Berna – Le principali forze politiche svizzere, tra cui PLR, Centro, PS, Verdi e PVL, hanno deciso di rigettare la proposta popolare lanciata dall’UDC denominata “No a una Svizzera da 10 milioni”, una misura pensata per contenere l’incremento demografico legato all’immigrazione.
La decisione della Commissione delle istituzioni politiche ha alimentato il malcontento di una parte della cittadinanza che vede nell’aumento della popolazione una minaccia alla qualità della vita, alle infrastrutture e al mercato immobiliare.
Immigrazione e crescita demografica: i numeri preoccupano
Dal 2002, anno in cui è entrata in vigore la libera circolazione delle persone tra la Svizzera e l’Unione Europea, la popolazione è cresciuta di oltre 1 milione di persone, un dato equivalente a cinque volte la popolazione della città di Ginevra.
A questa crescita si somma il fenomeno delle richieste d’asilo, che tra il 2000 e il 2024 hanno superato le 500’000 domande, provenienti in gran parte da persone originarie del Nord Africa, Medio Oriente e Afghanistan.
Molti cittadini esprimono preoccupazione per gli effetti visibili di questa dinamica: aumento del traffico, sovraffollamento dei trasporti pubblici, difficoltà nel trovare alloggi, aumento degli affitti, e una percezione crescente di insicurezza.
I punti chiave dell’iniziativa “No a una Svizzera da 10 milioni”
L’UDC propone un’iniziativa volta a limitare la crescita della popolazione svizzera, puntando su misure concrete:
- Fissare un tetto massimo di 10 milioni di residenti permanenti entro il 2050.
- Al superamento della soglia di 9,5 milioni, il Consiglio federale sarebbe obbligato a intervenire, con misure restrittive su asilo e ricongiungimenti familiari.
- Come ultima soluzione, se le misure non dovessero bastare, si prevede la possibilità di sospendere la libera circolazione delle persone con l’UE.
Secondo i promotori, solo con interventi decisi è possibile prevenire un peggioramento delle condizioni di vita, la cementificazione del territorio e l’aumento delle spese pubbliche.
Gli altri partiti frenano: “Misura estrema”
Dal canto loro, le altre forze politiche definiscono l’iniziativa eccessiva e temono ripercussioni sui rapporti con l’Unione Europea, oltre che danni per l’economia e il mercato del lavoro.
Per ora, il dossier è stato rinviato alla sessione autunnale del Parlamento federale, dove il tema sarà discusso più approfonditamente. Si prevede che la popolazione sarà chiamata a esprimersi alle urne nell’estate del 2026.
Il dibattito sull’immigrazione e sulla crescita della popolazione si fa sempre più acceso, segno che il tema continuerà a dividere la Svizzera nei prossimi mesi.




