striscia di terreno sul lungolago Gallino, di fronte a Villa Maria. In questo caso il dialogo con i comproprietari è tecnicamente aperto, ma le condizioni poste rendono la trattativa di fatto impossibile.
I proprietari sarebbero disposti a sottoscrivere la domanda di costruzione necessaria per procedere con la riqualificazione, ma chiedono in cambio una convenzione ventennale: dopo vent’anni, la spiaggetta tornerebbe automaticamente nella loro disponibilità. Una clausola che il sindaco Delmenico ha categoricamente respinto.
«Che eredità lascerei al Comune accettando queste condizioni?» ha dichiarato il primo cittadino, sottolineando come un accordo a tempo determinato tradirebbe lo spirito stesso della riqualificazione. La logica è chiara: investire risorse pubbliche per creare uno spazio accessibile ai cittadini, per poi vederlo restituito ai privati dopo due decenni, non rappresenta una soluzione sostenibile né giuridicamente né politicamente.
A rendere il quadro ancora più amaro è il coinvolgimento del Cantone: la collaborazione istituzionale era stata fino ad ora positiva, ma il fatto che si spinga ora il Comune verso la sottoscrizione di questa convenzione ha deluso le aspettative dell’amministrazione locale.
Un problema diffuso: l’accesso alle rive lacustri in Ticino
La vicenda di Melide non è un caso isolato. In molti comuni ticinesi affacciati sui laghi, la questione dell’accesso pubblico alle rive continua a scontrarsi con una realtà fatta di proprietà private, accordi mai formalizzati e interessi economici difficili da conciliare con quelli collettivi.
I principali ostacoli che emergono da questa vicenda sono riassumibili in pochi punti:
- Accordi verbali o informali stipulati decenni fa e mai trascritti in atti ufficiali
- Frammentazione della proprietà tra numerosi soggetti privati, spesso difficili da coordinare
- Costi elevati delle procedure di esproprio, che gravano sui bilanci comunali
- Condizioni poste dai privati che rendono gli accordi volontari di fatto inaccettabili
- Tempi lunghi legati alle procedure giudiziarie e amministrative
Prospettive: percorso in salita, ma il Comune non arretra
Nonostante le difficoltà, l’amministrazione di Melide sembra determinata ad andare avanti su entrambi i fronti. Per il prato dell’ex Villa Branca la strada è ormai segnata: si andrà in Tribunale e sarà il giudice a fissare il corrispettivo dell’esproprio. Per la spiaggetta di Villa Maria, invece, la situazione rimane in stallo, in attesa che le parti trovino — se mai lo faranno — un punto d’incontro che non comprometta il carattere permanente dell’accesso pubblico.
Il messaggio politico del sindaco Delmenico è in ogni caso chiaro: restituire ai cittadini l’accesso al lago è una priorità, ma non a qualsiasi condizione. Accettare accordi che garantiscano solo un accesso temporaneo significherebbe rinunciare alla sostanza stessa di quell’obiettivo, scaricando sui futuri amministratori un problema che prima o poi tornerebbe a presentarsi.
Nel frattempo, le due spiaggette restano inaccessibili, e il Ceresio continua a scorrere — immutabile — di fronte a terreni che attendono ancora di essere restituiti alla comunità.



