Un percorso lungo sei anni verso la tutela del patrimonio storico
Ci sono voluti sei anni affinché una decisione del Consiglio comunale si traducesse in norme operative. Il Consiglio di Stato ticinese ha adottato una risoluzione che approva definitivamente la variante del Piano regolatore dedicata alla salvaguardia dei beni culturali presenti sul territorio di Locarno. Un provvedimento atteso, che supera le difficoltà emerse durante il processo di approvazione e che segna un punto di svolta per la conservazione del patrimonio storico cittadino.
Le norme entrano immediatamente in vigore, sebbene i soggetti interessati abbiano la facoltà di presentare ricorso al Tribunale cantonale amministrativo (TRAM) entro il 16 ottobre. La pubblicazione della risoluzione governativa è dunque il punto di partenza ufficiale di una nuova stagione di protezione per edifici, monumenti e spazi pubblici di valore storico.
Cosa rientra nella tutela: un patrimonio ampio e variegato
La variante abbraccia un ventaglio considerevole di beni. Complessivamente si tratta di circa sessanta oggetti di interesse cantonale e di un centinaio di beni classificati come rilevanti a livello locale. L’elenco comprende edifici religiosi e civili, monumenti, statue, sculture, fontane e altri manufatti che caratterizzano il volto storico della città.
Tra i beni di rilevanza cantonale figurano alcune delle presenze architettoniche più iconiche del territorio locarnese:
- Le chiese di San Francesco e di Sant’Antonio
- Il Castello Visconteo
- Il Rivellino
- Il Palazzo del Pretorio
- La celebre piazza Grande
Piazza Grande: tutela estesa a facciate, portici e selciato
Tra gli elementi sottoposti a protezione, piazza Grande merita un’attenzione particolare. Il Governo ha chiarito che la salvaguardia non riguarda soltanto la pavimentazione dell’agorà cittadina, ma si estende alle facciate degli edifici che delimitano lo spazio, ai prospetti laterali e alle coperture, inclusi gli immobili affacciati sull’imbocco delle vie che vi convergono.
L’obiettivo dichiarato è quello di preservare l’immagine ottocentesca della piazza, frutto di una lunga evoluzione storica che ha saputo mantenere intatta la sua identità visiva. La tutela punta quindi a garantire che qualsiasi intervento futuro avvenga in modo coerente, nel rispetto degli elementi fondamentali dello spazio urbano: la composizione e le tinteggiature delle facciate, i portici e il caratteristico selciato.
Rispetto alla versione approvata in origine dal Consiglio comunale, il Governo ha deciso di estendere la protezione anche all’edificio commerciale situato al civico 9, nella zona nord-ovest del comparto della piazza.
Nuovi perimetri di rispetto e modifiche d’ufficio
Analoghe integrazioni hanno riguardato altri siti. Il perimetro di rispetto relativo alla chiesa di Sant’Antonio è stato ampliato per includere un ulteriore palazzo, così come quello relativo alla pinacoteca comunale e alle case storiche del medesimo comparto. In modo simile, su impulso parziale delle osservazioni avanzate dal Municipio, è stato istituito d’ufficio un perimetro di rispetto attorno alla chiesa di San Giovanni a Solduno.
Queste modifiche riflettono la volontà del Consiglio di Stato di adottare un approccio più ampio e sistematico alla tutela, andando oltre i confini stabiliti in prima battuta e tenendo conto delle specificità architettoniche e storiche di ciascun sito.
Il caso Villa Igea: il Governo fa un passo indietro
Non tutti i punti controversi si sono risolti con un ampliamento della tutela. Il caso di Villa Igea ha seguito un percorso diverso. In una prima fase, il vincolo di protezione era stato esteso anche all’ala aggiunta nel 1950 all’edificio originario e al giardino annesso. Tuttavia, chi aveva presentato ricorso contro questa decisione ha ottenuto ragione: il TRAM ha accolto il gravame e ha restituito il fascicolo al Governo per una nuova valutazione.
L’esito è stato un passo indietro da parte dell’esecutivo cantonale, che ha rinunciato alla modifica stabilita in prima battuta. La questione torna ora nelle mani del Comune, al quale spetta valutare se e come estendere la tutela su Villa Igea, alla luce delle considerazioni espresse dal Consiglio di Stato nella propria risoluzione. Una scelta che richiederà riflessione, ma che lascia all’ente locale la responsabilità di decidere il futuro di questo bene.
Un risultato che guarda al futuro della città storica
L’entrata in vigore di queste norme rappresenta un traguardo significativo per Locarno. La pianificazione territoriale si arricchisce di uno strumento concreto per affrontare le sfide della trasformazione urbana senza sacrificare l’identità storica e architettonica della città. Edifici, piazze e luoghi simbolici potranno ora essere tutelati con basi giuridiche solide, rendendo più difficili interventi che ne alterino l’aspetto o la sostanza.
Resta aperta, come sempre accade in questi processi, la stagione dei ricorsi. Chi ritenesse lesa la propria posizione dalla risoluzione governativa ha tempo fino al 16 ottobre per rivolgersi al TRAM. Nel frattempo, però, le norme sono operative e il patrimonio storico di Locarno dispone finalmente di una protezione normativa all’altezza del suo valore culturale.



