La sicurezza nelle stazioni ticinesi approda in parlamento
Le stazioni ferroviarie del Cantone Ticino e le aree che le circondano sono diventate oggetto di un’interrogazione formale al Gran Consiglio. Il 5 ottobre, il deputato Omar Terraneo del PLR ha depositato il documento parlamentare, chiedendo al Consiglio di Stato di tracciare un bilancio dettagliato della situazione e di illustrare le misure già adottate o eventualmente previste per il futuro.
L’atto parlamentare nasce da una preoccupazione che, secondo l’interrogante, non riguarda una singola circostanza episodica, ma un insieme di segnali che si ripetono con una certa frequenza in diversi punti nevralgici del territorio cantonale.
Il caso di Biasca e gli episodi negli altri nodi ferroviari
A fare da detonatore è stato quanto accaduto nel corso della stessa giornata a Biasca, dove un importante dispiegamento di forze di polizia ha interessato la zona della stazione. Un intervento che, nelle parole di Terraneo, non rappresenta un caso isolato.
Stando a quanto riportato nell’interrogazione, anche attorno alle stazioni di Lugano, Locarno e Bellinzona si sarebbero verificate, negli ultimi mesi, situazioni preoccupanti: liti, aggressioni, comportamenti molesti e interventi ripetuti delle forze dell’ordine. A Lugano, in particolare, i controlli nei punti sensibili sarebbero già stati intensificati, con il coinvolgimento della Polizia dei trasporti.
Il quadro che emerge è quello di una tensione diffusa, che riguarda diversi snodi del trasporto pubblico cantonale e che, secondo il deputato, merita una risposta strutturata e non occasionale.
I dati richiesti al Governo: cinque anni di interventi sotto la lente
Uno degli obiettivi principali dell’interrogazione è ottenere un quadro statistico chiaro e aggiornato. Terraneo chiede al Consiglio di Stato di fornire il numero di interventi effettuati dalla Polizia cantonale negli ultimi cinque anni presso le stazioni di:
- Biasca
- Bellinzona
- Locarno
- Lugano
- Mendrisio
- Chiasso
I dati dovrebbero essere possibilmente disaggregati per anno e per tipologia di intervento. In particolare, il deputato richiede informazioni specifiche su reati contro l’integrità fisica, minacce, rapine, furti, risse e infrazioni legate al porto o all’utilizzo di armi.
Sicurezza reale o percezione di insicurezza? Una distinzione fondamentale
Uno degli interrogativi più delicati sollevati dall’atto parlamentare riguarda il rapporto tra la sicurezza oggettiva e quella percepita dai cittadini. Dai dati in possesso della Polizia cantonale emerge effettivamente un deterioramento delle condizioni di sicurezza? Oppure, almeno in parte, ciò che è cresciuta è soprattutto la sensazione soggettiva di insicurezza?
Si tratta di una distinzione importante, perché le risposte da mettere in campo potrebbero essere molto diverse a seconda della risposta. Nel primo caso servirebbe un rafforzamento concreto dei presidi; nel secondo, anche interventi comunicativi e di prossimità potrebbero risultare determinanti.
Terraneo chiede inoltre al Governo di chiarire se esistano stazioni considerate ufficialmente particolarmente sensibili e come sia attualmente organizzata la collaborazione tra i diversi corpi: Polizia cantonale, polizie comunali, Polizia dei trasporti e FFS.
Le misure possibili: pattugliamenti, videosorveglianza e coordinamento
L’interrogazione non si limita a richiedere dati, ma entra nel merito delle possibili soluzioni. Tra le opzioni citate dal deputato PLR figurano:
- Maggiori pattugliamenti nelle aree stazionali e nelle loro immediate vicinanze
- Presidi fissi mirati nei punti più critici
- Potenziamento della videosorveglianza
- Operazioni coordinate tra le diverse forze dell’ordine presenti sul territorio
A questo si aggiunge una domanda più strategica: il Cantone intende elaborare un piano specifico per garantire la sicurezza nelle stazioni e nei principali nodi del trasporto pubblico? E c’è la volontà di concordare con FFS e le aziende di trasporto degli standard minimi vincolanti in termini di presenza, sorveglianza e sicurezza?
«Evitare che le stazioni diventino zone franche»
Il tono dell’interrogazione è volutamente equilibrato. Terraneo precisa espressamente di non voler alimentare allarmismi ingiustificati, ma allo stesso tempo sottolinea l’importanza di agire prima che la situazione degeneri ulteriormente. Il concetto che ricorre è quello di prevenzione: non bisogna aspettare che le stazioni si trasformino in aree degradate e pericolose per intervenire, ma costruire condizioni di sicurezza stabili e percepibili.
L’obiettivo dichiarato è impedire che questi luoghi — per loro natura frequentati da pendolari, turisti, studenti e famiglie — diventino spazi che i cittadini iniziano a evitare, soprattutto nelle fasce orarie serali e notturne, quando la presenza delle forze dell’ordine tende a ridursi e il senso di vulnerabilità aumenta.
Ora la parola passa al Consiglio di Stato
Con questa interrogazione, il Gran Consiglio entra formalmente nel dibattito sulla sicurezza urbana legata alle infrastrutture di trasporto, un tema che in molte città europee è già da tempo al centro delle agende politiche locali. Spetta ora al Consiglio di Stato rispondere con dati concreti e, possibilmente, con una visione strategica che vada oltre la gestione delle singole emergenze.
La risposta del Governo dirà molto non solo sullo stato della sicurezza nelle stazioni ticinesi, ma anche sulla capacità istituzionale di anticipare i problemi invece di rincorrerli.



