Un’udienza con l’odore di stadio: la vicenda approda in Pretura
Calcio e giustizia si sono incrociati nella mattinata in Pretura penale a Bellinzona, dove la giudice Petra Vanoni ha presieduto un’udienza dal forte sapore calcistico. Sul banco degli imputati si è seduto un uomo di 33 anni con un curriculum tutt’altro che anonimo nel mondo dell’AC Bellinzona: tifoso del club granata, già membro del comitato direttivo del settore giovanile e, in aggiunta, consigliere comunale nella città del castello. Di fronte a lui, in veste di accusatore privato, l’ex patron dell’ACB Pablo Bentancur, con il quale i rapporti non sono mai stati idilliaci.
L’imputato era chiamato a rispondere di lesioni semplici, in seguito a un episodio avvenuto il 3 settembre 2024 nel corso di una riunione: secondo l’accusa, il 33enne avrebbe colpito Bentancur con almeno un pugno in pieno volto, causandogli una contusione allo zigomo sinistro con tumefazione ed ematoma, come documentato negli atti processuali.
La dinamica dei fatti e le versioni discordanti
Ricostruire con precisione quanto accaduto durante quella riunione non è stato semplice. L’avvocato difensore Niccolò Giovanettina ha sottolineato come dall’udienza siano emerse almeno tre versioni differenti dell’accaduto, definendo l’intera vicenda «un puzzle difficile da ricomporre». Sulla base di questa complessità probatoria, la difesa ha auspicato la piena assoluzione del proprio assistito, ribadendo che «non sempre i fatti corrispondono alla verità».
Posizione diametralmente opposta quella dell’avvocato Pierluigi Pasi, che rappresentava Bentancur come parte lesa. Il legale ha chiesto la conferma delle accuse, inserendo l’episodio in un contesto più ampio di tensioni tra la famiglia Bentancur — all’epoca proprietaria del club — e alcune frange del tifo organizzato dell’ACB. Secondo Pasi, si sarebbe trattato di un «tifo malato, becero e violento nell’espressione verbale, con insulti anche a sfondo razzista», un clima progressivamente degenerato fino all’episodio del settembre 2024.
La sentenza: condanna con la condizionale
Al termine dell’udienza, la giudice Vanoni ha emesso una sentenza di condanna. Il 33enne è stato ritenuto colpevole di lesioni semplici e gli è stata inflitta una pena pecuniaria di 30 aliquote giornaliere da 110 franchi ciascuna, con la sospensione condizionale della pena. Il pubblico ministero Pablo Fäh aveva chiesto una pena leggermente più severa — 45 aliquote da 160 franchi — anch’essa con la condizionale per due anni.
Oltre alla pena principale, il condannato dovrà farsi carico delle spese legali dell’ex patron per un importo di quasi 12.000 franchi. Una somma tutt’altro che simbolica, che si aggiunge al peso della sentenza.
La giudice ha motivato la propria decisione osservando che le testimonianze raccolte da chi era presente al momento dell’aggressione risultano complessivamente credibili, pur con alcune sfumature e differenze nei dettagli. Un giudizio che ha fatto prevalere la ricostruzione accusatoria rispetto alla linea difensiva.
La tensione in aula e il probabile ricorso
L’atmosfera durante l’udienza è stata tutt’altro che distesa. I due protagonisti della vicenda — l’imputato e Bentancur — si sono fronteggiati in aula con sguardi carichi di diffidenza e ostilità, segno che le tensioni tra i due non si sono dissolte con il tempo né con il procedimento giudiziario.
La partita legale, tuttavia, non sembra destinata a chiudersi con questo primo grado di giudizio. Secondo le informazioni disponibili, è considerato molto probabile il ricorso davanti alla Corte di appello e di revisione penale. Il 33enne, difeso con determinazione dall’avvocato Giovanettina, difficilmente accetterà la condanna senza tentare un ulteriore grado di giudizio.
Il contesto: le tensioni attorno all’ACB e alla famiglia Bentancur
Per comprendere appieno la portata di questa vicenda, occorre inquadrarla nel difficile rapporto che si era venuto a creare tra la proprietà del club granata e una parte della tifoseria. Secondo la difesa di Bentancur, negli anni in cui la famiglia deteneva il controllo dell’AC Bellinzona, si era assistito a un crescendo di episodi verbalmente aggressivi, con insulti pesanti e persino a sfondo razzista rivolti ai dirigenti. Un clima di forte pressione che, stando alla ricostruzione dell’accusa, avrebbe trovato il suo punto di rottura il 3 settembre 2024.
La vicenda porta dunque alla luce non solo un episodio di violenza fisica, ma anche le tensioni profonde che possono maturare all’interno di un ambiente calcistico quando i rapporti tra proprietà e tifoseria si deteriorano. Un tema che va ben oltre le mura di una Pretura e che riguarda la cultura sportiva e la gestione del conflitto in contesti di forte passione collettiva.
Cosa succede ora
In sintesi, ecco i punti chiave della situazione attuale:
- Il 33enne è stato condannato per lesioni semplici dalla Pretura penale di Bellinzona.
- La pena è di 30 aliquote giornaliere da 110 franchi, con sospensione condizionale.
- Dovrà rimborsare le spese legali di Pablo Bentancur per circa 12.000 franchi.
- La difesa ritiene probabile il ricorso in appello.
- La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra tifoseria e proprietà dell’ACB.
Nei prossimi mesi si capirà se la Corte d’appello sarà chiamata a riesaminare i fatti, riaprendo una vicenda che ha già lasciato il segno tanto nel mondo del calcio ticinese quanto in quello della cronaca giudiziaria bellinzonese.



