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24 ore su 24 le notizie politiche del Canton Ticino e della Svizzera

Editoriale redatto da giornalisti iscritti al Registro FIG e accreditati presso il Consiglio di Stato del Canton Ticino.

Anche in Ticino, per lo statuto di protezione S, riscontriamo le stesse criticità come nel Canton Berna?

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Interpellanza 2458

Motivazione riguardo l’interesse pubblico e l’urgenza [cfr. art. 97 cpv. 1 ultima frase LGC]
In un recente articolo apparso sulla Tages Anzeiger1 il Consigliere di Stato bernese Pierre Alain Schnegg, responsabile dell’asilo, ha dichiarato, così come pure riportato dal portale Tio.ch2, che “La maggior parte delle richieste di statuto S sono ora presentate da rom, ed è quello che sento dire anche da colleghi di altri Cantoni”. Lo stesso Schnegg pure ha affermato
che in molti casi i richiedenti presentano documenti ucraini, “ma in molti casi dubitiamo della loro identità”. Molti richiedenti non parlano né l’ucraino né il russo. Se così fosse anche in Ticino, al più presto vanno presi dei provvedimenti.

Testo dell’interpellanza
Nell’articolo pubblicato su Tio.ch, per il politico bernese addirittura “lo statuto di protezione S dovrebbe essere sostituito da uno dei permessi di soggiorno ordinari; a condizione tuttavia che le persone interessate siano sufficientemente integrate da condurre una vita indipendente.
Quelle che si trovano già qui e che soddisfano tali criteri dovrebbero ottenere un permesso di soggiorno. E quelle che sono appena arrivate dovrebbero in futuro presentare una richiesta adeguata. Un’alternativa all’abolizione totale dello statuto S potrebbe essere quella di concederlo solo agli ucraini provenienti dalle zone del Paese gravemente colpite dalla guerra”.
Per Schnegg, sembrerebbe infatti che la maggior parte dei nuovi arrivati che dispongono dello statuto S non è più direttamente coinvolta nella guerra in Ucraina: “Non si comportano come rifugiati di guerra, la cui vita e la cui integrità fisica sono minacciate. Arrivano e partono dall’oggi al domani”. Per il Consigliere di Stato bernese l’impressione è che queste persone siano sfruttate da organizzazioni: “C’è una logistica dietro tutto questo. Constatiamo che intere famiglie, a volte più di dieci persone, arrivano e se ne vanno uno o due mesi dopo, una volta ricevuto l’aiuto sociale”.
In conclusione, nell’articolo si ricorda poi che delle circa 65’000 persone che godono dello status di protezione S in Svizzera, oltre 8’000 vivono nel Canton Berna.
In considerazione di quanto sopra, a nome gruppo parlamentare della Lega dei ticinesi, chiediamo:

  1. Anche in Ticino constatiamo il fenomeno denunciato dal Consigliere di Stato Schnegg?
  2. In Ticino, quanti richiedenti provengono effettivamente dalle zone di guerra?
  3. In Ticino, si constata uno sfruttamento dei richiedenti lo statuto S da parte di organizzazioni malavitose?
  4. Con riferimento allo statuto di protezione S, più in generale, in Ticino sono già state constatate altre situazioni di potenziale abuso?
  5. Quali provvedimenti sono intrapresi nel nostro Cantone per evitare che si verifichino degli abusi, non solo finanziari, a discapito dei nostri contribuenti?
  6. Il nostro Consiglio di Stato, condivide le proposte formulate dal Consigliere di Stato Schnegg per regolare in futuro la situazione dei richiedenti l’asilo provenienti dall’Ucraina?
  7. Quante sono complessivamente le persone che ad oggi beneficiano dello statuto di protezione S nel Canton Ticino?

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