Una notte di fuoco su Kiev: droni russi, ponti colpiti e civili feriti
La guerra in Ucraina entra in una nuova fase strategica. Nella notte, droni russi hanno colpito la città di Hostomel, nell’oblast di Kiev, devastando alcuni magazzini e ferendo quattro persone. Tra le vittime si conta anche una bambina di 8 anni, raggiunta da una scheggia a un arto inferiore e successivamente ricoverata in ospedale. Gli altri tre feriti – due uomini e una donna – hanno riportato numerose lacerazioni. A darne conferma è stato il capo dell’amministrazione militare locale, Tymur Tkachenko.
Ma gli attacchi non si sono fermati alla periferia. Nelle stesse ore, un nuovo raid ha preso di mira il Ponte Nord di Kiev, danneggiando il manto stradale e le linee aeree dei filobus, con conseguente blocco del traffico. Il sindaco della capitale, Vitali Klitschko, ha lanciato l’allarme via Telegram prima ancora dell’arrivo dei servizi di emergenza.
Il Ponte Nord e il Ponte Sud: due simboli ora nel mirino
L’attacco al Ponte Nord è avvenuto a soli due giorni dalle ripetute incursioni sul Ponte Sud della capitale, anch’esso bersagliato più volte tra giovedì e venerdì. Si tratta di due infrastrutture fondamentali: entrambe collegano la parte orientale con quella occidentale di Kiev e, fino a giovedì scorso, non erano mai state colpite direttamente.
Il fatto che la Russia abbia ora preso di mira questi snodi vitali rappresenta, secondo gli osservatori, un cambio di tattica significativo. Klitschko ha descritto la situazione con parole dure: gli attacchi, ha detto, stanno «facendo a pezzi Kiev». La città conta circa tre milioni di abitanti e la metropolitana è il mezzo di trasporto su cui si affida la maggior parte dei residenti per muoversi. La sospensione del traffico sul Ponte Sud ha già causato gravi disagi alla circolazione urbana.
Verso il 2027: quanto costerà sostenere l’Ucraina?
Mentre le bombe cadono sulle infrastrutture ucraine, a Bruxelles si lavora sui numeri di un sostegno finanziario che rischia di crescere in modo considerevole. Secondo quanto appreso dall’agenzia ANSA, l’Ucraina potrebbe necessitare, nel solo 2027, di fino a 70 miliardi di euro aggiuntivi rispetto ai 45 miliardi già previsti dal prestito dell’Unione Europea.
La suddivisione di questa cifra è già abbozzata:
- Circa 40 miliardi sarebbero destinati al supporto macrofinanziario, ovvero alla tenuta delle strutture statali ucraine;
- Circa 30 miliardi andrebbero invece agli aiuti per la difesa, un settore in cui il quadro operativo cambia rapidamente – anche per la comparsa dei nuovi droni a reazione russi.
Bruxelles e Kiev sono attualmente in contatto stretto per definire le esigenze con precisione. Un report dettagliato potrebbe essere presentato ai 27 Stati membri già in occasione del Consiglio europeo di ottobre. Per il 2026, invece, non si segnalano lacune nell’assistenza finanziaria, ma rimane «fondamentale» che il parlamento ucraino approvi le riforme previste dagli accordi.
L’Europa non può farcela da sola: il ruolo dei partner internazionali
Il peso di questi numeri non è trascurabile, soprattutto in un momento in cui i bilanci dei Paesi europei sono già sotto pressione a causa degli effetti inflattivi legati al conflitto in Iran. Un alto funzionario europeo ha riconosciuto apertamente che «l’Europa non può far fronte a tutto questo da sola» e ha sottolineato come il contributo dei partner internazionali sia da considerarsi «cruciale».
Con gli Stati Uniti di Donald Trump sempre più defilati rispetto al sostegno a Kiev, l’attenzione si sposta su altri alleati: Canada, Regno Unito, Norvegia, Australia, Nuova Zelanda, Giappone e Corea del Sud. Nei prossimi mesi sono previsti summit sia con Londra che con Ottawa, e non è escluso che tra i criteri per una futura integrazione più stretta con l’UE venga inserito un contributo finanziario strutturale a favore dell’Ucraina.
Riforme e corruzione: le condizioni politiche del sostegno
Il quadro finanziario si intreccia inevitabilmente con quello politico interno ucraino. L’incertezza emersa a partire dall’estate sullo stato dei conti pubblici, insieme allo spettro della corruzione, pesa sulla credibilità di Kiev agli occhi degli alleati. Questi ultimi mostrano comprensione per le difficoltà di un Paese che da quasi cinque anni è in guerra, ma non rinunciano a chiedere riforme concrete come condizione per l’erogazione dei fondi.
La pressione sui parlamentari ucraini è tangibile: si trovano a dover votare leggi «blindate», spesso in tempi ristrettissimi e con pochissimo margine di modifica. Il rischio, in caso di mancata approvazione, è il congelamento dei fondi europei. Una situazione che genera forte stress politico a Kiev, dove il confine tra urgenza bellica e sovranità legislativa diventa ogni giorno più sottile.
Un conflitto che evolve, sul campo e nelle cancellerie
La guerra in Ucraina, giunta al quinto anno, continua a mutare forma sia sul piano militare che su quello diplomatico e finanziario. Gli attacchi ai ponti di Kiev segnano un’escalation nelle tattiche russe contro le infrastrutture civili; le trattative europee sui fondi delineano, al contempo, la complessità di sostenere uno Stato in conflitto su più fronti – quello delle armi e quello delle riforme. Il conto, in tutti i sensi, si fa sempre più salato.



