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Lavorare di più conviene davvero in Ticino? Il Gran Consiglio chiede un’analisi completa del sistema

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La domanda al centro del dibattito: lavorare di più porta davvero più benessere?

Passare dall’80% al 100% di impiego migliora concretamente la situazione finanziaria di un lavoratore? Oppure l’aumento del salario viene in parte neutralizzato da maggiori imposte, dalla perdita di sussidi per la cassa malati, dalla riduzione delle borse di studio o dall’aumento dei costi per la custodia dei figli? E ancora: esistono situazioni in cui qualcuno riduce volontariamente il proprio grado di occupazione proprio per continuare ad accedere a determinati aiuti pubblici?

Queste sono le domande che hanno animato il recente dibattito in seno al Gran Consiglio del Canton Ticino, dove è stata discussa — e infine approvata — una mozione presentata dal gruppo Avanti con T&L, con il deputato Evaristo Roncelli come primo firmatario.

Cosa chiede la mozione approvata dal Parlamento

L’atto parlamentare chiede al Consiglio di Stato di esaminare in modo sistematico l’insieme del sistema fiscale cantonale e comunale, con particolare attenzione alle prestazioni di sostegno ai cittadini. L’obiettivo è verificare se esistono meccanismi che, di fatto, disincentivano il lavoro a tempo pieno o che rendono economicamente irrilevante — o addirittura svantaggioso — aumentare la propria percentuale lavorativa.

Roncelli ha chiarito che la mozione non intende mettere in discussione le ragioni personali dietro la scelta del part-time: motivi di salute, cura dei figli, preferenze di vita. «Questo va rispettato», ha affermato. Il punto centrale, piuttosto, è che il sistema statale dovrebbe essere il più neutro possibile rispetto alle scelte lavorative, senza penalizzare chi desidera impegnarsi maggiormente.

Le preoccupazioni della maggioranza: non solo tasse, ma anche sussidi e prestazioni

Il relatore del rapporto commissionale favorevole, Alessandro Speziali, presidente del PLR, ha evidenziato come la questione non possa limitarsi a una semplice analisi fiscale. Secondo lui, la risposta del Governo alla mozione — che concludeva non esistessero particolari disincentivi — risultava parziale, concentrandosi quasi esclusivamente sulle imposte senza considerare l’interazione con altri strumenti.

Speziali ha sottolineato alcuni aspetti critici che richiedono un approfondimento:

  • L’effetto combinato di imposte più alte e riduzione dei sussidi al crescere del reddito
  • Il possibile aumento dei costi per servizi come gli asili nido, legati alle fasce di reddito
  • L’eventuale presenza di strategie consapevoli di riduzione del grado di occupazione per rientrare nelle soglie di accesso agli aiuti pubblici

Per il relatore, queste zone d’ombra rendono necessaria una radiografia completa del sistema, capace di offrire un quadro realistico e aggiornato della situazione.

Le riserve della minoranza: attenzione alle conclusioni politiche

Una voce critica è arrivata dal relatore di minoranza, il co-presidente socialista Fabrizio Sirica, che non ha contestato la necessità di verificare eventuali distorsioni, ma ha sollevato una questione di fondo più ampia.

Secondo Sirica, dietro un titolo apparentemente neutro si cela una scelta politica precisa: lo Stato deve incoraggiare il lavoro a tempo pieno come obiettivo primario, oppure il suo compito è favorire il benessere complessivo delle persone, incluso il giusto equilibrio tra vita professionale e familiare?

Il socialista ha precisato di non ritenere che lavorare di più debba essere economicamente penalizzante, ma ha messo in guardia dal considerare il part-time come una deriva da correggere. Ha inoltre respinto l’idea che vi sia una diffusa tendenza a sfruttare il sistema riducendo artificialmente il proprio impiego lavorativo: «La realtà è molto più complessa», ha affermato.

La posizione del Governo: il sistema ha già i suoi anticorpi

A nome dell’Esecutivo cantonale, il Consigliere di Stato Christian Vitta ha difeso l’impostazione attuale, ricordando che le analisi già condotte non hanno rilevato disincentivi significativi al lavoro a tempo pieno derivanti dalla struttura fiscale. Ha aggiunto che anche sul fronte delle prestazioni e degli aiuti statali, il sistema dispone già di meccanismi interni pensati per evitare le distorsioni evocate dalla mozione.

In sostanza, per il Governo il quadro attuale sarebbe già sufficientemente equilibrato e dotato degli strumenti necessari per gestire i fenomeni segnalati. Una posizione, tuttavia, che non ha convinto la maggioranza del Parlamento.

Il voto finale: 50 favorevoli, 21 contrari

Nonostante il parere negativo del Consiglio di Stato, la mozione è stata approvata con 50 voti a favore e 21 contrari. A sostenerla sono stati PLR, Il Centro, Lega, UDC, Avanti con T&L e I Verdi liberali. Contrari, invece, i parlamentari socialisti.

Il Governo dispone ora di dieci mesi per elaborare una risposta articolata: una vera e propria radiografia del sistema fiscale e delle prestazioni sociali a livello cantonale e comunale, con l’indicazione di eventuali correttivi da introdurre.

Una riflessione che va oltre il Ticino

Il tema sollevato dalla mozione tocca una questione strutturale presente in molti sistemi di welfare europei: il cosiddetto effetto soglia, per cui superare certi livelli di reddito può ridurre l’accesso ad agevolazioni e sussidi, attenuando o annullando i benefici netti di un maggiore impegno lavorativo. Comprendere come questo meccanismo operi concretamente nel contesto ticinese sarà il compito che attende ora il Consiglio di Stato, chiamato a fornire dati, analisi e proposte entro i prossimi mesi.

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