Ticino, primato negativo: il cantone con i premi sanitari più alti di tutta la Svizzera
Ancora una volta, chi vive in Ticino si trova a fare i conti con la bolletta sanitaria più salata del paese. Il premio medio mensile della cassa malattia ha raggiunto quota 519,90 franchi, un importo che supera di oltre 100 franchi la media svizzera e che, pur in presenza di un aumento relativamente contenuto rispetto ad anni precedenti, continua a pesare in modo significativo sui bilanci delle famiglie. Un incremento «moderato» non è sinonimo di «sostenibile», soprattutto in un territorio che già sconta salari mediamente inferiori al resto della Confederazione.
Il problema non riguarda soltanto i numeri in sé, ma il modo in cui questi numeri si traducono nella vita quotidiana di persone e nuclei familiari con capacità economiche molto diverse tra loro. La pressione finanziaria è reale e, per molti, difficilmente gestibile.
Un sistema di finanziamento che ignora la capacità economica individuale
Al centro delle critiche avanzate dai Verdi del Ticino c’è un’obiezione di fondo: il sistema attuale di finanziamento della sanità è strutturalmente iniquo. I premi individuali sono calcolati in modo uniforme, senza tener conto di quanto ogni persona guadagna o di quale sia la sua reale disponibilità economica. Chi percepisce un reddito basso e chi dispone di un patrimonio solido versano, in sostanza, lo stesso importo — una logica che contrasta con i principi di redistribuzione e solidarietà su cui si fonda uno stato sociale moderno.
Questo meccanismo trasforma il premio sanitario in una delle voci di spesa fisse più difficili da tagliare per le famiglie meno abbienti, che si trovano a scegliere tra copertura sanitaria e altre necessità primarie.
Le cause strutturali della crescita dei costi: dove intervenire
Riconoscendo il lavoro svolto dal Dipartimento della sanità e della socialità e dal suo direttore De Rosa nel tentativo di frenare la corsa dei costi, i Verdi ticinesi sottolineano che gli sforzi fin qui compiuti non bastano. Occorre agire sulle radici del problema. Le aree di intervento prioritarie individuate sono molteplici:
- Rafforzare la prevenzione: investire nella salute prima che la malattia si manifesti riduce i costi a lungo termine e migliora la qualità della vita.
- Potenziare le cure di prossimità: strutture territoriali capillari e accessibili evitano il sovraffollamento degli ospedali e garantiscono risposte più rapide ai bisogni delle persone.
- Garantire personale sanitario sufficiente e ben retribuito: la carenza di professionisti della cura è una delle cause della pressione sul sistema; salari equi sono una condizione indispensabile per attrarre e trattenere le competenze necessarie.
- Migliorare il coordinamento tra gli attori della sanità: la frammentazione del sistema genera duplicazioni e inefficienze che si traducono inevitabilmente in costi più elevati.
- Contrastare la sovramedicalizzazione: esami, prestazioni e interventi che non producono un beneficio proporzionato per il paziente aumentano la spesa senza migliorare gli esiti di salute.
La pianificazione ospedaliera: un banco di prova decisivo
Uno dei momenti più delicati dei prossimi mesi sarà rappresentato dalla nuova pianificazione ospedaliera cantonale. Le scelte che verranno compiute in questa sede — quali mandati assegnare, come organizzare l’offerta, quali strutture potenziare o ridimensionare — avranno effetti profondi e duraturi sull’intero sistema sanitario ticinese.
Su questo punto la posizione dei Verdi è netta: la logica della concorrenza tra ospedali e la ricerca dei volumi di prestazione non possono essere i criteri guida. Le decisioni devono partire dai bisogni reali della popolazione e dalla qualità delle cure erogate. La salute, viene ribadito con forza, non è una merce soggetta alle leggi del mercato, ma un diritto fondamentale che lo stato ha il dovere di tutelare e rendere accessibile a tutti.
Il cortissimo termine: l’iniziativa sul tetto del 10% al reddito
Mentre le riforme strutturali richiedono tempo, il Ticino ha già fatto un passo concreto nella direzione giusta. Nel 2025 il popolo ticinese ha approvato, con il sostegno dell’area progressista, un’iniziativa che introduce un tetto massimo al peso dei premi sanitari: nessuna famiglia dovrà destinare alla cassa malattia più del 10% del proprio reddito disponibile, al netto dei sussidi già ricevuti.
Si tratta di una misura importante e attesa, capace di alleggerire concretamente il carico mensile per molti nuclei familiari ticinesi. Tuttavia, nessuno si illude che questa sola misura possa risolvere il problema alla radice. È un argine necessario, non una soluzione definitiva.
Una sfida strutturale che richiede visione e coraggio politico
La fotografia che emerge dal Ticino è quella di un cantone intrappolato in una contraddizione difficile: i premi sanitari più alti della Svizzera convivono con salari mediamente più bassi rispetto al resto del paese. Questa combinazione erode progressivamente il potere d’acquisto di chi lavora e vive in questa regione, aumentando le disuguaglianze e mettendo a rischio la coesione sociale.
Uscire da questa spirale non è semplice, ma è possibile: serve una visione di lungo periodo che metta al centro la salute come bene comune, investa in prevenzione, valorizzi il personale sanitario e riconsideri le fondamenta su cui poggia il finanziamento dell’intero sistema. Le prossime scelte politiche e pianificatorie diranno molto su quale Ticino vogliamo costruire.



