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La deputazione ticinese all’attacco su fisco, infrastrutture e acque: i dossier aperti con Berna e Roma

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Una sessione parlamentare intensa, con una serie di questioni aperte che toccano da vicino il Cantone Ticino nei suoi rapporti con l’Italia e con le autorità federali. La deputazione ticinese ha chiuso queste tre settimane a Palazzo federale con una conferenza stampa in cui ha fatto il punto su alcuni dei temi più delicati che si trovano sul tavolo, dall’aggiornamento della convenzione fiscale tra Svizzera e Italia fino alla gestione condivisa del Lago Maggiore.

Doppia imposizione Svizzera-Italia: verso un’aliquota più bassa sui dividendi?

Il primo tema affrontato riguarda la convenzione contro le doppie imposizioni tra Svizzera e Italia. Il consigliere nazionale Paolo Panimi (UDC/TI) ha presentato un’interrogazione al Consiglio federale, firmata da tutti i parlamentari ticinesi, per chiedere una valutazione dei benefici che potrebbe portare una modernizzazione di questo accordo bilaterale.

L’obiettivo centrale dell’interrogazione è capire se e come una revisione della convenzione potrebbe favorire soprattutto il Cantone Ticino, territorio che per la sua posizione geografica — definito dallo stesso Panimi «un cuneo nel territorio italiano» — subisce in modo particolare gli effetti di una regolamentazione fiscale non aggiornata tra i due Paesi.

Nel mirino c’è in particolare l’aliquota residua sui dividendi, che oggi si attesta al 15%. L’intenzione sarebbe quella di discutere una sua riduzione, nell’ambito di un più ampio aggiornamento dell’accordo. L’interrogazione serve in primo luogo a raccogliere dati e valutazioni concrete, prima di procedere a eventuali passi successivi.

Il collegamento A2-A13 Bellinzona-Locarno: la deputazione teme slittamenti al 2050

Un altro nodo critico riguarda le infrastrutture viarie. Il consigliere nazionale Simone Gianini (PLR) ha acceso i riflettori sul progetto del collegamento veloce tra l’autostrada A2 e l’A13, nel tratto Bellinzona-Locarno, descrivendo una situazione di stallo istituzionale tra due uffici federali.

Da un lato c’è l’USTRA (Ufficio federale delle strade), dall’altro l’UFAM (Ufficio federale dell’ambiente), che chiede di valutare anche una variante alternativa lungo la sponda destra del lago. Questo disaccordo tecnico rischia di allungare notevolmente i tempi del progetto, con la possibilità concreta che i lavori vengano posticipati oltre il 2050.

Per scongiurare questo scenario, la deputazione ticinese ha scelto di interpellare direttamente il Consiglio federale, chiedendo chiarimenti sulla tabella di marcia e sulle modalità per sbloccare l’impasse tra i due uffici federali.

Lago Maggiore: estate difficile, serve una convenzione con l’Italia

Il presidente della deputazione, Bruno Storni (PS), ha sollevato una questione ambientale che ha tenuto banco durante l’estate: il livello dell’acqua del Lago Maggiore. Secondo Storni, nei mesi estivi si sarebbe registrata una diminuzione del livello idrico fino a 6 centimetri al giorno, a causa di prelievi massicci dal versante italiano.

Il consigliere nazionale non ha usato mezze misure nel descrivere la situazione, parlando apertamente di un lago «saccheggiato» dalla parte italiana. Un’accusa seria, che rimanda a un problema strutturale: la mancanza di un accordo formale tra i due Paesi per la gestione condivisa e sostenibile delle acque del Verbano.

La proposta della deputazione è quella di avviare le trattative per stipulare una convenzione bilaterale che stabilisca regole chiare e vincolanti sulla gestione del lago, a tutela degli interessi ambientali ed economici di entrambe le sponde.

Linea ferroviaria di Luino: 200 milioni investiti, ma il servizio resta insufficiente

Sempre Storni ha portato all’attenzione dei colleghi e dell’opinione pubblica la situazione della linea ferroviaria di Luino, che corre lungo la sponda destra del Lago Maggiore. Nonostante investimenti svizzeri superiori ai 200 milioni di franchi, la tratta continua a operare in modo ridotto.

Il problema, secondo la deputazione, risiede principalmente sul versante italiano: carenze manutentive e difficoltà operative che compromettono l’efficienza di un’infrastruttura su cui la Svizzera ha investito risorse considerevoli. Una situazione ritenuta inaccettabile, che richiede un confronto diretto con le autorità italiane competenti.

Incontro con Cassis e focus sulla presenza di italofoni nell’amministrazione federale

Tra gli appuntamenti istituzionali più significativi della sessione, Storni ha ricordato il tradizionale incontro della deputazione con il consigliere federale Ignazio Cassis. Al centro del colloquio le relazioni bilaterali tra Svizzera e Italia, ma anche il prossimo anno presidenziale di Cassis, che si appresta ad assumere la guida della Confederazione.

La deputazione ha anche avuto modo di incontrare il CEO delle Poste Svizzere, Pascal Grieder, e di confrontarsi con il Dipartimento federale di giustizia e polizia. Uno dei temi ricorrenti in quest’ultimo incontro è stato quello della presenza di collaboratori ticinesi — e più in generale di italofoni — nell’amministrazione federale.

Storni ha confermato che si tratta di una battaglia che la deputazione intende portare avanti con continuità, per garantire un’adeguata rappresentanza linguistica e culturale del Ticino nelle istituzioni federali.

Un cantiere aperto tra Berna e Roma

La fotografia che emerge da questa sessione parlamentare è quella di un Ticino che si trova spesso in mezzo a dinamiche complesse che coinvolgono sia il potere federale sia i rapporti con l’Italia. Fiscalità, infrastrutture, risorse idriche, trasporti: i dossier aperti sono numerosi e di natura molto diversa tra loro, ma condividono un denominatore comune — la necessità di regole aggiornate e accordi bilaterali all’altezza delle sfide attuali. La deputazione ticinese sembra intenzionata a non mollare la presa su nessuno di questi fronti.

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