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Trasporti ’45: l’ATA boccia gli ampliamenti autostradali e chiede più ferrovia e mobilità sostenibile

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Un piano federale sotto esame: le critiche dell’ATA a Trasporti ’45

Il progetto federale Trasporti ’45 — che per la prima volta prova a integrare in un’unica visione pianificatoria la rete ferroviaria, quella stradale e i trasporti d’agglomerato — è finito al centro di un acceso dibattito. L’Associazione traffico e ambiente (ATA) ha presentato la propria posizione critica durante la consultazione pubblica, aperta fino al 9 ottobre, chiedendo un cambio di rotta significativo rispetto all’impostazione attuale del piano.

L’associazione riconosce come un passo avanti il fatto che le tre componenti della mobilità vengano finalmente considerate in modo coordinato. Tuttavia, secondo l’ATA, questa integrazione rimane puramente formale finché la Confederazione continua a prevedere nuovi potenziamenti della rete autostradale, alcuni dei quali già respinti in passato e ora riproposti con una veste rinnovata.

I progetti autostradali nel mirino

Thomas Ruckstuhl, vicepresidente dell’ATA, è diretto nel giudizio: puntare ancora sull’ampliamento delle autostrade, recuperando anche interventi già bocciati democraticamente, rappresenta una strategia controproducente. Tra i casi più contestati figurano due cantieri specifici che il Consiglio federale vorrebbe includere nella fase di potenziamento 2027:

  • L’allargamento a sei corsie del tratto Aarau Est – Birrfeld, nel Canton Argovia;
  • Il potenziamento del tratto Perly – Bernex, nella regione di Ginevra.

Secondo l’ATA, la stessa documentazione tecnica degli esperti indicherebbe che la necessità effettiva di questi interventi emergerebbe soltanto dopo il 2045, rendendo discutibile la loro inclusione nella fase di pianificazione a breve termine. L’associazione chiede quindi di aggiornare le valutazioni e di escludere dall’agenda federale tutti gli interventi che non trovano giustificazione solida sul piano dei trasporti, della sostenibilità climatica, della compatibilità finanziaria e del consenso democratico.

Il Controllo federale delle finanze: basi decisionali insufficienti

Le riserve dell’ATA trovano una sponda parziale anche in un’analisi istituzionale. A metà settembre, il Controllo federale delle finanze aveva sollevato rilievi sulla qualità della pianificazione, segnalando:

  • Basi decisionali incomplete e dati non sufficientemente aggiornati;
  • Assenza di un’analisi sistematica di alternative più economiche agli ampliamenti stradali;
  • Nel caso specifico di Perly–Bernex, una redditività stimata che potrebbe rivelarsi nettamente inferiore alle proiezioni iniziali.

Il Dipartimento federale dell’ambiente, dei trasporti, dell’energia e delle comunicazioni (DATEC) ha respinto queste osservazioni, sottolineando che le priorità non si basano esclusivamente su calcoli economici, ma tengono conto anche di fattori come la resilienza delle reti, la continuità operativa e lo sviluppo regionale. Un argomento che l’ATA considera insufficiente per giustificare la riapertura di dossier già chiusi.

La ferrovia come priorità: l’asse est-ovest al centro

La proposta alternativa dell’ATA si articola attorno a un rafforzamento deciso del trasporto su rotaia. In particolare, l’associazione chiede che entro la fase di pianificazione del 2031 la Confederazione presenti una strategia organica per la ferrovia sull’asse est-ovest, accompagnata dai relativi progetti esecutivi.

Sul fronte ferroviario, l’ATA esprime apprezzamento per l’orientamento che privilegia l’aumento della capacità di trasporto rispetto alla semplice riduzione dei tempi di percorrenza: una scelta ritenuta più efficace per rispondere alla domanda crescente di mobilità collettiva.

Mobilità lenta e trasporti urbani: un’occasione mancata

Un altro punto critico riguarda i programmi d’agglomerato, ovvero i piani di finanziamento federale per tram, autobus, piste ciclabili e infrastrutture pedonali nelle aree urbane. Per l’ATA, questi strumenti non vengono riformati nel progetto Trasporti ’45, nonostante il loro potenziale nel ridurre la pressione sia sulle autostrade sia sulle linee ferroviarie regionali, in particolare per gli spostamenti di breve distanza. L’associazione chiede che la riforma normativa di questi programmi diventi una delle priorità della nuova pianificazione.

Il Ticino nel dibattito: priorità diverse a confronto

Il progetto Trasporti ’45 ha già suscitato reazioni anche a livello cantonale. Il Consiglio di Stato ticinese ha giudicato la proposta federale insufficiente rispetto alle esigenze del cantone, avanzando richieste precise:

  • Maggiori investimenti nella rete ferroviaria;
  • Anticipo al 2045 del collegamento ferroviario Bellinzona–Locarno, attualmente rinviato al 2055 nella proposta della Confederazione.

Il Governo ticinese ha però anche espresso sostegno all’inserimento nell’orizzonte 2045 del potenziamento autostradale PoLuMe, il tratto tra Lugano e Mendrisio. Su questo punto, la posizione del Cantone Ticino e quella dell’ATA divergono in modo netto: l’associazione ambientalista si oppone in linea di principio a nuove espansioni della capacità autostradale, mentre il governo cantonale considera quel potenziamento una necessità territoriale.

Un dibattito aperto su scelte strategiche di lungo periodo

La consultazione su Trasporti ’45 si chiude il 9 ottobre e le posizioni in campo sono già molto distanti. Da un lato chi, come l’ATA, ritiene che il momento sia propizio per un cambio di paradigma verso una mobilità più sostenibile e collettiva. Dall’altro, realtà territoriali come il Ticino che chiedono risposte concrete alle proprie specifiche esigenze infrastrutturali, anche in chiave autostradale.

Quel che è certo è che le scelte compiute nell’ambito di questo piano condizioneranno la mobilità svizzera per decenni. Il rischio, segnalato da più parti, è che l’occasione offerta da una pianificazione integrata si traduca in un compromesso al ribasso, incapace di affrontare con coerenza le sfide del clima, della congestione e dello sviluppo territoriale.

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