Nascosti nella nebbia: il mondo invisibile dei senza tetto

In una società sempre più competitiva ed esigente, soprattutto per quanto riguarda il mercato del lavoro, può capitare a chiunque in un momento di difficoltà di veder precipitare la propria situazione economica e sociale. Questo può avere per conseguenza anche la perdita della propria dimora, di un tetto sotto il quale poter vivere.
L’articolo 7 della Costituzione svizzera protegge la dignità della persona, lo Stato deve quindi fare il possibile per garantire un’abitazione a tutte e tutti.
Conoscere la realtà dei senza tetto nel nostro Cantone, per capire e poi intervenire, è quindi prioritario.
Intervenire vuole dire avere una politica preventiva, una capacità di intervento nell’urgenza e garantire un seguito dopo l’urgenza. Questo non va solo a favore delle persone in difficoltà, ma della società tutta. Infatti rimettere in piedi chi cade riduce drasticamente l’esclusione e i costi sociali.
Negli anni con Casa Astra, Casa Martini e da un paio di settimane Casa Marta abbiamo visto nascere e crescere strutture di prima accoglienza volute fortemente da persone e associazioni della società civile che toccavano con mano quotidianamente un problema a nostro parere non sufficientemente considerato dalle autorità cantonali.
Oggi le tre strutture accolgono quotidianamente persone sole, ma anche famiglie con figli. Il servizio svolto va oltre l’accoglienza, viene infatti garantito fin da subito un accompagnamento per ritrovare la propria autonomia e dignità.
Molti senza tetto finiscono però ancora in pensioni private e lì si ritrovano soli in una stanza d’albergo e con molto meno risorse per uscire dal circolo vizioso.
Da quello che abbiamo potuto vedere nel servizio del Quotidiano del 27 novembre 2023 il Cantone non ha i dati sul numero di persone seguite e nemmeno sul dove siano state collocate.
Non è nemmeno chiara la modalità di finanziamento delle strutture di accoglienza o delle pensioni, così come, per chi garantisce un accompagnamento, se questo sia riconosciuto tramite un mandato di prestazione o in altro modo.
Si sa che ci sono tre livelli di finanziamento. Uno infrastrutturale, poi c’è il finanziamento soggettivo alla persona (di cui però non sembra il Cantone tenga una traccia dettagliata) e il contributo Swisslos, che per Casa Astra ha solo un’indicazione generica quale contributo di “gestione”. Da nessuna parte appare la voce del lavoro sociale che queste strutture, di fatto, svolgono, oltre all’accoglienza e ai pasti.
Non è nemmeno chiaro il motivo delle differenze fra strutture come Casa Astra, Casa Martini e Casa Marta e le pensioni per quanto riguarda il riconoscimento finanziario delle notti e dei pasti.
Troviamo innanzitutto grave il fatto che il Consiglio di Stato non sia in possesso dei dati dei pernottamenti e ci chiediamo innanzitutto se questo corrisponde al vero.
Poniamo quindi le seguenti domande:

  1. Conosce il Consiglio di Stato il numero di persone e di pernottamenti annui complessivi e nelle differenti strutture (comprese le pensioni)? Se sì, chiediamo i dati suddivisi per struttura (considerando le pensioni un’unica struttura). Se no, come intende colmare questa importante lacuna?
  2. Da quello che ci è dato sapere gli aiuti di prima emergenza sono erogati alla persona, quindi il “finanziamento” delle strutture dipende fortemente dal numero di notti riconosciute. Corrisponde al vero?
  3. Questo comporta a nostro parere un forte rischio per le strutture, i cui costi principali sono fissi, rischio perché in un anno particolare potrebbero essere in difficoltà nel far fronte alle spese di gestione e quindi mettere a repentaglio la sopravvivenza di un importante servizio alla popolazione tutta. Non è chiaro d’altra parte se e come venga riconosciuto finanziariamente l’accompagnamento alla persona nel trovare un nuovo alloggio e rimettersi in piedi. Cosa ci può dire su questi punti il Consiglio di Stato e se l’accompagnamento non fosse riconosciuto possiamo
    conoscerne i motivi? Come pensa di migliorare la collaborazione con le strutture riconoscendo finanziariamente in qualche modo i costi fissi e anche l’importante e essenziale tassello del reinserimento quale l’accompagnamento?
  4. In altri Cantoni ci sono esempi di mandati di prestazione con le strutture per i senza tetto che oltre a riconoscere la funzione pubblica riconoscono anche il lavoro sociale di accompagnamento.
    Sarebbe possibile anche i Ticino? Come mai fino ad oggi non si è fatto questo passo? Quali aspetti positivi e negativi vede il Cantone?

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