Un’iniziativa popolare per alleggerire le bollette dei ticinesi
Il Ticino produce una quantità significativa di energia idroelettrica, eppure i cittadini e le imprese del cantone non sembrano trarne un beneficio concreto in termini di costi. È proprio questa contraddizione a essere al centro di una nuova iniziativa popolare legislativa generica, depositata ufficialmente il 5 ottobre presso la Cancelleria dello Stato e pubblicata sul Foglio Ufficiale. Il titolo scelto è emblematico: «L’acqua è di tutti. Meno costi per i ticinesi!».
La raccolta firme è formalmente partita il 7 ottobre e rimarrà aperta fino al 14 gennaio 2027, offrendo ampio margine di tempo per raggiungere il numero di sottoscrizioni necessario a portare la proposta davanti al legislativo cantonale.
Chi c’è dietro la proposta
Il principale promotore dell’iniziativa è Fiorenzo Dadò, presidente del Centro ticinese, affiancato da altri firmatari. Non si tratta di una sorpresa: già in estate, in un’intervista rilasciata al Corriere del Ticino, Dadò aveva anticipato l’intenzione di percorrere questa strada, annunciando il lancio per l’autunno. Il ragionamento di fondo era già chiaro allora: il Ticino è un cantone ricco d’acqua e di impianti idroelettrici, ma questa ricchezza non si traduce in un vantaggio tangibile per chi vive e lavora sul territorio.
La scelta di uno strumento di democrazia diretta come l’iniziativa popolare riflette la volontà di coinvolgere direttamente i cittadini su un tema che tocca le loro tasche in modo immediato.
Cosa chiede concretamente l’iniziativa
Il testo della proposta è formulato in modo volutamente ampio, come spesso accade con le iniziative legislative generiche. Non vengono indicati né l’entità precisa degli sconti né i meccanismi tecnici per applicarli. L’obiettivo dichiarato è rendere l’energia elettrica più sostenibile economicamente per le famiglie ticinesi e per le attività produttive, facendo leva sui proventi derivanti dagli impianti idroelettrici del cantone.
In particolare, l’iniziativa chiede che le cosiddette riversioni degli impianti idroelettrici — ovvero le risorse che rientrano nella disponibilità pubblica alla scadenza delle concessioni — vengano utilizzate anche per ridurre gli oneri di approvvigionamento energetico dei cittadini. Un meccanismo redistributivo che, nelle intenzioni dei promotori, potrebbe tradursi in bollette più leggere per famiglie e imprese.
Il contesto: le iniziative parlamentari di giugno
Il tema non è nuovo nell’agenda politica ticinese. Già a giugno scorso il dossier era approdato in Gran Consiglio, grazie a due iniziative parlamentari complementari presentate da Dadò e dal presidente del PLR Alessandro Speziali. Le due proposte affrontavano il nodo delle riversioni da angolazioni diverse:
- La prima prevedeva l’istituzione di un fondo cantonale, alimentato con una quota dei canoni d’acqua (stimata in circa 5 milioni di franchi annui), destinato a finanziare interventi ambientali e progetti nelle regioni periferiche del cantone.
- La seconda puntava a garantire che le maggiori entrate legate alle future riversioni non venissero semplicemente assorbite dal bilancio cantonale o neutralizzate dai meccanismi di perequazione finanziaria, ma producessero un ritorno reale per i Comuni e i territori che ospitano gli impianti.
L’iniziativa popolare ora depositata amplia la prospettiva: non si tratta più soltanto di redistribuire risorse a livello locale, ma di far sentire i benefici economici all’intera collettività ticinese.
Il nodo delle riversioni tra il 2035 e il 2048
Dietro questa iniziativa si delinea uno scenario di lungo periodo che il Ticino dovrà inevitabilmente affrontare. Tra il 2035 e il 2048 scadranno le concessioni di diversi tra i principali impianti idroelettrici presenti sul territorio cantonale. In quella fase, le infrastrutture torneranno nella disponibilità pubblica — le cosiddette riversioni — aprendo la questione di come utilizzare al meglio questa ricchezza collettiva.
La posta in gioco è rilevante: si tratta di impianti che producono energia in modo continuativo e che, una volta rientrati nella gestione pubblica, potrebbero generare risorse significative. Come queste risorse vengano indirizzate — se verso il bilancio cantonale, verso i territori ospitanti o verso una riduzione delle tariffe per i consumatori — è una scelta politica che avrà conseguenze concrete per decenni.
Un dibattito aperto tra efficienza e equità
L’iniziativa si inserisce in un dibattito più ampio sulla transizione energetica e sul ruolo che le risorse naturali locali possono giocare nel contenimento dei costi per i cittadini. La domanda di fondo è semplice: chi deve beneficiare, e in che misura, della produzione energetica che avviene su un territorio?
La risposta non è scontata. Occorre bilanciare le esigenze di finanziamento dei servizi pubblici cantonali, le aspettative dei Comuni e delle vallate che ospitano gli impianti e i bisogni delle famiglie e delle imprese che si trovano a pagare bollette sempre più onerose. L’iniziativa popolare è uno strumento per mettere la questione direttamente nelle mani dei cittadini, che potranno esprimersi sul principio generale prima ancora che il legislatore definisca le modalità operative.
Nei prossimi mesi si capirà se la proposta raccoglierà il consenso necessario per superare la soglia delle firme e avanzare nell’iter istituzionale. Intanto, il tema delle tariffe elettriche e delle risorse idroelettriche è ufficialmente entrato nell’agenda politica ticinese con rinnovata intensità.



