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SNL minaccia azioni legali contro i deputati socialisti Sirica e Canetta dopo le accuse di opacità nella gestione dei fondi pubblici

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Un’interrogazione parlamentare che scuote la SNL

Nel panorama politico ticinese, non sempre le interrogazioni parlamentari restano confinate tra le mura del Gran Consiglio. Quando toccano interessi sensibili, le reazioni possono essere immediate e vibranti. È quanto accaduto nei giorni scorsi, dopo che i deputati socialisti Fabrizio Sirica e Maurizio Canetta hanno depositato un’interrogazione urgente indirizzata al Consiglio di Stato, chiedendo chiarezza sulla gestione economica e amministrativa della Società Navigazione del Lago di Lugano (SNL).

Al centro della richiesta di trasparenza, in particolare, vi è la gestione dei contributi pubblici erogati per la linea 351 Locarno-Tenero-Magadino. Un tema che, evidentemente, ha colpito nel vivo la società di navigazione, la quale ha risposto con un comunicato stampa diretto ai media dal tono decisamente perentorio.

Le accuse che hanno scatenato la reazione

A fare infuriare i vertici della SNL sono stati due passaggi specifici dell’interrogazione firmata dai due deputati del Partito Socialista. Il primo riguarda un’affermazione particolarmente incisiva: secondo Sirica e Canetta, la società sarebbe disposta a utilizzare i propri dipendenti come una sorta di «scudo umano» pur di ottenere una liquidazione finanziaria dal Cantone.

Una metafora che la SNL ha definito senza mezzi termini una calunnia di gravità inaudita, sottolineando che nessuna persona fisica o giuridica è tenuta a tollerare affermazioni simili senza reagire per vie legali.

Il secondo punto contestato riguarda invece la presunta opacità della governance della società. I deputati avevano descritto la struttura amministrativa della SNL come «quanto meno opaca», un’espressione che l’azienda ha respinto con forza, ritenendola diffamatoria e priva di fondamento.

La risposta del Consiglio di amministrazione

Per ribattere all’accusa di scarsa trasparenza, la SNL ha fatto presente che, in data 29 settembre 2026, tutti i membri del proprio Consiglio di amministrazione hanno sottoscritto personalmente un comunicato ufficiale. I firmatari — Agostino Ferrazzini, Enea Petrini, Guido Santini, Nicola Brivio, Edo Bobbià, Nicola Oteri e Ruedi Stadelmann — hanno attestato che la società opera secondo principi di piena trasparenza e correttezza, con bilanci periodicamente sottoposti alla verifica degli organi di revisione competenti.

Si tratta di una mossa comunicativa precisa: contrapporre alla genericità dell’accusa la concretezza di firme individuali e responsabilità personali. Un modo per ribaltare il peso della prova e affermare pubblicamente la propria condotta irreprensibile.

L’immunità parlamentare non è una licenza illimitata

Ma la risposta della SNL non si è fermata alla sola difesa della propria reputazione. Nel comunicato, la società ha voluto chiarire un punto di principio che ritiene fondamentale in uno Stato democratico: il fatto di rivestire un mandato parlamentare non conferisce ai Gran Consiglieri il diritto di diffondere affermazioni false o lesive dell’onore altrui.

Con un’espressione diventata subito il punto centrale del comunicato, la SNL ha dichiarato che «nello Stato democratico non esiste il diritto alla calunnia, nemmeno per i Gran Consiglieri». Un principio che, al di là delle polemiche contingenti, tocca un tema giuridico e istituzionale di rilievo: i limiti della libertà di espressione nell’esercizio del mandato elettivo.

Verso le aule di tribunale? La minaccia di procedimento penale

La SNL ha fatto sapere di aver conferito mandato ai propri legali per valutare e, se del caso, avviare le necessarie azioni penali. La società ha precisato che tale decisione è subordinata alla conferma ufficiale che i contenuti pubblicati dalla stampa corrispondano effettivamente a quanto scritto dai due deputati nel testo dell’interrogazione.

In sintesi, la sequenza degli eventi è la seguente:

  • Sirica e Canetta depositano un’interrogazione urgente al Consiglio di Stato sulla gestione dei fondi pubblici alla SNL.
  • L’interrogazione contiene riferimenti alla presunta opacità della governance e a comportamenti ritenuti scorretti nei confronti dei lavoratori.
  • La SNL risponde pubblicamente, definendo le affermazioni calunniose.
  • Il Consiglio di amministrazione firma collettivamente una dichiarazione di trasparenza.
  • La società annuncia il mandato agli avvocati per eventuali procedimenti penali.

Un conflitto che va oltre la navigazione lacustre

Al di là della vicenda specifica, questo scontro tra istituzioni politiche e una società che gestisce fondi pubblici apre interrogativi più ampi. Da un lato, il diritto e il dovere dei rappresentanti eletti di esercitare un controllo sull’utilizzo delle risorse pubbliche. Dall’altro, il diritto di ogni soggetto — pubblico o privato — a non veder lesa la propria reputazione attraverso affermazioni non documentate.

La questione sui contributi destinati alla linea 351 rimane aperta, e spetterà al Consiglio di Stato rispondere formalmente all’interrogazione. Nel frattempo, il dibattito si sposta inevitabilmente anche sul piano legale, con la concreta possibilità che la vicenda approdi davanti a un giudice.

Un epilogo che, qualunque esso sia, potrebbe stabilire un precedente importante sui confini della libertà di espressione nell’attività parlamentare ticinese.

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