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Autostrada Bellinzona-Locarno: il collegamento A2-A13 rischia di slittare oltre il 2045 tra burocrazia e varianti di tracciato

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Locarno ancora senza autostrada: un’attesa che dura da decenni

Nel panorama delle infrastrutture stradali svizzere, il Locarnese rappresenta un’anomalia difficile da ignorare: è l’unico agglomerato urbano del Paese a non disporre ancora di un collegamento diretto alla rete autostradale nazionale. Le arterie di accesso alla città attraversano centri abitati e devono fare i conti con criticità ormai strutturali, che si ripercuotono quotidianamente sulla mobilità di residenti e pendolari.

Per risolvere questo nodo infrastrutturale è stato elaborato nel corso di oltre dieci anni un progetto di collegamento tra l’autostrada A2 e l’A13, con un tracciato in galleria lungo la sponda sinistra del fiume. Un’opera che sembrava avviarsi verso la fase realizzativa, ma che ora rischia di essere rimessa in discussione — e soprattutto posticipata ben oltre il 2045.

L’interpellanza di Gianini: troppe domande senza risposta

A sollevare il problema in sede federale è il deputato PLR Simone Gianini, che ha depositato un’interpellanza presso il Consiglio nazionale. Il titolo scelto dallo stesso parlamentare è emblematico: parla apertamente di «gioco dell’oca», a evocare quella sensazione frustrante di ritornare sempre al punto di partenza nonostante i progressi apparenti.

Secondo quanto illustrato nell’atto parlamentare, il progetto aveva maturato nel tempo un consenso molto ampio: lo condividevano gli enti locali, il Cantone Ticino e tutti i soggetti coinvolti nel gruppo di accompagnamento istituito dall’USTRA, l’Ufficio federale delle strade. Il Rapporto Weidmann aveva persino classificato questo collegamento come opera prioritaria a livello nazionale.

Il nodo del Piano settoriale e la variante sulla sponda destra

Il colpo di scena è arrivato con la pubblicazione del Piano settoriale dei trasporti (SIN) 2027, attualmente in fase di consultazione. Anziché recepire il tracciato già elaborato sulla sponda sinistra come soluzione definitiva e acquisita, il documento ha incluso — a quanto pare su richiesta dell’UFAM, l’Ufficio federale dell’ambiente — anche una variante alternativa lungo la sponda destra.

Questo passo ha rimesso in gioco opzioni che si ritenevano già vagliate e superate, generando incertezza sull’intero iter progettuale. E non è tutto: nell’avanprogetto «Trasporti ’45», anch’esso in consultazione, la realizzazione dell’opera viene rinviata a dopo il 2045, con una clausola che consente un’anticipazione solo se altri progetti previsti in precedenza matureranno nei tempi giusti.

Le domande che Gianini pone al Consiglio federale

Nell’interpellanza, Gianini articola una serie di quesiti precisi e puntuali, che puntano a fare luce su scelte difficili da comprendere senza risposte ufficiali. Eccone i principali:

  • Perché l’UFAM ha chiesto di inserire nel SIN una nuova variante? La valutazione dei tracciati alternativi non era già stata condotta? E con quali esiti?
  • Quali sono le differenze concrete tra il tracciato sulla sponda sinistra e quello sulla sponda destra in termini di conflitti infrastrutturali, impatto agricolo, inserimento paesaggistico, volumi di traffico e funzionalità complessiva?
  • Il progetto sulla sponda sinistra, pur attraversando la «zona palustre 260», potrebbe in realtà migliorare la situazione naturalistica dell’area, anche grazie a eventuali misure compensatorie?
  • Quali condizioni mancano perché l’UFAM — e le autorità competenti ai livelli superiori — riconoscano il tracciato già progettato come «indispensabile e privo di valida alternativa»?
  • In che misura il confronto interno tra gli uffici del DATEC (il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni) sta rallentando la progettazione e, di conseguenza, l’approvazione e la realizzazione dell’opera?
  • All’interno dell’UFAM sono tutti consapevoli del percorso decennale che ha portato alla progettazione del tracciato sulla sponda sinistra e del largo consenso che questo gode a livello locale e cantonale?
  • Perché il rinvio a dopo il 2045, nonostante il Rapporto Weidmann abbia sancito la priorità di questa opera? E questa tempistica è ancora modificabile?

Un progetto atteso da oltre dieci anni

Il lavoro di pianificazione per il collegamento A2-A13 è iniziato oltre un decennio fa a livello cantonale, per poi essere affinato negli ultimi sei anni direttamente dall’USTRA. Il tracciato in galleria sulla sponda sinistra era emerso come soluzione preferita sia sul piano tecnico che su quello del consenso istituzionale, raccogliendo l’appoggio unanime degli attori coinvolti nel processo partecipativo.

La scelta di riaprire il confronto tra varianti — quando la progettazione era già a uno stadio avanzato — viene vissuta nel territorio come un passo indietro incomprensibile, che non solo allunga i tempi ma genera anche incertezza negli investimenti e nella pianificazione locale.

Mobilità e sviluppo del territorio: cosa è in gioco

Al di là delle questioni procedurali, la posta in gioco è concreta. Un agglomerato urbano privo di accesso autostradale sconta ogni giorno gli effetti di questa lacuna: traffico di transito nei centri abitati, tempi di percorrenza elevati, emissioni concentrate nei quartieri residenziali e una competitività economica inferiore rispetto ad aree meglio collegate.

Il Locarnese rappresenta una realtà dinamica, con un polo turistico di rilevanza internazionale e un tessuto produttivo che necessita di infrastrutture adeguate. Continuare a rinviare la soluzione di un problema riconosciuto da tutti — priorità inclusa in un rapporto ufficiale del governo federale — appare difficilmente giustificabile agli occhi della comunità locale e dei suoi rappresentanti politici.

Conclusione: il tempo delle risposte è arrivato

L’interpellanza di Gianini mette nero su bianco ciò che in molti nel Locarnese pensano da tempo: che il collegamento autostradale A2-A13 stia diventando un cantiere infinito, ostacolato da rimpalli burocratici e da un processo decisionale frammentato tra uffici federali con visioni divergenti. Le risposte del Consiglio federale saranno decisive per capire se esiste ancora la volontà politica di dare al Locarnese l’infrastruttura che gli spetta — e in tempi ragionevoli.

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