Stretto di Hormuz: scontri navali e dichiarazioni delle Guardie della Rivoluzione
Le acque dello Stretto di Hormuz tornano al centro della crisi geopolitica mediorientale. Il portavoce delle Guardie della Rivoluzione iraniane, Hossein Mohebi, ha confermato che da oltre ventiquattro ore sono in corso scontri militari nella strategica via d’acqua, riferendo che Teheran ha agito contro alcune imbarcazioni in transito e ha bloccato il passaggio di piccole navi. Mohebi ha anche sottolineato che, almeno di recente, gli Stati Uniti non hanno risposto alle iniziative iraniane in quell’area.
A complicare ulteriormente il quadro, un’esplosione è stata segnalata nelle vicinanze di Jomhori Boulevard a Zahedan, città del sud-est dell’Iran al confine con il Pakistan. Sia l’agenzia Isna che Iran International hanno riportato la notizia, mentre l’agenzia Fars — legata alle Guardie della Rivoluzione — ha precisato che le cause non sono ancora accertate.
Colloqui Iran-USA: la mediazione del Qatar si arena
Sul fronte diplomatico, i tentativi del Qatar di avvicinare le posizioni di Washington e Teheran si sono rivelati finora infruttuosi. Secondo quanto ricostruito da Axios attraverso tre fonti informate, i colloqui della settimana non hanno prodotto progressi concreti: nessuna delle due parti sembra disposta a fare passi indietro.
La situazione è descritta come uno stallo profondo. L’Iran chiede che gli Stati Uniti accettino di tornare al Memorandum d’intesa di giugno prima di qualsiasi altra concessione, mentre Washington si ritiene in una posizione di forza e non avverte l’urgenza di scendere a compromessi. I funzionari qatarini, pur confermando l’intenzione di proseguire nei propri sforzi, mostrano una crescente frustrazione nei confronti di entrambe le parti.
Anche altri attori regionali — tra cui Pakistan ed Egitto — hanno esortato Teheran ad accettare concessioni in campo nucleare, ma gli iraniani sembrano condizionare qualsiasi apertura a una preventiva disponibilità americana. Nel frattempo, fonti statunitensi segnalano che il presidente Donald Trump potrebbe valutare un rilancio delle operazioni militari su larga scala dopo le elezioni di midterm, qualora lo stallo diplomatico dovesse persistere.
Pressione economica su Teheran: ricompense e sanzioni USA
Sul fronte delle pressioni economiche, il Dipartimento di Stato americano ha annunciato una ricompensa da 15 milioni di dollari per chiunque fornisca informazioni utili a colpire i meccanismi finanziari del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (Irgc). Il portavoce Tommy Pigott ha inoltre comunicato l’imposizione di sanzioni a otto nuove entità e cinque individui ritenuti coinvolti nell’approvvigionamento di armi o componenti bellici per l’Iran.
Si tratta dell’ultimo di una serie di interventi economici volti a isolare Teheran: già ad agosto erano stati promessi 10 milioni di dollari per informazioni su cinque alti comandanti dei pasdaran. Washington ha ribadito l’impegno a collaborare con i partner internazionali per smantellare le reti di proliferazione iraniane.
Gaza: raid israeliano nel quartiere di Tal al-Hawa
Sul fronte di Gaza, un attacco aereo israeliano contro un veicolo nel quartiere di Tal al-Hawa, a Gaza City, ha causato la morte di cinque palestinesi e il ferimento di oltre dieci persone. Lo riferisce l’agenzia Wafa citando fonti ospedaliere dell’Al-Shifa. Le Forze di difesa israeliane (Idf) hanno comunicato che il raid aveva come obiettivo un esponente di un gruppo armato, senza fornire ulteriori dettagli nell’immediato.
Netanyahu e le agenzie di sicurezza: versioni discordanti sul rischio di attacchi
In Israele si registra una tensione insolita tra il governo e gli apparati di sicurezza. Il premier Benjamin Netanyahu, in visita alla base aerea di Tel Nof, ha dichiarato l’esistenza di segnali che indicherebbero possibili attacchi da parte dei nemici del Paese in prossimità delle elezioni. Tuttavia, fonti militari citate da Haaretz smentiscono questa lettura: al momento non sarebbero stati rilevati movimenti operativi concreti né preparativi che suggeriscano un’offensiva imminente.
Le agenzie di sicurezza israeliane non avrebbero preso alcuna decisione circa un innalzamento del livello di allerta, la mobilitazione dei riservisti o la convocazione di personale per le emergenze. Il leader dell’opposizione Yair Lapid, dopo un briefing con Netanyahu, ha invitato alla calma, affermando che non vi sono ragioni per gettare la popolazione nel panico. Lapid ha anche criticato implicitamente il premier, sostenendo che le basi militari non sono la sede adatta per messaggi dalla valenza elettorale, e ha chiesto la convocazione di un incontro congiunto con il capo dello Shin Bet e il presidente della Commissione elettorale centrale.
Fine della missione anti-ISIS in Iraq: un capitolo che si chiude
Una notizia attesa da tempo giunge dall’Iraq: il Pentagono ha annunciato ufficialmente la conclusione della missione della coalizione antijihadista a guida statunitense, attiva nel Paese da dodici anni. Il ritiro delle forze e delle attrezzature dalla base aerea di Erbil segna, secondo il portavoce del Dipartimento della Difesa Sean Parnell, il completamento della missione che ha sconfitto lo Stato Islamico in Iraq.
Il premier iracheno Ali al-Zaidi ha accolto la notizia come l’avvio di una nuova fase per il Paese, caratterizzata da piena sovranità, istituzioni più solide e partnership internazionali più equilibrate. La cerimonia di chiusura ha segnato simbolicamente la transizione verso una gestione autonoma della sicurezza nazionale da parte di Baghdad.
Libano: artiglieria israeliana e sorvoli nel sud
Nel Libano meridionale, l’agenzia Nna ha segnalato colpi di artiglieria israeliana sulla località di al-Mansouri, nel distretto di Tiro, nelle prime ore del mattino. Al Jazeera ha inoltre riferito di intensi sorvoli di aerei da guerra israeliani sulla regione, in un clima di crescente sorveglianza militare lungo il confine settentrionale di Israele.



