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Email scolastiche ticinesi affidate a Microsoft: due deputati chiedono chiarezza su dati, costi e sovranità digitale

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Un’interrogazione parlamentare punta i riflettori sulla gestione digitale delle scuole ticinesi

Da circa un anno, gli indirizzi email con estensione @edu.ti.ch — utilizzati da docenti e studenti del Canton Ticino — sarebbero stati trasferiti su un’infrastruttura riconducibile a Microsoft. Una circostanza che ha spinto i deputati del Movimento per il Socialismo (MpS) Giuseppe Sergi e Matteo Pronzini a presentare un’interrogazione formale al Consiglio di Stato, chiedendo risposte chiare e documentate.

La questione non riguarda soltanto una scelta tecnica, ma tocca temi più profondi: la tutela della privacy, il controllo sui dati pubblici, la dipendenza tecnologica da un fornitore privato straniero e, non da ultimo, i costi per le casse pubbliche.

La migrazione delle email: cosa si vuole sapere

Il primo nucleo dell’interrogazione riguarda i fatti concreti della presunta migrazione. I due parlamentari chiedono al Governo di confermare ufficialmente se il passaggio alla piattaforma Microsoft sia effettivamente avvenuto, quando sia stata presa la decisione e quali sistemi venissero utilizzati in precedenza per gestire la posta elettronica scolastica.

Ma l’interesse dei deputati va oltre la semplice conferma del trasferimento. Vogliono conoscere l’estensione complessiva dell’adozione di prodotti Microsoft all’interno del Dipartimento dell’educazione, della cultura e dello sport e, più in generale, nell’amministrazione cantonale. Nell’elenco dei servizi citati figurano:

  • Microsoft 365
  • Microsoft Teams
  • SharePoint e OneDrive
  • Azure (la piattaforma cloud)
  • Strumenti di intelligenza artificiale come Copilot

Dove finiscono i dati? Il nodo della sovranità digitale

Al centro dell’interrogazione c’è una domanda che, nell’era del cloud, riguarda sempre più spesso enti pubblici e istituzioni: dove vengono effettivamente conservati e trattati i dati? E soprattutto, chi può accedervi?

Sergi e Pronzini chiedono di sapere chi detiene le chiavi di cifratura dei dati scolastici e quali soggetti — oltre al Cantone — abbiano la possibilità di consultarli. Un aspetto particolarmente delicato riguarda il cosiddetto CLOUD Act, la normativa statunitense che, in determinate circostanze, può obbligare le aziende americane a fornire dati alle autorità degli Stati Uniti, anche se quei dati sono fisicamente conservati in Europa o in Svizzera.

I deputati precisano esplicitamente che il semplice richiamo al CLOUD Act non implica che informazioni ticinesi siano state trasmesse oltreoceano: l’obiettivo è piuttosto verificare se il Cantone abbia valutato in modo consapevole questa possibilità e abbia adottato le necessarie misure di salvaguardia giuridica e tecnologica.

Intelligenza artificiale e rischio di usi non autorizzati

Un ulteriore fronte di preoccupazione riguarda l’eventuale utilizzo di strumenti di intelligenza artificiale integrati nelle piattaforme Microsoft. L’interrogazione chiede se il Cantone impieghi Copilot o funzioni simili, e — aspetto cruciale — se esistano regole chiare per impedire che email, allegati e dati scolastici vengano utilizzati per addestrare modelli di IA o per trattamenti non esplicitamente autorizzati.

Non è una preoccupazione astratta: diversi governi e istituzioni europee si sono già interrogati su questo tema, talvolta adottando moratorie o linee guida specifiche sull’uso dei servizi AI nei contesti pubblici e scolastici.

L’interrogazione chiede inoltre quali controlli di sicurezza informatica siano stati effettuati e quali garanzie esistano per assicurare la continuità dei servizi in caso di interruzioni o problemi tecnici con il fornitore.

Quanto costa e si può cambiare fornitore?

La parte finale dell’atto parlamentare affronta le implicazioni economiche e strategiche della scelta effettuata. I deputati MpS vogliono conoscere:

  • I costi complessivi della soluzione adottata
  • La procedura di acquisto seguita (appalto pubblico, trattativa privata, altro)
  • Le alternative che sono state valutate, incluse quelle offerte da operatori svizzeri o europei

Una domanda particolarmente significativa riguarda la cosiddetta portabilità dei dati: il Cantone è in grado di trasferire le proprie informazioni a un fornitore diverso senza incorrere in costi proibitivi o vincoli tecnici insuperabili? Questo aspetto, noto nel settore come rischio di vendor lock-in, è una delle criticità più discusse quando le pubbliche amministrazioni si affidano a piattaforme private di grandi dimensioni.

Infine, i due deputati chiedono se esista una strategia cantonale per ridurre la dipendenza da un singolo operatore tecnologico, in linea con le crescenti preoccupazioni europee sulla sovranità digitale delle istituzioni pubbliche.

Un dibattito che riguarda tutta la Svizzera

L’interrogazione di Sergi e Pronzini si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sul rapporto tra pubblica amministrazione e grandi piattaforme tecnologiche. In tutta Europa — e anche in Svizzera — cresce la consapevolezza che affidarsi integralmente a un unico fornitore privato straniero per la gestione di dati sensibili possa comportare rischi non solo tecnici, ma anche politici e giuridici.

Il Consiglio di Stato ticinese è ora chiamato a rispondere con dati precisi e argomentazioni trasparenti. Le risposte che fornirà potrebbero contribuire a delineare un modello di riferimento — o al contrario a sollevare ulteriori interrogativi — sulla gestione digitale dell’istruzione pubblica nel Cantone.

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